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Aprile 1999 / Opinioni e Commenti
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Schizofrenia: il pericolo degli psicofarmaci

Che cos'è la schizofrenia? Per un intero anno l'ANFFAS con l'aiuto dell'Ordine dei Medici, degli Istituti di Credito e degli amministratori pubblici, ciascuno con le proprie competenze, ha promosso una campagna molto impegnativa sul fronte della conoscenza di questo male, ritenuto unanimemente la patologia più grave a livello cerebrale. La schizofrenia colpisce l'1% della popolazione, è sempre esistita ed è presente in tutto il mondo. La prima definizione diagnostica è stata quella di "demenza precoce" perché colpisce i giovani. Recentemente fu chiamata "schizofrenia", che letteralmente significa "cervello diviso". Questa dizione è stata interpretata erroneamente come doppia personalità, creando nell'opinione comune e nei mass-media l'idea che lo schizofrenico sia un malato pericoloso, asociale e dal comportamento deviato. In realtà egli vive male i propri pensieri, i propri stati d'animo e le proprie reazioni: il dramma si sviluppa esclusivamente nell'ambito della sua sfera psico-fisica. Nelle fasi acute la mente è tormentata da una ridda infernale di sensazioni contraddittorie che si manifestano, a volte, con la rapidità di un tornado e che lo fanno urlare e tremare di paura. Quando cessano le fasi acute, caratterizzate da allucinazioni, deliri e disturbo del pensiero (sintomi definiti positivi perché più facilmente aggredibili dagli psicofarmaci), subentrano altri sintomi come la mancanza di risposta emotiva, il deficit dell'attenzione, l'appiattimento della affettività: definiti sintomi negativi perché più difficili da trattare con terapie farmacologiche adeguate.

Molto spesso gli stessi medici hanno difficoltà a districarsi fra questi due aspetti della patologia e possono commettere degli errori nella prescrizione di medicinali il cui uso scorretto e continuo provoca effetti collaterali devastanti. Il prof. Garattini indica tutta una serie di aspetti neurologici collaterali causati dall'uso protratto di psicofarmaci antipsicotici. Non pochi psichiatri, fra cui il prof. Muscettola (intervenuto al convegno sulla schizofrenia del maggio scorso) asseriscono che molti effetti negativi, fra cui la depressione, sono indotti non dalla schizofrenia ma appunto dalla terapia. Anche altri specialisti del settore, con cui abbiamo avuto contatti in questo periodo, affermano che il tasso di tollerabilità degli psicofarmaci è basso e gli effetti collaterali sono elevati e nefasti. Di psicofarmaci si muore come si muore di droga. La via più facile ma più scorretta, lo ribadisce lo stesso Muscettola, è prescrivere una terapia protratta con farmaci alle dosi standard, cioè alle dosi utilizzate in fase acuta. Purtroppo è la scelta che hanno fatto per moltissimo tempo gli psichiatri (dal 1952, anno ufficiale della nascita degli psicofarmaci), mettendo ad alto rischio la salute globale dello schizofrenico e rendendo impossibile anche la sua riabilitazione.

Nonostante le innumerevoli ipotesi, nonostante una immensa mole di studi in tutto il mondo, la sua genesi, purtroppo, è ancora un mistero. Per il momento esistono solo tentativi di lenire la patologia con farmaci trasversali: nel senso che provocano la loro azione su tutti i neuroni. Per analogia potremmo dire che gli psicofarmaci di oggi hanno la potenza della chemioterapia sul cancro. Non interessano solo le cellule malate ma anche le altre. Così come la chemioterapia è importante finché non provoca danni alle cellule sane, così gli psicofarmaci sono utili finché non danneggiano le altre cellule dell'organismo. Quando si individuerà la genesi della schizofrenia e l'area colpita dal male, e si scoprirà un trattamento definitivo sui principali fattori che la causano, la scienza avrà raggiunto una delle mete più alte in campo medico.

Aspettando questo straordinario evento, dobbiamo puntare i nostri sforzi, in primo luogo, dosando sapientemente i farmaci per evitare la cronicità e, in secondo luogo, creando attorno al malato gli accorgimenti più adeguati, senza i quali anche le terapie farmacologiche esistenti possono fare poco. Per esperienza personale, e di tanti medici che abbiamo avuto l'onore di conoscere, l'ambiente favorevole in molti casi sostituisce i farmaci. Ciò non esclude il loro uso. Anzi sono efficacissimi soprattutto in fase acuta, ma molto meno in fase cronica, pochissimo o per niente nelle condizioni di "difetto", quando cioè intorno al malato non c'è che l'abbandono e l'indifferenza. Proprio l'abbandono e l'indifferenza rappresentano il più grave pericolo per lo schizofrenico. E' vero che nei momenti di crisi egli è impenetrabile, solo e disperato. Ma le crisi passano. Quando torna in sé e si placa, quello è il momento magico e insostituibile per intervenire. Il genitore, l'operatore, l'amico, il medico o la persona accanto, se animati da amore, gentilezza, disponibilità al dialogo possono ricostruire ciò che è stato distrutto dai terremoti che sconquassano la sua mente. Il calore umano che ritrova attorno a sé è l'elemento cardine che garantisce la sua sopravvivenza e una buona qualità della vita. Questa è anche l'opinione dello psichiatra che ha concorso con altri per la Borsa di studio "Patrizia Salambrini" sulla schizofrenia. Il vincitore sarà premiato a Pesaro dall'ANFFAS, in collaborazione con l'Ordine dei Medici, il prossimo 15 aprile, alle ore 18.00.

Diana De Caneva
Presidente ANFFAS - Pesaro
Via Cardinal Massaia 3, Tel. 0721/414011


 
 
 
 
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