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La Croce Rossa: il simbolo della tregua


Istituzioni allo Specchio

Nel giugno 1859, durante le cruente battaglie fra austriaci e francesi a Solferino in Lombardia, Henry Dunant – letterato e filantropo di origine svizzera – ebbe l’intuizione di creare un simbolo di neutralità, tracciando col sangue dei caduti una croce su un telo bianco: e ottenendo per la prima volta, al passaggio dei barellieri che portavano al riparo i feriti, l’onore delle armi e una temporanea cessazione delle ostilità. La vicenda è stata ricostruita in un bel film: “Henry Dunant - Du rouge sur la croix”. Il protagonista raccontò poi al mondo gli orrori della guerra col libro “Un souvenir de Solferino”, che riuscì a scuotere le coscienze in tutta l’Europa. Secondo le sue stesse parole, il suo intento era quello di “placare tutte le sofferenze umane senza distinzione di nazionalità, di razza, di religione, di condizione sociale e di appartenenza politica”. All’appello del Comitato internazionale da lui fondato, i rappresentanti di 16 Paesi si riunirono a Ginevra nell’ottobre 1863: ne seguì l’atto di fondazione della Croce Rossa che definisce le funzioni e i mezzi dei Comitati di soccorso ai feriti.
Questa è l’origine di una leggendaria epopea di umanità e di solidarietà che è servita ad attenuare la ferocia dei combattenti sotto ogni latitudine; già in occasione della Grande Guerra e successivamente in tutti gli innumerevoli conflitti vissuti dal mondo. Come si vede, il simbolo originale non aveva alcuna connotazione religiosa: era stato addirittura ricavato idealmente dalla bandiera svizzera (Paese da sempre neutrale), invertendo semplicemente i colori: rosso su bianco, invece di bianco su rosso. Ma poiché il simbolo della croce sembra dare fastidio un gran bel po’ – come si dice a Pesaro – si sono quasi subito scatenate le isterie politico-diplomatiche. I Paesi di religione musulmana hanno infatti rifiutato di far soccorrere i loro feriti da quell’orribile Croce Rossa, creando la “Mezza Luna Rossa”: un simbolo – questo sì – di indubbio significato politico e religioso. Per non essere da meno, l’Iran ha voluto a sua volta un “Leone e Sole Rosso”; seguito dallo Stato di Israele che ha rivendicato la sua “Stella di Davide Rossa”. Per evitare che, di questo passo, si creassero decine di obiettivi diversi sui quali non sparare, nel 2005 è stato inventato un simbolo unico: una specie di rombo chiamato “Cristallo Rosso”, dentro il quale chi vuole può inserire il suo simboletto nazionale o etnico. Mi chiedo cosa penseranno i marziani, quando finalmente sbarcheranno sul nostro pianeta, di questo straordinario esempio di idiozia terrestre.

