La lettera che segue ci è stata inviata da un giovane che poi abbiamo incontrato di persona. Ha alle spalle una storia complicata: molto più di quanto appaia dal testo. La pubblichiamo come testimonianza di un disagio che è probabilmente comune a tanti altri giovani, e meno giovani, del nostro tempo. Saremo lieti di ospitare le opinioni di chiunque voglia intervenire su questo tema.
Caro direttore, leggendo gli ultimi numeri dello Specchio, mi sono fatto l'idea che il profilo medio dei lettori-consumatori corrisponda, più o meno, a quello del catto-progressista impegnato socialmente, magari tinto anche di verde. Fino qui niente da dire, anzi, le buone intenzioni sono sicuramente da tenere in considerazione, visti i tempi… C'è però un aspetto che, era inevitabile, non mi è sfuggito: manca forse lo spazio dedicato a chi non ce la fa, a chi arranca in questa maratona che è la nostra vita. Ho trovato molti “pezzi” trasudanti ottimismo e solidarietà, anche belli e importanti, dico sul serio, però mi sembrerebbe giusto dare voce anche alle realtà più “dark” che stentano a trovare vie di sbocco nella nostra società che sembra premiare, o comunque dare udienza, quasi esclusivamente a chi fa parte del coro.
Cerco un attimo di presentarmi dato che telefonicamente provo delle forti inibizioni. Ho quasi 36 anni, sono stato un tossicodipendente, a fasi alterne, dall'età di 20 anni ed ho comunque cercato nella mia vita di mantenere vivo un certo senso di coerenza, riuscendovi anche qui a fasi alterne. Non sto qui ad esporle le mie idee su come, intorno alle droghe, si sia speculato e ci si sia fatti prendere in giro, tutti, compreso me, da chi aveva qualche interesse a che malintesi e pregiudizi avessero la meglio. Sta di fatto che, dopo tanta fatica e sopportando innumerevoli frustrazioni, sono riuscito a venirne fuori; questa volta credo proprio di poterlo dire. Nella mia vita c'è stato spazio per le più svariate esperienze, quali quella d'insegnante elementare e di educazione fisica, cameriere, facchino, tecnico luci in un “service” per spettacoli, giramondo in cerca d'avventure; ed anche per quella dello sfigato “tossico” sull'orlo di una crisi definitiva, dedito alla frequentazione del mondo delinquenziale e, solo per fortuna ed una certa dose di simil-raziocinio, scampato indenne dalle conseguenze più devastanti che certe scelte possono comportare. Si figuri che c'è chi non mi attribuisce più di 25-26 anni! (e non perché legge ciò che scrivo).
Ora, il fil-rouge di tutte queste cose si materializza in uno spirito irrequieto, in una sana disperazione, o meglio in un atteggiamento disperante che cerca però in se stesso delle smentite. In soldoni, forse è proprio questo che vorrei cercare di comunicare e che credo sia importante non solo per me ma anche per un sottobosco di esistenze che non trovano il coraggio di alzare la testa ed urlare la rabbia anziché chinarsi su se stesse ed annullarsi. Probabilmente non se ne farà niente ma a qualcuno dovevo dirlo, prima o poi.
Alien
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