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Un canestro a tre mani di Michael Hicks contro la Benetton: uno contro tutti.
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La mazzata che non ti aspetti. Arriva, sotto forma di disastrosa sconfitta casalinga contro la Benetton Treviso, proprio quando sembrava che la Scavolini Spar, con cinque vittorie nelle ultime sette gare, avesse imboccato la strada giusta per un brillante finale di stagione. A fine partita, quasi trenta punti sul groppone per i biancorossi, il presidente Vellucci chiederà scusa al pubblico per la prestazione “indegna” dei suoi (basti citare il 2/24 nel tiro pesante, con 0/13 a metà gara!), ma il commento più preoccupante sarà quello di coach Sacripanti: “Partita oscena sotto tutti i punti di vista, perché siamo stati non uniti nei momenti di difficoltà. Ognuno ha giocato individualmente, senza mai fare gruppo. Nessuna ferocia mentale. Il perché? Non lo so nemmeno io…”. Dunque una squadra che non è una squadra, ma solo un insieme senz'anima di gente che tira a campare, pensando solo a timbrare il cartellino. E' questo l'aspetto davvero inquietante di questa débacle coi trevigiani, al di là di una sconfitta che magari poteva pure starci, ma non certo in questo modo sconcertante. E allora, cari amici di Pesarobasket, sarà meglio mettersi l'anima in pace: salvo miracoli, i play-off non sembrano davvero roba per noi. C'è da chiedersi dove sia finita la Scavo-Spar tutta cuore di inizio stagione, che aveva la sua griffe nel collettivo e nella difesa col coltello fra i denti. C'è da chiedersi perché non ha dato frutto, in termini di compattazione e di maturazione del gruppo, il lavoro comunque incessante dello staff tecnico. Scelte sbagliate sotto molti aspetti, evidentemente. E se abbiamo apprezzato il gesto di Stefano Vellucci a fine gara (chiedere scusa ai tifosi, in certi casi, non è da tutti), non siamo d'accordo col presidente biancorosso quando ripete che “la squadra è questa, va sostenuta, e i conti si fanno alla fine”. A parere di chi scrive, i conti andavano fatti anche strada facendo, cercando i correttivi da apportare al roster nei settori più critici e meno rispondenti, come risultati, alle scelte di inizio stagione. Serva d'esempio proprio la Benetton che, con l'ingaggio a metà annata di Wood e di Bulleri, è diventata una squadra molto più competitiva. E perché non rammentare la stessa Scavolini del tempo che fu, che vinse il suo primo scudetto dopo aver cambiato ambedue gli stranieri scelti in estate? Non fossero arrivati in biancorosso a metà stagione Darren Daye e Darwin Cook, al posto di Petrovic e Ballard, Pesaro non avrebbe vissuto l'età dell'oro dei due scudetti tricolori. Ormai, comunque, è inutile piangere sul latte versato, su finestre di mercato non sfruttate o su jolly acquistati per scaldare un posto in tribuna. Si dovrà cercare di ottenere il meglio, da qui alla fine, da quel che passa il convento; sperando che la passione del pubblico pesarese, il calore… dell'Inferno, e magari un po' di sano amor proprio da parte di quelli in mutande e canotta, riescano ugualmente a fare il miracolo di centrare l'obiettivo play-off. Un suggerimento, per chiudere. Si faccia di tutto, senza perdere nemmeno un giorno, per rinnovare il contratto a Michael Hicks, l'unico che davvero non ha tradito le attese, punto di riferimento insostituibile per tutta la squadra, in ogni occasione. Non sarà facile, lo sappiamo bene, perché molte formazioni d'alto bordo l'hanno inquadrato nel mirino, ma questo potrebbe essere il colpo migliore messo a segno quest'anno dalla società biancorossa.
Alberto Pisani
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