Volontari civili e militari. La Croce Rossa Italiana ha cominciato a operare già nel 1866, con la 3^ Guerra d’Indipendenza contro l’Austria. Oggi conta su 150 mila soci attivi, organizzati in sei diversi gruppi, spesso interagenti fra loro: il corpo militare, le infermiere volontarie, i volontari del soccorso, il comitato femminile che si occupa di assistenza sociale e dell’organizzazione di eventi, i giovani pionieri, i donatori di sangue. A questi si affiancano altri 30 mila soci ordinari che versano una quota annuale per contribuire alle attività dell’associazione. Purtroppo, come succede anche nelle migliori famiglie, i vertici dell’ente sono stati coinvolti negli ultimi anni in alcune controverse vicende amministrative e finanziarie, compresi i criteri di assunzione e di promozione (il personale conta 5.000 dipendenti), che hanno lasciato qualche schizzo di fango sul glorioso blasone. Attualmente la gestione è affidata a un Commissario, ma si spera di tornare presto alla normalità con l’elezione dei rappresentanti a livello nazionale e locale.
Sia il corpo militare che quello delle infermiere volontarie operano come ausiliari delle Forze armate e possono essere richiamati in servizio in qualunque momento, sia per addestramento, sia per partecipare a missioni in Italia o all’estero nel caso di emergenze o di guerre. Sulla divisa portano un grado militare: per le infermiere solo gradi di ufficiale, da tenente a generale.
Andrea Franca, 42 anni, viso aperto e leale, collabora con la Croce Rossa dall’età di 24 anni, dedicando a questa attività gran parte del suo tempo libero: fino a venti ore al mese, fra serate e week-end passati a bordo delle ambulanze come volontario del soccorso. Appartiene al corpo militare col grado di sergente ed è l’unico pesarese che ha operato all’estero: prima come civile nella missione “Arcobaleno” in Kossovo e Albania nel 1999; poi – dopo il passaggio nel corpo militare – a Baghdad, presso un ospedale civile irakeno preso in gestione dalla Croce Rossa italiana; e, l’anno dopo, presso l’ospedale militare italiano di Nassirya. I suoi compiti sono stati, di volta in volta, quelli di segreteria, supporto logistico, radio, cartografia, autista (le sue patenti lo abilitano a guidare tutto, dall’ambulanza al TIR). Ha un fisico atletico, tenuto in esercizio in palestra come pugile dilettante. Il suo lavoro è quello di netturbino a Marche Multiservizi, ma è sempre pronto a lasciare i camion autocompattatori e le autogrù quando riceve una cartolina precetto che lo convoca a Roma per salire a bordo di qualche aereo.
“Quando si opera all’estero – mi dice – bisogna sempre considerarsi come ospiti di un’altra cultura, rispettare i costumi locali, non manifestare mai credi religiosi o politici. Solo con un atteggiamento laico di neutralità si è accettati dalla popolazione”. Non può raccontarmi niente di più sulle sue missioni perché è vincolato dal segreto militare. Comunque mi affida questo messaggio per i giovani che volessero avvicinarsi a questa esperienza: “Lavorando per alleviare le sofferenze si riceve molto di più di quello che si dà. Quando si torna da questi viaggi si vede in modo diverso il valore della vita”.

L’usignolo inglese. Il loro motto è: “Ama, lavora, conforta, salva”. Sono le “infermiere volontarie”, ma tutti le definiscono come “crocerossine”; fin dai tempi della loro mitica antesignana Florence Nightingale, un cognome che si traduce in italiano come “usignolo”. Florence, nata nel 1820 a Firenze da un diplomatico inglese, al tempo della Guerra di Crimea nel 1854 – quindi ancor prima di Henry Dunant – organizzò un servizio di assistenza ai feriti e agli infermi; e nel 1856 diede vita a un fondo per la costituzione della prima scuola di infermiere in Inghilterra.
In Italia il primo corso si tiene a Milano nel 1906, ma la costituzione ufficiale del corpo delle infermiere volontarie avviene nel 1908, in occasione del terremoto di Messina (il loro centenario è stato infatti celebrato nel 2008). Da quel momento sono state impegnate ovunque: dalla guerra di Libia contro la Turchia nel 1911 alla Grande Guerra del 1915-1918: dove erano già 8.500, guidate dalla duchessa Elena d’Aosta col grado di generale, una medaglia d’argento al valor militare e tre croci di guerra. Per non farci mancare niente, nel 1918 si scatenò anche l’epidemia della Spagnola, che portò ulteriori lutti e richieste di soccorso. Poi le guerre coloniali e la Seconda guerra mondiale, dove il corpo ha avuto 18 cadute, di cui due fucilate dai tedeschi. In seguito hanno partecipato a tutte le missioni nei teatri di guerra e nelle emergenze civili: Libano, Somalia, Bosnia, Kossovo, Afghanistan, Iraq, Palestina.
Si chiamano fra loro, e vengono chiamate, “sorelle”. Ne incontro una a Pesaro, la vice ispettrice (e tenente) Aurelia Marinelli: una dinamica infermiera che fa parte del corpo da quarant’anni. Si è innamorata delle crocerossine fin dai tempi delle loro visite nelle scuole elementari (nonostante che le cure ricostituenti per i bambini comprendessero anche l’olio di fegato di merluzzo) e poi si è dedicata per tutta la vita a questa missione: prima come volontaria, poi come infermiera professionista all’ospedale di Pesaro fino al pensionamento. Per coronare il suo impegno ha persino regalato al comitato pesarese un’ambulanza attrezzata (86 mila euro di spesa), devolvendo parte di una piccola eredità della mamma. Durante questo lungo arco di tempo ha anche frequentato un corso di sopravvivenza nei ranghi della Marina e dell’Aeronautica e a sua volta ha istruito almeno 1.500 allievi nelle pratiche di primo soccorso a mani nude: fra questi anche carabinieri, vigili del fuoco, scolaresche e – naturalmente – i volontari del soccorso dell’Associazione. Ancor oggi continua a prestare la sua opera tutti i giorni nella segreteria del comitato locale.

