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Aprile 2000 - Opinioni e Commenti
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La preghiera per la pioggia: un intervento di Mons. Angelo Bagnasco

Aprile 2000

In occasione del lungo periodo di siccità che ha colpito alcune regioni del nord Italia, il Vescovo di Torino Mons. Poletto (seguito da altri Vescovi del Piemonte) ha invitato quelle popolazioni a pregare per la pioggia. Qualche giorno dopo ha aggiunto: "Continueremo a pregare finché non saremo esauditi".

Tempo fa un analogo invito alla preghiera era stato espresso in Umbria, in occasione del terremoto, appunto perché cessasse questo flagello. Tutto questo può apparire incomprensibile ad alcuni (credenti e non credenti), anche alla luce del Vangelo di Matteo, in cui Gesù dice: "Pregando non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate".

Ha dunque senso chiedere, attraverso la preghiera, l'ottenimento di benefici concreti o personali, quali la guarigione di una persona cara, l'arrivo della pioggia, eccetera? Non dovrebbe bastare ai fedeli la semplice formulazione del Padre Nostro: "Sia fatta la tua volontà"? Su questo tema abbiamo chiesto l'intervento di Mons. Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Pesaro.

Ha senso pregare il buon Dio per la pioggia? Periodicamente accadono anche in Italia periodi di particolare siccità: la vita ordinaria ne risente e le colture rischiano gravi danni. E allora, ecco l'invocazione e la preghiera per intercedere il dono della pioggia. Può sorgere la domanda se abbia senso questa preghiera nel contesto culturale odierno, in cui le cause naturali sono conosciute e, a volte, guidate. Può darsi che a qualcuno venga alla mente… la "danza della pioggia"!

Nel contesto cristiano nulla di tutto questo. La preghiera, in ogni sua forma - domanda, lode, ringraziamento, richiesta di perdono - riconduce l'uomo alla propria verità: quella di non essere principio di sé, ma creatura dentro ad un rapporto con Dio. Nessuno si pone nell'essere, ognuno "è posto". E' con questo Principio e Sorgente della vita che ognuno scopre di essere in relazione; ed è questo rapporto di dipendenza che costituisce l'uomo e le cose. E' un rapporto non di dominio, ma di amore e paternità. Questa è la sorprendente e stupenda rivelazione cristiana. Ecco perché la preghiera, che nella sua sostanza è incontro, sguardo, dialogo di amore, riconduce l'uomo alla sua fondamentale verità. Nell'era della tecnologia che crea l'illusione di grande potenza, abbiamo bisogno di riconoscere che non siamo i padroni assoluti della vita e della storia; riconoscere che, per quanto avanzati, siamo delle creature, dei poveri mendicanti. Ritornare a questa consapevolezza fa bene alla nostra vita, ci dona saggezza. Non è Dio che ha bisogno della nostra preghiera, ma noi. Egli conosce ognuno di noi meglio di noi stessi: conosce le nostre necessità.

La natura ha le sue leggi e Dio, che le ha create, le rispetta. Purtroppo, sono segnate da un disordine congenito che deriva dai peccati degli uomini: ne sono sconvolte, per questo non di rado sconvolgono. Vi è un legame misterioso e profondo tra l'uomo e la natura che è la sua casa! L'uomo inquina l'aria e l'aria… inquina l'uomo. Nonostante questo l'uomo prega Dio perché voglia intervenire nel tempo. L'esempio più illuminante è Gesù. Egli, percorrendo le vie della Palestina, accoglie spesso le suppliche dei malati e dei bisognosi: spesso interviene e compie anche dei miracoli. Ricordiamo la moltiplicazione dei pani e dei pesci, la risurrezione dell'amico Lazzaro, la guarigione del paralitico o del cieco nato… Da una parte, se non fosse stato richiesto, Gesù non sarebbe intervenuto: Dio condiziona certe grazie alla fede orante. Dall'altra, Egli non guarisce tutti i malati che incontra! Perché? Certamente perché vede più lontano di noi, della nostra logica: vede un bene più alto e grande per il quale siamo stati creati. L'esempio culminante è ancora Gesù, quando è Lui stesso che prega il Padre nell'orto degli ulivi e chiede che sia allontanato il calice della sofferenza e della morte. Egli chiede qualcosa di preciso, insegnandoci così che è legittimo chiedere. Ma il Padre non lo esaudisce, perché ha un disegno di salvezza per il mondo intero. In questo stretto rapporto di domanda e risposta, è fondamentale l'atteggiamento di Cristo: quello di fiducia e di consegna a Colui che vede e sa più di noi. Non è dunque superstizione quella che guida la preghiera per la pioggia, né "magia". E' lo sguardo della fede che si alza verso il Padre con fiducia e disponibilità sapendo che, comunque, il destino dell'uomo è sempre oltre tutto ciò che può accadere.

Angelo Bagnasco


 
 
 
 
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