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Santa Colomba: Le vite protette

Foto di Fernando Palmieri, tratta dal libro "Uomini ricchi di tempo"

…Perché la vecchiaia sia come un lungo sogno sereno e non come una notte popolata di mostri.
(Anonimo poeta pesarese)

Tanti anni fa ho ascoltato al vecchio Palasport di Pesaro un discorso di don Zeno (il fondatore della città ideale di Nomadelfia) che, a memoria, potrei riassumere così: forse quando i marziani sbarcheranno sulla Terra giudicheranno il nostro livello di civiltà dalla capacità di dare da mangiare a tutti, di proteggere i più deboli. Penso a queste parole mentre arrivo al complesso residenziale di Santa Colomba. Oggi c'è la festa mensile, in onore degli ospiti che compiono gli anni nello stesso periodo: nella grande sala un animatore manovra la tastiera musicale. Seduti a semicerchio, un centinaio di ospiti: oltre il 60% sono donne, a conferma delle statistiche sulla speranza di vita dei due sessi. L'età media è di 80 anni: alcuni sono molto più giovani, il più anziano ha 98 anni. Il record della casa è stato raggiunto da Giuseppina Pergolesi di Candelara (era stata infermiera di un medico molto noto, il dott. Giacomini) che se n'è andata a 103 anni.
Sembrano ragionevolmente sereni, almeno per quanto si può esserlo a quell'età, e magari in precarie condizioni di salute. Il livello della musica è un po' alto. Mi colpisce una signora seduta su una carrozzella: magra, le mani ceree davanti al viso come per proteggersi dal rumore e dalla visione delle danze che si intrecciano al centro della sala. “E' depressa”, mi dicono, “non partecipa mai molto a queste manifestazioni”. Qualcuno appare allegro e scherza con i parenti o con gli operatori della struttura; altri invece guardano nel vuoto, inseguendo ricordi lontani o forse sogni di un'altra sfera: povere creature senza più memoria, che vivono con stupore la loro ultima stagione. Le vite protette.

Casa Roverella e Casa Aura. Il “Centro residenziale anziani Santa Colomba” è un'istituzione pesarese da decenni. Costruita in mezzo al verde, all'inizio della strada provinciale per Urbino (subito dopo l'incrocio di Cattabrighe), è stata per molto tempo una “Casa Serena” del circuito ONPI (Ente nazionale pensionati italiani). Successivamente è stata acquisita dal Comune e convertita in “Casa protetta”, assorbendo anche gli anziani non autosufficienti, precedentemente ospitati nella struttura di Colle Ardizio. Il Centro è composto di due edifici: la Casa Roverella, che appunto prende il nome dalla roverella, una varietà di querce; e la Casa Aura, dalla pianta ornamentale “maclura aurantiaca” che produce frutti verdi e rotondi, simili a un'arancia. Ospita in totale circa 120 anziani, in grandissima maggioranza non autosufficienti: una situazione invertita rispetto a quella esistente prima della fusione (per esempio, oggi ci sono molti malati di Alzheimer). Vi lavorano stabilmente 58 dipendenti del Comune (uno ogni due ricoverati), ma almeno altre 30 persone si alternano a tempo parziale: animatori, fisio-terapeuti, membri di cooperative sociali, volontari.
La struttura prevede anche un centro diurno, dove si viene accettati solo dalla mattina alla sera; e un centro di ricovero temporaneo, dove si può restare per un periodo limitato. Quest'ultimo caso interessa le famiglie che hanno bisogno di assentarsi per brevi periodi, o che debbono dare le ferie alle “badanti”; e può persino ospitare gli anziani di altre città, i cui familiari vengono a passare le vacanze a Pesaro. Le rette giornaliere in euro sono rispettivamente: 35,64 per gli autosufficienti, 41,35 per i non autosufficienti, 25,81 per il centro diurno, 41,35 per i ricoveri temporanei. Sono previste esenzioni in caso di indigenza accertata. Il tempo medio di permanenza dei ricoverati dell'ultimo periodo, affetti da gravi patologie psico-fisiche, è di 3-5 anni; mentre gli ospiti di vecchia data hanno tempi di permanenza lunghissimi, addirittura oltre 40 anni. La mortalità media è di 30 persone all'anno: solo due i decessi nella torrida estate di quest'anno, che altrove ha fatto registrare statistiche molto più drammatiche.