Da Pesaro all’Aquila. A Pesaro la Croce Rossa ha la sua sede in Via Saffi 8 (tel. 0721 410842, www.cripesaro.org) che ospita il comitato provinciale presieduto da Domenico Bavusi e il comitato locale che comprende anche Gabicce, Gradara e Mombaroccio: con 300 soci attivi e 300 soci ordinari.
Lo presiede Ida Baci Consani, affiancata da Magda Mezzetti Cadeddu per il comitato femminile; Mirella Giambartolomei, ispettrice delle infermiere volontarie; Meikols Salvatori (è un uomo) per i volontari del soccorso; Laura Leardini per il gruppo dei giovani.
Qui opera anche un ambulatorio, intitolato alla memoria del prof. Leonardo Di Bari, per la misurazione gratuita della pressione, colesterolo e glicemia e per le visite cardiologiche. Fra i campi in cui sono impegnati i volontari, anche il servizio di ambulanza (a supporto del servizio 118) tutte le sere, 365 giorni all’anno; il servizio “Ti accompagno” per il trasporto di persone per terapie e visite mediche; le attività socio-assistenziali presso l’ospedale e le strutture sanitarie residenziali e presso il “Centro di ascolto per la salute” (rivolto agli immigrati) in collaborazione con la Caritas e il Ceis; le attività di protezione civile e di educazione sanitaria. La più recente iniziativa è stata l’inaugurazione, il 10 marzo scorso, di un nuovo corso per infermiere volontarie: con 16 partecipanti dai 19 ai 45 anni. Il corso teorico e pratico di due anni comprende materie come pronto soccorso, diritto, psicologia delle emergenze, protezione civile.
All’Aquila, la sera del 18 luglio 2009, il comitato pesarese ha portato un trio di artisti (Francesca Matacena al pianoforte elettrico, Fiamma Lauri soprano, Rita Giancola voce recitante) per un concerto di solidarietà con la popolazione abruzzese, ospitato sotto una grande tenda da campo. Al termine, un centinaio di sfollati con le lacrime agli occhi ha cantato in coro, insieme agli interpreti, la canzone popolare “Vola, vola, vola” che viene considerato l’inno dell’Abruzzo:

E vola, vola, vola, vola
e vola lu cardille,
nu vase a pizzichille
né mi le può negà

Anche questo è la Croce Rossa.

Alberto Angelucci

Nelle foto

1)     I vari simboli adottati o proposti dalle organizzazioni che si riconoscono nei principi della Croce Rossa.

2)     Andrea Franca (a destra), componente del corpo militare della Croce Rossa, presso il centro di assistenza di Castelnuovo di Porto (Roma). Accanto a lui Francesco Polinari, commissario del comitato locale, e un ospite eritreo del centro.

3)     Aurelia Marinelli (a destra), vice ispettrice delle infermiere volontarie, insieme al prof. Di Bari e all’ispettrice Laura Caviglioli Moresco. Il motto delle crocerossine è: “Ama, lavora, conforta, salva”.

4)     Ida Baci Consani, presidente del comitato di Pesaro.


 
 
 
 
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