Miriam Lazzari
Per essere stata da molti anni, e per tutti, l'assistente sociale per definizione.
Licia Ratti
Per aver fatto dell'eleganza un modo di vivere.
Paolo Campanelli
Per aver contribuito a scrivere cinquant'anni di storia del motociclismo.
Silvio Grassetti
Per aver contribuito a scrivere quarant'anni di storia del motociclismo.
Eugenio Lazzarini
Per aver contribuito a scrivere trent'anni di storia del motociclismo.
Miriam Lazzari Cassiani
Nata a Pesaro da famiglia pesarese, sposata con un pesarese autentico, madre di quattro figli, Miriam Lazzari in Cassiani ha sempre vissuto e lavorato nella nostra città dedicandosi con passione, sacrificio e disinteresse all'assistenza del prossimo e, soprattutto, di coloro che non contano.
Conseguita la maturità magistrale, ha frequentato la Scuola di Servizio Sociale presso l'Università di Urbino, dove si è diplomata nel 1961; contemporaneamente ha svolto un'intensa attività all'ONARMO (Organizzazione Nazionale Assistenza Religiosa e Morale agli Operai). Dal 1962 è stata assistente sociale alla sede di Pesaro dell'ENAOLI (Ente Nazionale Assistenza agli Organi dei Lavoratori Italiani), un ente che sperimentava forme innovative di assistenza e tutela ai minori orfani, quali l'affidamento familiare ed il sostegno nel proprio nucleo familiare. Nel 1970 è diventata dirigente provinciale di questo ente fino al 1980. In quell'anno è entrata nei Servizi Sociali del Comune di Pesaro come assistente sociale e poi come dirigente del Settore Servizi Sociali fino al 1995.
Terminato il ciclo lavorativo, si è dedicata a tempo pieno al volontariato, in seno al “Centro di Ascolto” della Diocesi di Pesaro, del quale è tuttora la responsabile. Questo Centro si avvale della collaborazione di circa sessanta volontari di ambo i sessi. Ad esso si rivolgono quanti si trovano in condizioni di estremo disagio sul piano economico, sociale e di relazione. Ogni giorno vi arrivano decine di persone che hanno bisogno di tutto, dal vitto all'alloggio, all'assistenza sanitaria, di informazione e di orientamento (barboni, senza tetto, disoccupati, extracomunitari ecc.). Il Centro lavora in collaborazione con gli Enti pubblici e con le altre strutture assistenziali del territorio e gestisce una piccola Casa di Accoglienza temporanea per donne immigrate alla ricerca di una sistemazione lavorativa.
Di tutta questa benemerita attività Miriam Lazzari Cassiani è il cervello, il motore, il cuore.
Licia Ratti
Non si può parlare di Licia senza parlare anche di Pietro Ratti. Coppia a tutto tondo, insieme hanno vissuto e insieme hanno lavorato per realizzare il sogno comune: creare a Pesaro un punto di riferimento nel mondo solo apparentemente effimero della grande moda. Licia e Pietro nel 1945 (il 2 novembre, in barba a qualsiasi superstizione) aprono in Corso XI Settembre il primo negozio Ratti, un'azienda che oggi, dopo quasi 60 anni di attività, occupa una sessantina di persone nei negozi di Pesaro e Bologna. Licia Ratti imprenditrice è quindi l'aspetto che il Circolo della Stampa ha voluto sottolineare con l'assegnazione del suo premio.
Nel 1967 il grande salto con l'apertura dei saloni di Via Rossini. Poi gli spazi si sono moltiplicati. Le decine di vetrine, gli ambienti raffinati e curatissimi che caratterizzano la riconoscibilità Ratti in ogni suo spazio, sono diventati punto di riferimento per una clientela sempre più vasta che scopre la nostra città come centro delle firme di moda più esclusive. E anche questo aspetto di moda immagine, che nasce a Pesaro ma si pone come realtà di respiro molto più ampio, va sottolineato. La voglia di contribuire a fare di Pesaro un centro al di fuori di un modo negativo di intendere la provincia, è stata anche la scommessa giocata, e vinta, con il sostegno di ospitalità dato fin dall'inizio al Rossini Opera Festival, l'espressione culturale più alta della città. Dal 1968 Licia fa anche parte del Club di Pesaro del Soroptimist International, il “club service” femminile più prestigioso nel mondo.
Un successo, quello di Licia Ratti, che non è comunque arrivato per caso, ma che è stato costruito anno dopo anno con una dedizione assoluta al lavoro, adattando ad esso anche i ritmi e gli impegni familiari, con il coraggio delle scelte, la volontà ferrea di creare qualcosa di grande che varcasse i confini cittadini e la perseveranza di andare avanti anche nei momenti più difficili. Anche dopo la scomparsa di Pietro, nel '92.
