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Aprile 1998 / TuttoFano
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  *

'I Mesi' di Fabio Tombari: Aprile

Bianco di uova, di agnelli e di meli

Per la statua di questo mese - dice Tanara - si potria rappresentare Europa fatta di butirro, vestita di verde e coronata di mortadella, sopra un toro. Ora, che l'Aprile debba vestire di verde e cavalcare un toro, passi pure, ma che l'Europa sia proprio di butirro e coronata di porco, ci sembra troppo. Che ne direbbero i diplomatici di questa loro creatura mangereccia come un grande antipasto? Comunque Aprile è ben appetitoso coi suoi piselli nostrani, i suoi carciofi alla giudia, e i formaggetti pecorini. Che sapore di santità le uova battezzate in sacrestia! Nel nord le dipingono come se venissero dal regno delle fiabe. E come sono pure le ricotte del mattino! Entro bianche canestrelle le portano le donne da casolari di montagna, dai colli al mare, dalle parrocchie lontane. Covate di pulcini, di ochette, di maialini e piccioncini e conigli: l'Aprile è così, tutto bianco di uova, di agnelli, di mandorli in fiore, di meli e di nevi che sciolgono, di prime acque correnti, di verde lucente, di palme d'ulivo.

E' tempo di uscire, di rifar l'aquilone, di riprender le palline, le trottole. Chi corre col cerchio, chi a nascondino, chi all'altalena, alla palla. Per le bambine è il tempo del volano, del salto alla corda, del giuoco della settimana: e la piastra che va di pianeta in pianeta sospinta dal piede, rifà sulla terra il cammino del Sole. Già di sera, fra grandi e piccine, si riuniscono a cantare e danzare come le antiche ave e trisavole del medio evo, quand'eran bambine:

E' arrivato l'ambasciatore
sui campi e sulle valli;
è arrivato l'ambasciatore;
oilì, oilì, oilà.

Poi un grande entusiasmo si propagherà per le folle. Sarà un accorrer di gente sulle strade, ragazzi sugli alberi, sui muraglioni, sui tetti; militi che s'affannano ad arginare la calca, oche che scappano nei pantani. Un rombo lontano salirà come una raffica, passerà miagolando un siluro nel vento: e uno scroscio d'applausi - E' Campari, Nuvolari, è Ascari!

* * *

No, non può essere raffigurato nella vecchia Europa l'Aprile, ma piuttosto in quel bambino convalescente, dai grandi occhi sognanti che sta alla finestra e aspira a tutte le cose, e ha fame di ricotte, di tuorli freschi, e sogna i sentieri lontani, i boschi, i galletti di primo canto e vorrebbe correre anche lui col vento in faccia per le grandi strade d'Italia. Come quel bambino convalescente, l'Aprile è malato di tenerezza, di lontananze, di vaghi sopori. La festa che sta per venire tintinna di lontano come un carretto di verdure. E cantano i regoli, i merli, i fringuelli, i tordi, gli zigoli. La primavera fa arrossire anche i fanelli: il codirosso fa le uova verdi come lo stiaccino; il pettirosso come lo scricciolo; i tordi macchiettan da tordo anche i gusci. Ci son tutti: pispole cutrettole monachelle calandre; quando le madri volano con fiocchi e pagliuzze nel becco: e le povere pecore, senza saperlo, lasciano lungo le siepi i bioccoli per le cove.

* * *

Nella notte del venerdì Santo un uomo erra smarrito per la selva. E' giovane e di mediocre statura, crespo, olivastro, dagli occhi fieri e lucenti, il labbro inferiore sporgente. No, non è Parsifal dell'incantesimo: egli non è così bello, né così forte di statura; non deriva dal sogno ma è nato di donna; non è vergine, né un onda d'oro lo avvolge nel cammino. E' un povero uomo pieno di peccati e di cruccio, uno speziale scacciato dal suo paese, un letterato che, tanto per fare qualcosa di nuovo, comincia dove la vita finisce.

* * *

Ma l'Aprile non è soltanto il mese dell'avventura di Dante, è soprattutto il tempo di gloria del Cristo, il mese della Resurrezione. Quando tutti i fiori riappaiono, e il melo che s'ingemma getta rose da ogni ferita. Al tornar dei ranuncoli e narcisi e giacinti; tulipani, giunchiglie ed anemoni: allora che si schiudono i semi e il sepolcro di Colui che s'è fatto seme per esser mangiato. Risorti tutti con Lui dalle tenebre, dai lunghi mesi di pioggia, dalle notti di gelo. Aprile apre. E ciò ch'era nascosto s'è manifestato, e quel ch'era sepolto, è resuscitato. Alleluja, è risorto il Signore dei Cieli, il Dio degli eserciti ha vinto la morte. Alleluja, poiché l'avevamo perduto ed è disceso fra noi; l'abbiamo offeso, deriso, flagellato, sputacchiato ed ucciso ed Egli ci ha perdonati; eravamo perduti ed Egli ci ha cercati, ci siamo allontanati ed ora torna fra noi.

Quando l'organo della cattedrale muggirà il suo salmo, sarà come quando il rovaio fa cadere una pioggia di fiori. E' la messa cui vanno tutti la Messa di Pasqua, anche gli usurai, anche i bracconieri, anche i briganti, come ai tempi delle prime messe. Poi a casa la madre spartirà la pizza fra i suoi bambini, e al più piccino toccherà la fetta più grande.

* * *

Così passerà anche la festa maggiore dell'anno., Domani per S. Aniceto pontefice, si inizieranno le feste pasquali di Chiaravalle, Falerone, Faciano; i nobili mercati di bestiame della Romagna, delle Marche, di Toscana, di Emilia. Quindi un Toro balzerà nei cieli. Nulla sarà cambiato apparentemente. La stessa Via Lattea, spostata com'è di pochi secoli luce verso la costellazione di Ercole, continuerà a fluire tranquilla col suo fiume di stelle. "Est via sublimis, coelo manifesta sereno...". Tutto è pace d'intorno, fino ai monti Tiburtini, fino al mare. Solo qualche pastore deve alzarsi nella notte per separare i capretti dalle madri, affinché non li mordano per troppo amore. Egli guarda. Ode intorno a sé il respiro uguale dei pini, il respiro caldo del gregge. La notte che scintilla è una coltre distesa sul sonno degli esseri. Poi un bagliore fiorirà da oriente, simile a un fuoco di sarmenti, e si desterà anche il cane. No, non è il sole.

Il grosso cane da pastore, bianco, arruffato, scrolla dal giubbone la rugiada della notte e guata. E' apparso sulla strada il trovatore. Vecchio, col lanternino acceso, cerca quel che trova e torna a casa sempre sul far dell'alba. - E' tempo - pensa il pastore e aizza il cane a correre in mezzo al gregge a svegliarlo e rimetterlo sulla strada, sotto le arcate degli acquedotti.

- Dove andate stamattina?

- A Palazzo Farnese.

A mano a mano che il gregge avanza, viene raggiunto dai carretti dei quartaroli, dai furgoni del latte, dell'acqua acetosa. Verso superbe ombre avanza l'armento sotto il tintinnio delle prime campane, e sui ruderi delle terme già fioriscon le ginestre.

E' il Natale di Roma, quando l'Urbe si stacca dalla notte e proietta sul fondo delle costellazioni morenti il cappello di Michelangelo. Mai armento che compia un diverso tragitto, potrà offrire le sue mammelle a un più nobile nascituro. Fin quando un fratricida ebbe per balia una lupa e per fossa l'Olimpo.


 
 
 
 
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