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Dicembre 2003 / Opinioni e Commenti
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Black-out e centrali nucleari

Secondo me nessun black-out, per quanto grave (quello di domenica 28 settembre lo è stato) può diventare un argomento valido per rilanciare le politiche nucleariste. La lezione da trarre da quanto avvenuto quella notte e dai superconsumi registrati nei mesi di giugno, luglio, agosto è un'altra.

  1. Anche se le persone possiedono grandi professionalità e competenze, e i sistemi di controllo sono i più sofisticati, gli errori di progettazione e gestione sono sempre possibili; sia quando si produce energia nucleare sia quando si produce e si distribuisce una qualsiasi altra forma di energia. Le conseguenze di questi errori però sono molto diverse. Le centrali nucleari, anche quelle che non hanno mai evidenziato particolari problemi,  possono provocare danni che si chiamano leucemia, linfoma di Hodkin, cancro a prostata, ghiandole salivari e reni, alterazione del patrimonio genetico. Neppure il più degradato impianto idroelettrico, né tantomeno quelli per lo sfruttamento dell'energia solare, eolica, geotermica, sono in grado di fare altrettanto.
  2. Discorsi tipo “Le centrali nucleari è meglio che le facciamo anche noi perché la Francia, che confina con noi, ce le ha già, e i danni sul nostro territorio ci sarebbero comunque” non tengono; due persone che inquinano fanno più danni di una, e in Europa l'aumento del numero delle centrali nucleari può solo innalzare, non certo diminuire, l'incidenza delle patologie tumorali.
  3. Quantunque non abbia centrali attive sul suo territorio, l'Italia è più che mai invischiata nei traffici di rifiuti tossici – come quello su cui indagava la povera Ilaria Alpi – di cui le scorie radioattive costituiscono una quota importante. I personaggi che gestiscono questi traffici fanno capo a circuiti criminali e a centri di potere occulto che operano nel più totale dispregio dell'uomo e dell'ambiente. Non è questione di destra o di sinistra, di Verdi o non Verdi: gli stessi sostenitori del nucleare sanno benissimo che le scorie prodotte a suo tempo dalla centrali di Trino Vercellese e Montalto di Castro restano un problema irrisolto perché nessuna Regione le vuole. Sanno anche che il nucleare è un fatto prevalentemente militare che segue criteri e logiche prettamente militari.

Prima di dire che abbiamo bisogno di energia, interroghiamoci sull'uso che ne facciamo: sarà stata una coincidenza ma il black-out di fine settembre si è verificato proprio mentre nella capitale si celebrava “Roma di notte” e dopo un'estate nella quale moltissime amministrazioni locali hanno di fatto incoraggiato i superconsumi di corrente elettrica (per esempio autorizzando l'apertura notturna dei negozi…). Non occorre la testa di un Verde o quella di una commissione di esperti per capire che abbiamo imboccato una strada sbagliata e prima torniamo indietro meglio sarà.

Francesco Rondina


 
 
 
 
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