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Aprile 1998 / Salute
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A proposito del metodo Di Bella

Necessità della sperimentazione per le cure antitumorali

Più si parla dell'incontro-scontro Di Bella-Bindi e meno se ne capisce. Se poi alla TV il conduttore del dibattito (Friedman) non si esprime bene in italiano, la confusione supera ogni limite. E la cura Di Bella, mentre i malati o pazienti attendono provoca sempre contrastanti prese di posizione di magistrati, politici, associazioni, istituzioni: il tutto non certo a beneficio dei malati.

I ricercatori di nuove cure hanno sempre incontrato diffidenza ed ostacoli negli ambienti scientifici con relativo corredo di polemiche. Alcuni casi clamorosi: la penicillina di Fleming, i sulfamidici di Domagk, il bacillo di Koch, il chinino per la malaria (approvato dopo circa tre secoli). Da semplice cittadino, lettore interessato alle malattie, ho cercato di riproporre alla mia memoria l'odissea del dottor Sandberg e del suo siero anticancro; una vicenda analoga a quella del professor Di Bella.

Terapie alternative

Ogni giorno duemila persone arrivano in pellegrinaggio nella clinica del dottor Elis Sandberg, un discusso veterinario di Aneby nella Svezia meridionale (che vanta una documentazione di oltre 8 mila malati guariti da varie forme di malattie anche cancerose) per sperimentare il farmaco TXH: un preparato estratto dalla ghiandola del timo di un vitello giovane. Per molto tempo, la medicina ufficiale svedese aveva tenuto un atteggiamento sprezzante e scettico nei riguardi della proprietà della ghiandola del timo che è alla base della difesa immunologica escogitata e sperimentata da Sandberg. Dopo un lungo calvario di sperimentazioni eseguite dal suo scopritore negli Stati Uniti, l'azione benefica del timo nell'organismo è stata accertata e documentata nel 1962 dagli studi di Svent Gyorgyi, attestanti che il timo produce ormoni, tra i quali la "timosina", principale elemento nella cura anticancro di Sandberg. Oggi sono diminuite le ostilità contro lo studioso svedese e la cura viene effettuata in molti Paesi europei e americani per una vasta serie di malattie gravissime; tutta dal lontano 1938, il dottor Sandberg ancora combatte con la burocrazia e la medicina ufficiale, mentre la gente speranzosa continua a far la fila davanti alla piccola clinica di Aneby, come accade oggi a Modena.

Le analogie con la prassi richiesta per la cura Di Bella sono evidenti; ma non bisogna dimenticare l'enorme interesse e le molte speranze che suscitarono il siero di Bonifacio (altro veterinario); il metodo del dottor Vieri (trattamento antitumorale con un alcaloide estratto dal colchico); i buoni risultati avuti con la cura del dottor Sommer di Monaco di Baviera; l'impiego della velba (un estratto della vinca rosea) e dell'helixor (estratto del vischio) e la chemioterapia dolce applicata e sperimentata dai medici dell'Ospedale Molinette di Torino con una tecnica di terapia loco-regionale nel corpo del paziente.

L'olio di Lorenzo

Il progresso delle scienze sperimentali e quindi della medicina, è basato sulla ricerca scientifica, ma non ha l'unico obiettivo di trovare nuovi farmaci in grado di sconfiggere le malattie o eliminare alcuni fattori di rischio. Oggi i farmaci ed i protocolli diagnostico-terapeutici debbono rispettare anche la qualità della vita del paziente; occorre pertanto esser consapevoli di un'etica di sperimentazione con precise competenze scientifiche e professionali per l'adozione di una procedura che rispetti la scientificità della sperimentazione e nel contempo protegga i soggetti coinvolti. Sono sorti i "comitati etici", il cui parere favorevole è la condizione indispensabile per una sperimentazione. Un decreto ministeriale del 27 aprile 1992 ha recepito anche in Italia l'attuazione delle guide linea proposte dalle "Good Clinic Practice" della Comunità Europea per una buona pratica nella sperimentazione farmacologica.

Questa premessa è necessaria per capire bene l'esempio che segue: "L'olio di Lorenzo". Non si tratta del nostro ex ministro della Sanità, bensì di qualcosa di più drammatico: ossia la tormentata vita del giovane Lorenzo Odone, un ragazzo americano colpito da adrenoleucodistrofia, una malattia progressiva inarrestabile. La storia è vera e il cinema ne ha tratto un film altamente drammatico. Di fronte alla incurabilità della malattia i genitori del ragazzo, sacrificando tutto e tutti, dopo dieci anni di lotte sono riusciti a modificare le cure mediche, adoperando olio d'oliva ed ottenendo un notevole abbassamento dei livelli ematici degli acidi grassi. Poi, una parziale aggiunta di olio di colza nella miscela di olio d'oliva ha raggiunto l'effetto finale terapeutico, ossia ha permesso di far regredire la perdita della mielina causa principale della malattia. Oggi il ragazzo ha 14 anni e vive bene con la famiglia. Tuttavia questa cura è ancora in fase di sperimentale poiché si è appurato che usando l'olio di colza si introduce nell'organismo l'acido eurucico che è di natura tossica: tanto che una direttiva CEE del 1976 ne consigliava l'uso solo con un limite di eurucico al 5%. Negli Stati Uniti già si sta coltivando e sperimentando olio di colza "doppio zero", così definito perché non contiene più acido eurucico. Questo è un buon esempio di sperimentazione molto chiara: se l'olio di colza può esser usato per la cura della demielizzazione, dobbiamo garantire che non provochi altri danni.

E' evidente la necessità di una sperimentazione sia per il medico, sia soprattutto per l'ammalato. Ancora un esempio a conferma: il dottor John Frazeen, uno dei massimi specialisti mondiali di neurochirurgia vascolare, dopo dieci anni di sperimentazione, ha avuto dall'organismo di controllo americano FDA l'autorizzazione ad eseguire il primo intervento rivoluzionario nel caso di ictus cerebrale, con una metodologia che sfrutta le vene al posto delle arterie. A mio modesto parere, la decisione più giusta per la cura Di Bella è affidata alla sperimentazione, al di fuori dell'emotività che suscita il dramma dei malati e delle speranze. La scienza non accetta posizioni preconcette: provare e riprovare rimane la base delle nuove scoperte. Esiste un netto divario tra l'ignoranza scientifica e la speranza senza limite: il tutto deve essere superato da un codice di comportamento e di valutazione rigidamente codificati a salvaguardia e garanzia degli stessi pazienti. Sul cocktail Di Bella (melatonina, somatostatina e vitamine A, D, E) parleremo in un'altra occasione.

Michele Scrima


 
 
 
 
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