Dietro l'apparenza di donna esile c'è un carattere d'acciaio, una forza che le è stata data soprattutto dalla famiglia: il marito Pietro e la figlia Silvana, perni di un'Azienda che nasce e resta familiare, come è caratteristica di gran parte dell'imprenditoria italiana. Una donna a volte anche dura, che diventa nonna tenerissima e orgogliosa ogni volta che parla degli amati nipoti, Francesco e Matilde.
Campanelli – Grassetti - Lazzarini
La carriera agonistica di Paolo Campanelli, centauro pesarese, cresciuto con la passione e sulle orme del padre Bruno, inizia nel 1946 e si conclude nel 1978: un'attività sportiva di trentasei anni, che ne fanno il più longevo centauro pesarese. Un'attività che lo ha portato a correre in Italia ed all'estero con moto diverse ed a misurarsi con campioni che hanno rappresentato l'epopea d'oro del motociclismo internazionale.
Occorrerebbero pagine e pagine per descrivere il suo curriculum. Riassumiamo: 27 volte sul gradino più alto del podio, 17 volte secondo, 7 volte terzo. Nel ‘52 è campione d'Italia, su Gilera Saturno, classe 500 cc, II categoria. Ma tralasciando i successi su Motobi 250 cc e le partecipazioni alle Milano-Taranto, Campanelli ha legato il suo nome alla prima edizione del Motogiro (anno 1953), dove ha ottenuto il secondo posto assoluto, dietro il bolognese Poldo Tartarini. Con lo stesso mezzo ha conquistato il primo posto di categoria nel 1955. Tornando al Motogiro si trattò di un'affermazione senza precedenti: la macchina di Paolo Campanelli riuscì a superare moto di cilindrata superiore, i quattro tempi, tutto il meglio schierato in gara dell'industria motociclistica dell'epoca. Dunque, uno spericolato campione che merita tutta la nostra stima e riconoscenza.
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Silvio Grassetti, protagonista della velocità negli anni dal ‘56 al ‘73; nato praticamente in Casa Benelli, si è affermato subito come collaudatore e pilota. Una terribile caduta nell'ultima edizione del Motogiro (1957) lo toglie di mezzo – era la terza tappa – quando con il famoso “bassotto” (questo il nome del Leoncino Benelli 125 cc) aveva margini eccezionali di vantaggio per stravincere la tappa e probabilmente il Giro.
Nel 1961, al Circuito di Cesenatico, con la nuova Benelli 4 cilindri 250 cc, Silvio Grassetti batte le Honda ufficiali, la Yamaha, e la Morini, aprendo alla Benelli la via del secondo alloro mondiale (Karruter, anno 1969). Vanno aggiunti al suo palmares, tre titoli italiani ed un secondo posto nel campionato mondiale.
Un pilota tenace, generoso, un uomo conosciuto in tutto l'ambiente motociclistico internazionale, un pilota fedele, molto amato dai Fratelli Benelli che intravedevano in lui quella spericolata guida dello scomparso fratello minore Tonino, rimasto inimitabile per audacia ed ardore agonistico. Un riferimento che ritengo possa bastare per dare a Silvio tutte quelle soddisfazioni che talvolta la pista – purtroppo ingrata – gli ha sottratto.
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Infine Eugenio Lazzarini, il piccolo grandissimo pilota del motociclismo pesarese, anche se urbinate di nascita, un mito nel campo delle microcilindrate. Diventa campione mondiale nel 1978 con la MBA 125 cc; bissa nel 1979 con la Kreidler ufficiale 50 cc, coglie il terzo mondiale 195°, sempre nella classe 50 cc, con la Iprem da lui elaborata. Un uomo, dunque, che seppe coniugare le aspirazioni (era il 1976) di Giancarlo Morbidelli (non dimentichiamo mai il suo grande “Museo”) e di Paolo Benelli, ultimo erede di quella prestigiosa dinastia, alla quale, senza una sorte veramente ingrata, avrebbe ancora oggi potuto dare un concreto contributo.
Eugenio è salito 82 volte sul podio; ha vinto 27 Gran Premi, 8 volte è stato vice campione del mondo; al suo attivo figurano 4 titoli italiani. Grandissimo come pilota, eccezionale come team manager, seppe indirettamente aggiudicarsi altri tre titoli mondiali; la moto era una Garelli 125 cc; i piloti: anno 1985 Fausto Gresini; anno 1986 Luca Cadalora; anno 1987 ancora Fausto Gresini. E non è tutto: seppe progettare telai particolari, segno di una grande capacità creativa.
A chi gli chiede: un segno del destino? No! La scuola Benelli: a 14 anni ero al reparto corse in Viale Mameli. I miei maestri: Maroccini, Armaroli, Omer Melotti. Non potrò mai dimenticarli.
Sono tre piloti, campioni che hanno concorso a far grande lo sport motociclistico pesarese; a perpetuare il rinnovarsi di tanti piloti (Valentino Rossi in testa) che ad ogni stagione concorrono a rendere sempre più fantastico l'affascinante mondo delle due ruote.
Paolo Albini Ricciòli