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Aprile 2010 / Lettere e Arti
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  *

Gianni D’Elia: trent’anni di poesia

Gianni D’Elia (foto di Fabrizio Sclocchini)

“E’ del poeta il fin la meraviglia,
parlo dell’eccellente e non del goffo,
chi non sa far stupir, vada alla striglia!”             
(Giambattista Marino, 1569-1625)

Gianni D’Elia, poeta pesarese, è stato cooptato ormai da tempo nell’eletto cenacolo nazionale della categoria. Il 21 marzo scorso, in occasione della Giornata mondiale della poesia, ha partecipato come protagonista a un evento molto speciale organizzato da Radio 3: insieme ad Andrea Zanzotto, Edoardo Sanguineti, Valerio Magrelli. Ognuno di questi poeti ha condotto a turno uno dei programmi che si sono succeduti dall’alba al tramonto.
Da bambino ha respirato in casa le lettere classiche insieme al padre Ugo, docente di latino e greco al Liceo Classico. La dolcezza e il sorriso gli vengono dalla madre Bruna: oggi una bella signora novantenne che potete incontrare ogni mattina, immancabilmente sorridente, all’ora della prima messa e della colazione in un piccolo bar del centro storico.
Dopo il Liceo classico si è laureato in Legge ma ha frequentato poco i codici e le pandette, scegliendo l’impegno in politica e un’attività professionale tutta orientata all’insegnamento nelle scuole e negli istituti linguistici, alle traduzioni dal francese (soprattutto di Baudelaire e Gide) e alla critica letteraria per quotidiani e riviste importanti come Il Manifesto, L’Unità, Poesia, Nuovi Argomenti. Ha fondato e diretto dal 1982 al 1994 la rivista letteraria “Lengua”; dal 2003 è professore a contratto con l’Università di Urbino e insegna “scrittura creativa” presso la facoltà di Scienza della Comunicazione ospitata a “Pesaro Studi”.
Col suo ciuffo di eterno enfant prodige, è arrivato senza accorgersene a 57 anni. C’è una sola cosa che non riesce proprio a digerire: il computer. Perché non gli piace scrivere guardando uno schermo televisivo. Tutta la sua produzione letteraria è uscita infatti da una ormai storica macchina per scrivere “Lettera 32”, cui ha intitolato persino una delle sue raccolte poetiche: “Congedo della vecchia Olivetti”. Per la disperazione del suo editore, costretto a far ribattere ogni volta tutte le sue alate parole. Ma con i poeti forse si è già rassegnato.

Sulle orme di Pasolini
E’ stato apprezzato e incoraggiato, giovanissimo, da letterati del calibro di Giovanni Giudici e Mario Luzi. Ma la sua figura poetica di riferimento è stata quella di Pier Paolo Pasolini, al quale ha dedicato tre saggi: “L’eresia di Pasolini”, “Il Petrolio delle stragi” e “Riscritti corsari”. Col poeta friulano ha idealmente condiviso l’impeto di indignazione civile. Anche lui, coerentemente impegnato in politica nell’area della sinistra dura e pura, è capace di indignarsi per le tragedie pubbliche dell’Italia e del mondo; ma è anche capace di addolcirsi improvvisamente nelle rievocazione delle piccole storie private e nell’idillio dei suoi luoghi.
Il suo ultimo libro appena pubblicato da Einaudi, si intitola “Trentennio – versi scelti e inediti 1977-2007”: un collage di testi lontani e recenti, da lui stesso definito come “un’autobiografia politica e poetica, tra sconfitta generazionale e resistenza singolare”. Il linguaggio della sua poesia, apparentemente semplice, si nutre di associazioni molto complesse, con un ritmo a volte sincopato: quasi un singhiozzo. Non è sempre facile capire i suoi versi. Ma, come diceva Thomas S. Eliot, “La vera poesia può comunicare anche prima di essere capita”.

A.A.

Aria della polvere

Il Movimento e la vita
un bacio così forte
che tutta l’impazzita
gioventù andò alla morte

E se la Resistenza
fu poesia e ragione
fu la nostra impazienza
prosa di presunzione

Tra polvere da sparo
e polvere d’eroina
folle rivoluzione
suicida o assassina

E chi cercò l’amore
trovò il tradir del bene
polvere di parole
come altri sangue o vene

Il Movimento e la vita
un bacio così forte
che tutta l’impazzita
gioventù andò alla morte

Spettro che ci pertiene


 
 
 
 
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