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Aprile 2011 / Lettere e Arti
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Il profumo delle parole

Ciò che mi esalta, entrando in una libreria, è l’odore rilassante della carta, sereno e pacato, che è lo stesso del legno, e i colori delle copertine dei libri che assieme al profumo delle loro pagine possiedono la magia di farmi sentire in un bosco, in primavera, o in estate, dipende. Anche il silenzio, o quel bisbiglio diffuso trattenuto dalle scaffalature ricolme è simile a quello di un bosco, che silenzioso non lo è, mai. È così le parole stampate profumano. O meglio, è quell’insieme di parole messe con maestria l’una dopo l’altra a formare una storia e profumare; ogni storia a suo modo, ogni genere differentemente dall’altro. Lo ammetto, è necessario disporre di un olfatto allenato allo scopo per riconoscerlo, e di una buona dose di amore sia per i libri che per i boschi. Chi possiede sia l’uno che l’altro e frequenta sia boschi che librerie, sa di che parlo. Ai neofiti posso offrire alcune dritte. Avventuratevi nelle pagine di Moby Dick di Melville, e mentre leggete inspirate. La magia prenderà corpo, ve l’assicuro: sentirete uscirne il profumo pungente dal respiro lungo e un po’ aspro della salsedine. In un bosco sono i fiori bianchi e spumosi del frassino, che sembrano galleggiare nell’aria e ricordano la schiuma di un mare un po’ agitato, a profumare di salsedine. Anche il suo tronco levigato, a volte, è aspro come il corpo di un vecchio marinaio.

I racconti, i paesaggi, gli umori e i popoli del mitico fiume della vecchia Europa, in Danubio di Claudio Magris, hanno il profumo mieloso e nostalgico dei fiori di acacia e di ginestra, che non sono profumi stanziali ma essendo migranti e possedendo il virus della curiosità e della voglia di conoscere approfittano e necessitano del vento per prendere il largo e viaggiare. Nel raffinato L’eleganza del riccio ci scopri il profumo da zucchero filato dei fiori del sambuco con il loro curioso retro-profumo amarognolo. È un romanzo d’amore in fondo, quello di Muriel Barbery, con protagonisti inaspettatamente vitali. L’amore è proprio così: inaspettato, a volte, dolce e amaro, una rosa con le spine; può essere inestricabile e avvolgente, e solo apparentemente fragile, come il sambuco appunto. Mai annusato il profumo della resina del pino mugo? intenso e vigoroso, quasi stordente, curativo per spirito e corpo. Alla prima occasione fatelo, senza romperne i giovani getti, se vi riesce, e vi sentirete lo stesso profumo dei racconti di Mauro Corona e di Mario Rigoni Stern, e pure di Carlo Sgorlon. Racconti spigolosi e solidali, fatali, di confine. Il pino mugo è una pianta che appare burbera ed ermetica, e che segna un confine, quello della vegetazione, e per il quale la solidarietà è un’esigenza. Personalmente, in un bosco, il profumo che preferisco è quello dell’humus, caldo e profondo, vitale. Il mistero svelato, il passaggio dalla vita alla morte e nuovamente alla vita. L’essenza della trasformazione. Chiedi alla polvere emana il profumo antico dell’humus. John Fante, come un artigiano che plasma storie, trasforma la vita in racconto, la verità in finzione e viceversa. “Chiedete alla polvere, ci dice, se volete notizie di Camilla”. Noi possiamo chiedere all’humus e alle foglie in attesa di esserlo, se vogliamo notizie del bosco e di chi lo abita.

C’è infine un romanzo che li racchiude tutti, ma proprio tutti, che è un vero turbinìo di profumi, la raccolta completa degli odori, dei rumori, degli umori e dei bisbigli di un bosco; una sorta di orgasmo collettivo: Il giovane Holden di Jerome David Salinger. Un libro sulla vita, nel quale “entrare” come si entra in un bosco, per conoscerlo, e come un bosco lo si deve “sentire”, fisicamente, assorbirne la grazia, la forza e la tragica amarezza, e godere della sua prorompente “naturalità”.

Graziano Zambarda


 
 
 
 
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