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Dicembre 2003 / Iraq
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La testimonianza di un ufficiale fanese

Mercoledì 12 novembre, ore 10. Mi trovo nella sede del Comando della Brigata Multinazionale Sud-Ovest a Prizren, in Kosovo. Un collega mi indica un tenente dei carabinieri che sta chiedendo informazioni su quanto è accaduto in Iraq. “È il comandante di una delle Compagnie di Gorizia. I suoi uomini sono a Nassiriya…”. Il tenente si lamenta perché lui è in Kosovo e i suoi uomini sono in Iraq, loro sono in pericolo e lui non può far niente per aiutarli.  Sul suo viso e su quello degli altri carabinieri vedo lo sgomento, la disperazione, la rabbia. Purtroppo, posso capirli: mi sento risbattuto indietro di dieci anni quando, in Somalia, ero come loro impotente di fronte all'attacco che alcuni somali stavano portando contro i miei uomini in quel di Balad. Attacco che sarebbe sfociato con la morte di un caro amico e collega, Giulio Ruzzi, tenente del 66° Reggimento Fanteria “Trieste” in Forlì, il mio reparto. Io allora avevo però un vantaggio: potevo sentire in diretta via radio cosa stava succedendo e potevo intervenire dando suggerimenti, consigli a coloro che erano in crisi sotto il fuoco nemico. I colleghi a Prizren, oggi, dipendono dalla Rai, da Sky News, da Emilio Fede. E la rabbia è maggiore. Senti i numeri: sei, otto, dieci, quattordici morti. Forse di più. Ma non te ne frega niente dei numeri: vuoi i nomi, i gradi, l'appartenenza a questo o quel reparto perché in quel momento speri che tra i morti non ci sia nessuno che conosci. Cinico? Perché, un padre che spera che il morto nell'incidente non sia il proprio figlio ma quello di un altro, lo chiamate cinico? E quando senti che qualcuno che conosci è ferito, tiri un sospiro di sollievo: è solo ferito! Poi, col tempo, la pietà prende il sopravvento e torni ad essere un soldato che piange per tutti i propri commilitoni, un italiano che piange per i propri compatrioti, un essere umano che piange per i propri simili. E la rabbia sale, la gola è chiusa, l'adrenalina è a mille, hai bisogno di sfogarti e non sai come.

Mi guardo intorno: è pieno di persone che non ho mai visto né conosciuto. Sono le autorità invitate per la cerimonia del cambio del Comando della Brigata: il generale tedesco lascia l'incarico al generale italiano. Doveva essere un giorno di festa, almeno per la metà di noi che è in procinto di rientrare in Patria. Molti degli invitati sono kosovari e sono entrati con le loro macchine. Le avranno controllate? La sicurezza avrà funzionato? Non è che qualcuno di loro ne ha approfittato e… Ma sì, controllano me, che sono un tenente colonnello, e vuoi che non controllino le persone che non conosciamo? Speriamo… Ogni giorno alle nostre cellule di informazione arrivano notizie di presunti attentati che si stanno preparando contro di noi. Per assurdo, troppe notizie significano nessuna notizia: avete presente “Al lupo! Al lupo!”? È praticamente la stessa cosa: non puoi controllare tutto ciò che ti arriva e speri che le informazioni siano false. A Nassiriya è stato lo stesso, solo che una delle notizie era vera.

A Djacova salgo su un aereo che mi riporta in Italia. È un C130J, lo stesso che sarà usato per riportare le salme in Italia…. La sera sono a Bologna e guardo in TV tutto ciò che si può guardare e comincio a ricordare: Ficuciello deve essere quel ragazzo che conobbi circa 10 anni fa, il figlio del generale. Ma come, lui non era più in servizio! Aveva fatto l'ufficiale di complemento e, finita la ferma, era uscito dalla vita militare: che ci faceva in Iraq con l'uniforme addosso? E i carabinieri erano quelli del battaglione che era a Sarajevo quando c'ero anch'io, quelli ai quali mandavo via e-mail le barzellette sui carabinieri… Altri erano con me nel 2000 a Pristina: erano quelli che aiutavano me e il maggiore Bruno a preparare le “pastate”, quelle abbuffate di pasta che facevamo il venerdì a cui partecipavano volentieri anche gli stranieri che lavoravano negli uffici con gli italiani. A quanti di loro avrò chiesto di portarci, al rientro dalla licenza, il basilico ed i pinoli per il pesto, il guanciale per l'amatriciana, il formaggio di fossa per la pasta con la salsiccia?

