All'apertura delle scuole, ogni anno, il bellissimo convitto "Villa Marina" di Pesaro si rianimava: giungevano da tutta Italia i giovani studenti, figli di "postelegrafonici" e non, per frequentare le scuole, dalle medie fino alla maturità. A quel tempo (quasi sessant'anni orsono) le scuole medie esistevano in pochissime città e poche famiglie avevano la possibilità di mantenere i figlioli agli studi. Così l'opera di previdenza "postelegrafonici", con fondi che provenivano dalle contribuzioni volontarie, istituì in Italia alcuni convitti: "Villa Marina" di Pesaro, tra gli altri. Risuonavano negli studi, nei corridoi, nel campo di calcio, nella palestra, nel campo da tennis, i più disparati dialetti; spesse volte non ci comprendevamo neppure tra noi. Ma nascevano tanti rapporti umani e tante amicizie che sono rimasti nell'animo di ciascuno di noi: amicizie nate, allora, anche tra pesaresi che nel periodo di vacanze venivano nella "Colonia di Villa Marina" per svolgere le funzioni di istitutore ed i forestieri che, nello stesso periodo di vacanze, rimanevano come istitutori o addetti alla segreteria. Tra i pesaresi mi piace ricordare il compianto Italo Urbinelli, il professor Gino Filippucci, il generale Gaetano Lanfernini ed altri di cui mi sfugge il nome.
Questo convitto era l'orgoglio della città di Pesaro e ha dato alla nazione uomini di valore: nel campo scientifico, militare, industriale e sportivo. Ricordiamo "Pepe", il centravanti della Vis, e Rino Ballabene, ala sinistra; Manduca mezzofondista e Pavoni scattista di valore (oggi ingegnere affermato a Padova). Diversi di questi ragazzi si sono fermati a Pesaro, formando una famiglia ed onorando la città che li accolse in un momento, forse, non lieto della propria esistenza: Gori, Cinaglia, Farina, i fratelli Favorini, chi scrive e tanti altri.
Queste poche righe sono scaturite dal mio intimo - quasi con sofferenza - vedendo quel complesso privo di vita, con tutti gli infissi sbarrati ed occupati soltanto al piano terreno da uffici postali e da un centro elettronico! Quanti ricordi, quanta nostalgia, quanta umana e brava gente ho conosciuto dentro quelle mura: il direttore Rossini (caduto in Jugoslavia); il maestro Peretti, uomo tutto cuore ed anima del convitto; "papà Favorini"; "Mamma Rosa" (capo guardarobiera); la signora Derna (responsabile dei servizi); "papa" (non papà) Sisto, burbero ma sempre disponibile portiere e che quando si rientrava in ritardo diceva (sempre): la prossima volta lo dico al Direttore; il nostro bagnino, affettuosamente chiamato "Piripacchio". Una segnalazione particolare meritano due persone: la dottoressa Agostinucci, con la sigaretta tra le labbra, che per tutti noi fu una madre; e il direttore provinciale delle Poste di Pesaro, Negroni, che tutti indistintamente chiamavamo "Spaghetti" perché, immancabilmente, il giovedì e la domenica (quando c'era anche il dolce) era presente a pranzo al tavolo della direzione.
Giorni orsono, quando sono passato, di sera, davanti a "Villa Marina" mi sono fermato, ho guardato la finestra della camerata del "primo manipolo" (la prima a sinistra sopra la porta d'ingresso) e ho avuto un tuffo al cuore. Non lo crederete: ho riudito le voci di tanti amici che ancora sento vicini come se questo oltre mezzo secolo non fosse trascorso.
Umberto Maniscalco