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Sportivi all'occhiello:
Giulio Giunta

Aprile 1999

Un alfiere del pentathlon moderno

Il pentathlon moderno nasce da una leggenda: e cioè dalle vicissitudini di un ufficiale napoleonico, incaricato di portare un messaggio al suo Generale. Partito a cavallo verso la meta, dovette difendersi da avversari e briganti prima con la spada poi con la pistola; successivamente guadò un fiume a nuoto e infine, dopo aver perso il cavallo, percorse l'ultimo tratto correndo a piedi e raggiunse stremato il Comando supremo.

Di qui le cinque prove di questo sport olimpico: la prova di equitazione con ostacoli (tipo concorso ippico); l'assalto di spada (solo una stoccata vincente, non cinque stoccate come è nelle regole tradizionali della scherma); il tiro con la pistola contro bersagli semoventi; il nuoto, sulla distanza di 300 metri a stile libero; la corsa campestre, sulla distanza di 4.000 metri. Per ogni prova viene assegnato al concorrente un punteggio da uno a mille: vince chi raggiunge complessivamente il punteggio più alto. Una curiosità: il cavallo non appartiene al concorrente, ma gli viene consegnato (con estrazione a sorte) un quarto d'ora prima della gara.

Se si eccettua una eccezionale e meritoria pagina del Corriere Adriatico nel gennaio '98 che ricordò i meriti di Giulio Giunta, tante ammirevoli fatiche di validi sportivi troppo spesso restano immeritatamente nell'ombra. Ma quella patina d'oblio così dilagante certamente Giunta non la merita, poiché per i suoi tempi, pur se definito "operaio di sport", egli fu un talento del pentathlon moderno.

Nato a Pesaro nel gennaio del '35, proprio sulla battigia dove oggi sorge il suo Hotel Augustus, Giulio legò i suoi primi anni al mare, anche per aiutare l'attività della mamma (bagni Augusta). Fu giocoforza "inciampare" in piscina, dove trovò una schiera di valorosi di un momento storico-natatorio irripetibile. A quindici anni si laureò campione nazionale con quella "Vis Sauro Nuoto" di Berti che annoverava fra i suoi allievi Romani, Mariotti, Tomassoni, Mazzanti, Spinaci, Scalognini, Sisa, Terenzi, Diotallevi, Vichi, Storoni, Ippoliti. Nel frattempo si accorse di avere oltre che buone gambe acquatiche, anche valide gambe podistiche; nelle gare studentesche con la maglietta del "Mengaroni", sia in pista, sia nelle campestri, riuscì a primeggiare, dato che pochi in zona riuscivano a stargli a spalla. Fu campione provinciale nel '53 e centrò addirittura un titolo regionale "campestre" nel '54; nell'ambito delle quattro partecipazioni ai Campionati italiani C.S.I. (con 5/600 partecipanti) ottenne anche un 11° posto dietro ad Ambu. Cosicché, come nel nuoto, anche nella corsa suscitò attenzioni. Anche quelle di un amico che non era uno qualsiasi: quel certo Adriano Facchini che il giovane Giulio aveva già visto dietro casa, sulla battigia, mentre "torturava" un povero ronzino da tiro, pretendendogli l'impossibile. Alle reiterate insistenze dell'amico Adriano alfine cedette; ma come fare con le "novità" del pentathlon moderno? Sicuramente la "bega" più grossa fu il tiro con la pistola a causa del forzato, metodico spostamento al poligono di Rimini; per l'equitazione la ricerca di qualche cavallo accondiscendente dovette dare qualche buon frutto; per la scherma, "no problem": la tradizione locale era un riferimento di sicurezza. In questa fase schermistica si ritrovò avversario di campioni olimpionici di spada come Mangiarotti e Delfino. Così ecco i primi assaggi: una combinata di nuoto e corsa, a Rimini nel 1955, dove, da sconosciuto, meravigliò, vincendo. L'anno successivo a Castellamare riuscì ad imporsi nel Criterium nazionale di tetrathlon (corsa, nuoto, tiro, scherma), dove lo notarono i tecnici azzurri; ovvia la convocazione per un incontro con la Svizzera per la selezione olimpica. Ma sfortuna volle che il padre di Giulio subisse un infarto ed in quel periodo strategico l'aitante potenziale olimpico dovette forzatamente ridimensionarsi a… bagnino. Con rammarico seguì le notizie dell'amico Adriano (unico rappresentante italiano ai Giochi di Melbourne, 15°), incrementando però, pur nella delusione, il suo entusiasmo per il "penta-sport". Ripresosi il padre, Giunta continuò a frequentare gli stages federali e partecipò a varie prove di Campionato del Mondo (St. Anton e Starrisburg – U.S.A. – e Londra); arrivò solo un miglior 16° posto, ma lo strapotere di russi, americani e svedesi spiegava la cosa.