Al Comando stanno preparando la cerimonia del 14 alla Cattedrale. Tutti quelli che rivedo dopo sei mesi mi augurano il bentornato e non aggiungono altro: leggono lo sconforto nei miei occhi e non fanno domande inutili. Sanno che è stata una roulette russa: potevo essere chiamato per andare in Iraq e non per andare in Kosovo e magari il 12 avrei potuto essere a Nassiriya. Oppure l'attentato potevano farlo al contingente italo-tedesco in Kosovo, dove ero il giorno prima e la campana avrebbe potuto suonare anche per me. Invece è suonata per loro. Noi indossiamo uniformi e tutti sanno chi siamo. Loro no. Loro sono vestiti con abiti normali e non puoi sapere da chi può arrivarti il pericolo. In teoria, in guerra è più facile: tutti indossano uniformi e ti puoi regolare di conseguenza. Per i carabinieri è ancora più difficile: loro, in Patria ed all'estero, hanno i medesimi compiti e sono quelli più a contatto con la popolazione. È giusto, allora, “spendere” proprio i carabinieri per queste operazioni? E' chiaro che si debbano usare i migliori, per queste missioni. Piuttosto, chiediamoci se sia giusto usarli, assieme alla polizia, la domenica negli stadi!

Ma perché dobbiamo farle, queste missioni? Perché siamo in guerra e non ce ne accorgiamo. Siamo in guerra con i Paesi più poveri di noi. Questi, in parte a torto ed in parte a ragione, ci incolpano di vivere bene mentre loro vivono malissimo. Queste missioni servono a fermare coloro che vogliono sfruttare i più deboli per il loro tornaconto. È vero che gli Usa hanno fatto una guerra in Iraq e che questa ha causato morti anche fra i civili, ma è altrettanto vero che Saddam Hussein ha sterminato centinaia di migliaia di iracheni senza che ne sapessimo niente e che i pochi del suo giro campavano da nababbi, mentre il popolo faceva la fame. Purtroppo questa è una caratteristica di molti Paesi a cultura musulmana: in pochissimi stanno bene e la maggioranza fa la fame. In Nigeria ogni tanto scoppia un incendio perché i poveri forano gli oleodotti per rubare il petrolio: sarebbe come se gli eschimesi dovessero rubare il ghiaccio! La Nigeria sarebbe ricchissima, se non fosse governata da despoti che la spogliano. E lo fanno con l'aiuto dei paesi dell'Opec, a loro volta governati dai pochi che stanno bene. Guardiamo l'Arabia Saudita: i prìncipi frequentano alberghi in cui spendono anche decine di migliaia di dollari a notte per loro e per il loro seguito. Hanno gli schiavi. Le donne non hanno diritti. Per comprare un televisore devi avere l'autorizzazione del re saudita. E il problema sono io? L'Italia ha condonato debiti al Marocco, il cui re è uno degli uomini più ricchi del pianeta. E il problema sono io? Ogni anno l'Olp riceve milioni di dollari dall'Onu, dall'Ue e da vari altri Paesi, solo che ai palestinesi non arriva un centesimo e continuano a vivere miseramente nella piena convinzione che tutto ciò sia colpa di Israele. E il problema sono io?

Tutti sono d'accordo nel dire che il nodo è proprio la questione palestinese. Giusto, ma come lo risolviamo? Il problema sarebbe Israele, cioè l'unico Paese democratico del Medio Oriente? Ricordo che furono gli arabi (non i palestinesi!) ad attaccare Israele nel '48 e ad impedire, così, la nascita dello Stato palestinese. Ricordo che lo Stato di Israele avrebbe dovuto comprendere per lo più i terreni che gli ebrei avevano acquistato dagli arabi (e non dai palestinesi, visto che questi erano i “servi della gleba” degli arabi!). Ricordo che furono gli arabi, guidati dal Muftì di Damasco, simpatizzante nazista, ad attaccare gli israeliani e che solo l'abilità del Palmach e dell'Haganna hanno permesso agli ebrei di non essere ributtati in mare. Non solo: hanno conquistato altri terreni ed alla fine della guerra si pretendeva che tutto tornasse come prima! Il resto è tutto conseguente.

Abbiamo chiuso gli occhi per anni ed ora che li riapriamo quello che vediamo non ci piace. Sono d'accordo anch'io: fa schifo. Solo che è la realtà, ed è con questa che dobbiamo confrontarci. E temo che il cercare di risolvere il problema ci costerà parecchio. Ci costerà soldi e vite umane. E l'assurdo è che le vite umane le dobbiamo sacrificare per poter far sì che i soldi che tiriamo fuori vadano veramente a chi ne ha bisogno. E questo è un compito militare, che piaccia o no. Dimentichiamo che in Albania siamo andati senza armi? Qual è stato il risultato dell'Operazione Arcobaleno? Vogliamo parlarne o è meglio stendere un velo di pietoso silenzio su ciò che è in realtà successo? E i più abili a conquistarsi la fiducia delle popolazioni con le quali e per le quali si dovrà operare, sono proprio i carabinieri. Ed il cerchio si chiude.

Ed ora, lasciamo che i morti seppelliscano i loro morti. Noi abbiamo cose più importanti da fare: dobbiamo continuare a vivere e ad aiutare chi ha bisogno del nostro aiuto, altrimenti il sacrificio di questi ragazzi sarà stato davvero inutile.

Mario Orlando


 
 
 
 
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