L'Unione economica e monetaria è una realtà di cui i mercati economici e finanziari devono inevitabilmente tenere conto. Fra otto mesi, il 1° gennaio 1999, L'Euro vedrà la luce: le imprese, la pubblica amministrazione e le banche, dovranno essere pronte a questo importante appuntamento. A questo proposito la Camera di Commercio di Pesaro e Urbino, l'Associazione degli Industriali della Provincia di Pesaro e Urbino, con il coordinamento del Comitato Provinciale per l'Euro, hanno organizzato un seminario dal titolo "Euro la moneta dei cittadini d'Europa. Introduzione alla moneta unica: cosa cambia per i cittadini e le imprese". Nel salutare i partecipanti il presidente della Camera di Commercio Alberto Drudi ha sottolineato l'importanza di questo evento che si concretizzerà nel suo primo appuntamento il 2 maggio prossimo, quando il Consiglio europeo chiamerà anche l'Italia a far parte dei quindici Paesi che introdurranno l'Euro. La seconda data molto importante sarà appunto quella del 1° gennaio 1999 quando cominceranno gli scambi in Euro: non ancora con la moneta contante, ma nella contabilità dello Stato, delle banche e delle imprese.
Il prefetto di Pesaro dottor Dibari, che è il presidente del Comitato Provinciale dell'Euro, ha ricordato che l'Euro nasce idealmente all'epoca dei padri fondatori dell'Europa, Schumann e De Gasperi; da un punto di vista politico è una tappa intermedia per raggiungere l'integrazione dei popoli europei e permettere quindi una politica economica unitaria. In questo processo sono coinvolti tutti i soggetti pubblici e privati. L'attività del comitato provinciale dell'Euro si basa sulla formazione; che deve coinvolgere la pubblica amministrazione, la scuola e il cittadino-consumatore.
Il dottor Giovanni Licciardi, direttore della Filiale di Pesaro della Banca d'Italia ha trattato il tema "La transizione all'Euro. Aspetti finanziari, normativi e pratici". Per quanto riguarda l'area degli strumenti finanziari, ha ricordato che dal 1° gennaio 1999 tutti i titoli di Stato negoziabili (per esempio BOT, CCT, BTP) saranno convertiti in Euro. Il debito pubblico non negoziabile, come i Buoni Postali Fruttiferi, sarà invece convertito in Euro il 1° gennaio 2002. La conversione degli altri strumenti verrà operata in maniera scaglionata. In un'ottica di concorrenza fra sistemi, come quella che implica L'Unione economica e monetaria, cresceranno gli stimoli per adeguarsi alla nuova realtà, ma cresceranno anche i rischi di emarginazione per gli operatori meno competitivi. E' quindi opportuno che nelle istituzioni finanziarie e nelle imprese si intentifichino gli sforzi per la preparazione all'Euro: non vi sono margini per ulteriori pause di riflessione. Fra l'altro non va trascurato il rischio di strozzature nell'offerta di servizi informatici e di personale fornito delle necessarie competenze tecniche per gestire la transizione; la predisposizione di adeguate risorse informatiche e umane è un processo da gestire "in casa", viste le limitate possibilità di reperimento sul mercato di risorse disponibili in tempi stretti.
Un altro aspetto che ha evidenziato il dottor Pettinato, responsabile dell'Ufficio Finanza e Credito dell'Unioncamere, è quello del rapporto che sussiste fra le varie monete dei Paesi aderenti all'unificazione monetaria. Infatti già ora gli operatori finanziari possono stabilire, in base al valore monetario interno, il prezzo presumibile dell'Euro. Un ruolo fondamentale lo svolgerà la Pubblica Amministrazione che pagherà debiti e riscuoterà crediti dal privato in Euro. I mercati interbancari dovranno a quella data lavorare in Euro e vi saranno dei blocchi sui tassi valutari e sulla conversione in Euro dei titoli del debito pubblico. Questi aspetti troveranno la loro realizzazione definitiva nell'ultima fase, quella che andrà dall'ottobre 2001 al 30 giugno 2002, in cui vi sarà la possibilità di pagare in Euro anche con monete e banconote. I vantaggi saranno reali. I primi vantaggi saranno quelli dell'allineamento del costo del denaro al Paese più efficiente, limitando il rischio dei cambi solo nei confronti delle valute di Paesi extracomunitari; e il risparmio per il cittadino delle commissioni valutarie. Infine le semplificazioni delle operazioni di cassa e le minori spese per pagamenti internazionali, rappresentano altri aspetti positivi per l'economia del nostro Paese. Vi sono però anche degli svantaggi che si possono riassumere nei costi di informatizzazione e di formazione, e nella scomparsa dell'effetto della svalutazione della lira che ha tenuto in piedi gran parte della piccola e media impresa italiana. Vanno poi aggiunti i costi sociali, che consistono nella lenta sensibilizzazione che si dovrà fare sull'opinione pubblica, che dovrà recepire un nuovo sistema di contrattazione monetaria. I cittadini dovranno infatti essere preparati a ragionare in centesimi e non più in lire; questo processo mentale potrebbe svantaggiare gli anziani, che peraltro hanno già vissuto il passaggio dai "soldi" e "centesimi" alle lire.
Il professor Landi, segretario generale di Adiconsum, ha evidenziato nel suo intervento le prime conseguenze pratiche per i cittadini consumatori, partendo da una definizione: l'Euro è un "circuito virtuoso", ed il nostro Paese sarà vincente se il processo che approderà all'Euro verrà percorso prima degli altri. L'Euro rappresenterà il primo mercato mondiale con il 31% dell'intero mercato finanziario, contro il 28% degli Stati Uniti: ciò sposterà certamente grandi processi di politica monetaria verso l'Europa che potrà godere una leadership finora in mano alla finanza americana che poteva emettere senza limiti liquidità monetaria. Ma l'Euro sarà anche uno strumento di "pace", di unità fra i popoli nonostante le difficoltà iniziali per la comprensione dei meccanismi. Anche il mercato borsistico subirà una repentina trasformazione ed i titoli azionari si convertiranno in Euro. Sono però presenti rischi speculativi, come gli aumenti indiscriminati dei prezzi nei negozi; e quindi il cittadino-consumatore dovrà essere salvaguardato con controlli efficaci. Bisognerà anche creare degli osservatori sull'Euro nei Comuni e nei quartieri, non essendo sufficienti solo i comitati provinciali. Inoltre i piccoli e medi imprenditori potrebbero essere indotti a lasciare il nostro Paese per il venir meno delle svalutazioni competitive.
Infine l'eurodeputato spagnolo Fernando Perez Royo, riprendendo il concetto moderno di sovranità, ha sottolineato che l'Unione monetaria non ha ancora risolto i problemi maggiori, rappresentati dai confini nazionali, politici e territoriali dei singoli Stati membri; come sono pure irrisolti i problemi di integrazione fiscale. L'unità monetaria può aiutare ad avviare un processo di unificazione più ampio nel prossimo futuro.
Paolo Montanari