Nel '58 a Roma vinse la classifica individuale in un incontro con la Francia e con l'amico Facchini contribuì alla vittoria di squadra. Convocato stabilmente come P.O. (probabile olimpico), fu in ritiro a Passo Corese per tre anni. "Che bello, in ritiro nel centro federale!", verrebbe da dire. Invece fu una cosa tutta da ridere: la Federazione di pentathlon era così "ricca" da permettersi… una baracca di lamiera (a Passo Corese, appunto, provincia di Rieti) dove gli atleti, prima e dopo gli allenamenti, vivevano in autosufficienza da eremiti, e per nuoto e scherma dovevano recarsi da pendolari in corriera a Roma (35 chilometri di distanza). Ma, disagi a parte, quello fu un periodo di gioventù molto bello, con serate a canti e chitarra in sincera amicizia. I sacrifici pagano sempre: Giunta, con Adriano Facchini, fu parte importante della nazionale olimpica di Roma '60; fresco di titolo italiano, atleta dotato ed in forma, garanzia quasi da medaglia, il pesarese sperava e faceva sperare. Ma un cavallo sbagliato, un "brocco" lo fece volare in un fosso. Solo la novocaina lo riesumò per le successive gare: così finì deluso solo 24°, con l'amico Adriano 14°. Ci sarebbe stata la rivincita di Tokyo con probabile intermezzo di allori; ma il pentathlon ancora non pagava. Perciò Giunta fu costretto a chiudere con la pratica sportiva attiva; accettò l'insegnamento presso quell'Istituto "Mengaroni" da cui era uscito continuando l'attività di bagnino a tempo perso. A Roma non aveva investito solo in sport; infatti vi aveva conosciuto Maria che poi sposò nel '64 e con la quale iniziò dal 1968 a gestire in proprietà l'Hotel Augustus. La rinuncia a Tokyo non lo estraniò dal contatto con questo sport; infatti nel 1962 fondò la Società "Pentathlon Pesaro" poi dedicata, anche nel nome, al vero fondatore di questa disciplina nella nostra città: Adriano Facchini. Vennero anche le soddisfazioni dai nuovi adepti: convocazioni azzurre per Lucio Felicita e Piero Benelli e saltuarie vittorie per Marco e Michele Montagna.

Considerazioni a margine di Giunta: "Prima, da pionieri, da semplici ‘combinatisti' (quelli che s'arrangiavano almeno in due specialità) potevi anche permetterti di fare qualche bella figura, pur tra mille difficoltà (utili poi per la vita); oggi con la tecnicizzazione sportiva spinta, se non ti adatti a diventare un buon polivalente puoi continuare ad essere… nessuno". Ora Giunta, attivo rappresentante nell'Associazione Albergatori, è fuori dagli incarichi del pentathlon, ma è stato un buon seminatore: l'ex allievo ed allenatore Felicita è ai vertici della Federazione e il fanese-pesarese Umberto Mazzini (per la quarta volta campione italiano) resta una nostra speranza per Sydney olimpica.

Massimo Ceresani


 
 
 
 
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