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I nuovi italiani

Vi proponiamo i profili di alcuni extra-comunitari ormai integrati stabilmente nella nostra società e in procinto di ottenere la nostra cittadinanza. Saranno probabilmente gli italiani di domani, visto che – secondo le proiezioni statistiche –  nel 2050 l'Italia sarà popolata quasi solo da loro: almeno se l'indice di natalità nazionale resterà di 1,2 figli per ogni donna.

La barista dagli occhi blu

Andreea Zaharia si può considerare un'immigrata di lusso. Infatti non è dovuta passare attraverso la trafila desolante della clandestinità, dei permessi di soggiorno temporanei e sempre a rischio, delle sanatorie legislative. Tutto questo lo ha fatto anche per lei suo padre, un tecnico petrolifero che dieci anni fa ha lasciato la Romania per cercare fortuna in un paese vicino a Padova: lavorando come cuoco in un ristorante, in un lattificio, come corriere di un'agenzia di recapiti. Solo più tardi lo hanno raggiunto la moglie e i tre figli e oggi è titolare di una piccola impresa edile.
Andreea (si scrive proprio così: non esiste in rumeno l'equivalente al maschile) aveva sedici anni quando è arrivata a Padova in un ottobre piovoso, dopo 24 ore di macchina da Bacău: una città del nord-est, quasi al confine con la Moldavia e l'Ucraina, a 300 chilometri dalla capitale Bucarest. Non conosceva una parola di italiano, ma il rumeno è una lingua latina e quindi qualcosa si capisce. E comunque i popoli dell'Europa orientale hanno un dono naturale per le lingue: dopo un po' le parlano con naturalezza, quasi senza accento. Per la verità Andreea un accento ce l'ha: ma è un leggero accento veneto contratto a Padova.
Oggi ha ventitrè anni, capelli castani ramati e occhi blu come il Danubio che tocca la sua terra, un metro e sessantacinque di altezza (che diventano uno e ottanta dietro il banco) per 50 chili di peso, nonostante le tentazioni dolciarie del locale. E' infatti una delle tre belle ragazze reclutate da Michele per la sua scuderia del “Caffè Arlecchino” di Via San Francesco . Da quando è arrivata in Italia ha fatto innamorare ragazzi di ogni latitudine, da Palermo (dove è vissuta per un anno) a Venezia, dove abita il fidanzato in carica: che studia Scienza della Comunicazione a Pesaro, nella sede distaccata dell'Università, ed è quindi responsabile del suo trasferimento dalle nostre parti e del definivo consolidamento della cadenza di Goldoni. Lo ha conosciuto in un pub, dove entrambi lavoravano la sera, ma le sue esperienze lavorative sono piuttosto variegate: da impiegata in un'agenzia immobiliare ad assistente di studio dentistico, da commessa in un negozio di abiti da sposa ad aspirante fotomodella. Il tempo libero è dedicato allo sport: palestra, spinning e pallamano.
A Pesaro ha ripreso gli studi (per questo lavora solo il pomeriggio), frequentando una scuola privata per diplomarsi come “dirigente di comunità”. La chiamano qualche volta in Tribunale (fino a poco fa doveva solo attraversare la strada) per compiti di interpretariato e di traduzione quando sono coinvolti i suoi conterranei. Ma in prospettiva pensa a un lavoro in proprio come rappresentante di commercio, magari in questa città: le piace vivere qui perché apprezza la gente, l'ambiente naturale, la cucina (soprattutto il pesce) e non ha particolari nostalgie per il suo Paese, a parte l'amata nonna.
Però quando il suo ragazzo si laurea, forse verrà  a prenderla con una gondola e se la riporterà in Laguna…


Il Ramadam per amore

Samir Rahal e Svetlana Panchenko sono un esempio di famiglia multietnica che più multietnica di così non si può. Lui è un musulmano algerino, lei una cristiana ortodossa dell'Ucraina. Durante il periodo del Ramadam lui non può mangiare né bere durante il giorno e lei digiuna insieme a lui, per solidarietà e per rispetto; ma la domenica va a messa in una chiesa di Piazza Redi, celebrata in russo da un prete ortodosso. Lui è un bel moretto con gli occhi neri, lei una dolce signora bionda con gli occhi chiari ; lui è cresciuto nel caldo torrido del nord Africa, lei nel gelo invernale di Kiev. Comunicano fra loro solo in italiano perché lui ha come lingua madre l'arabo (e il francese) e lei il russo. Gli chiedo che lingua usano quando litigano. “Non è ancora successo”, risponde subito lei, “ma credo che in questo caso ognuno userebbe la sua!”.
Si sono sposati a Pesaro un anno e mezzo fa, officiante l'assessore del Comune Marco Savelli; poi le nozze sono state benedette anche da un imam locale. Le rispettive famiglie avevano dato preventivamente il loro assenso; anzi la mamma di lui era venuta apposta a Pesaro per conoscere la futura nuora. Il matrimonio non obbliga la sposa a convertirsi all'islam; ma se avranno un figlio sarà educato nella religione musulmana, come previsto dalla sharia.
Samir, primo di sette fratelli, è nato ad Algeri nel 1967: cinque anni dopo la fine del colonialismo francese che è durato 132 anni. All'inizio degli anni '90 la sua famiglia gestiva un laboratorio di confezioni, ma il Paese era insanguinato dal terrorismo degli integralisti islamici; per questo, dopo un diploma di liceo scientifico, ha preferito emigrare. Voleva andare in Germania, ma si è fermato in Sicilia (a Vittoria, in provincia di Ragusa) per aiutare un amico. Dopo la scadenza del visto turistico ha lavorato in campagna come clandestino a raccogliere pomodori e come operaio di un Luna Park; poi a Napoli e in Puglia, tormentato anche dalla delinquenza locale che taglieggiava le modeste paghe giornaliere degli immigrati. Dal 1994 ha trovato rifugio e serenità a Pesaro presso la Casa dell'accoglienza di don Gaudiano. Qui ha lavorato come bagnino, addetto al canile di Tre Ponti, cameriere, aiuto di cucina e infine come corriere del gruppo Executive. Poi ha conosciuto Svetlana, appena arrivata in Italia, e ha cercato un lavoro più tranquillo. Oggi è un impeccabile cameriere di sala al ristorante “Felici e contenti” di Piazzetta Esedra.
Svetlana ha un diploma universitario di tecnico metallurgico nel suo Paese; ma dopo le privatizzazioni seguite alla caduta del comunismo, gli stipendi delle fabbriche non sono più sufficienti per vivere decorosamente.  E' arrivata a Pesaro dopo una prima tappa a Napoli e ha dovuto accontentarsi a sua volta di lavori precari e saltuari, come quasi tutti i neo-immigrati: è stata cameriera, donna delle pulizie e commessa in un negozio di frutta e verdura. Ha lasciato in Ucraina una bambina di nove anni: che diventerà anche figlia di Samir quando saranno completate le pratiche burocratiche e si ritroveranno tutti a Pesaro. Ma prima dovranno trovare un appartamento, anche piccolissimo, perché adesso vivono in una casa umida al piano terra: che non è adatta a ospitare la piccola principessa bionda dei Carpazi e il piccolo fratello bruno che prima o poi arriverà...

A.A.


 


 
 
 
 
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