Novantenni d'assalto. I pilastri di questa struttura sono due pazienti signore: la responsabile del Centro, Anna Palmieri, una sociologa originaria della provincia di Macerata che ha cominciato lavorare a Pesaro nel 1989 presso la casa di Colle Ardizio; e l'assistente sociale Anna Santa Smaldini, originaria delle Puglie, che ha l'anzianità di servizio più lunga. Sembrano due buone zie (o meglio due brave nipotine, vista l'età degli assistiti), sempre pronte a intervenire per tutti i problemi fisici e psicologici che si presentano in un ambiente di questo genere.
Il loro compito è quello di aiutare gli ospiti del centro a continuare con dignità la vita di relazione e affettiva. Gli interessi culturali vengono stimolati attraverso la musica, il canto, la cucina, le brevi gite e visite all'esterno. Una fisioterapista, Patrizia Malipiero, dirige gli esercizi di riabilitazione fisica e mentale, per mantenere le capacità cognitive e le capacità manuali e operative.
Mi spiegano che qui si riproducono le stesse dinamiche sociali di una famiglia o di un condominio: le piccole gelosie, le liti, le tensioni. Ci sono anche storie d'amore, che si esplicitano in richieste di convivenza nella stessa camera, e persino in matrimoni. Qualche anno fa, alla presenza dei figli, si sono celebrate le nozze in chiesa tra una dolce signora invalida, in carrozzella, e un vedovo di 70 anni che ha ritrovato la serenità dopo un periodo di depressione.
Mi presentano qualcuno degli ospiti. Maria (91 anni) scoppia in una fragorosa risata quando le chiedo la sua età, provocando una contagiosa e incontenibile ilarità anche in tutti noi che la circondiamo. Si lamenta delle gambe che non vogliono più camminare, ma è quella che racconta più barzellette ai suoi compagni di avventura. Anna (92 anni), un po' piemontese e un po' lombarda, mi parla con nostalgia del Lago d'Orta, e poi degli anni felici a Forlì, dove il marito lavorava sugli aerei della “Savoia Marchetti”. Oggi è stata dal parrucchiere (in previsione della visita del giornalista) e indossa un elegante vestito nero con lustrini. Alfredo (92 anni) era maresciallo dei vigili urbani. Allora c'erano pochi semafori in città: quindi faceva il semaforo umano, dirigendo le correnti di traffico dalla pedana rialzata. E' diventato famoso per aver multato implacabilmente anche Mike Bongiorno, che superava i limiti di velocità sul Viale della Vittoria durante una visita a Pesaro negli anni '60. Caterina (95 anni) capelli bianchi e corti, passeggia baldanzosamente nell'atrio. Sposata e senza figli, lavorava come infermiera del manicomio: dopo la scomparsa del marito è andata avanti da sola per qualche anno, poi ha preferito trovare un alloggio qui, dove è amica di tutti.
Gli ambienti sono luminosi e ben curati, tutte le camere (a due letti) sono dotate di televisore. C'è anche un pezzo di terra riservato all'orto: utilizzato soprattutto da Rocco, un baldo settantenne che semina e raccoglie i fagiolini, le zucchine, i pomodori. Un accordo con la Biblioteca S. Giovanni prevede un prestito periodico di libri, utilizzati per sessioni di lettura ad alta voce. I parenti e gli amici possono venire in visita in qualunque momento. Mi sorprendo a pensare che, se dovessi arrivare a un'età avanzata, non mi dispiacerebbe trascorrere qui i miei ultimi anni.

Una lettera d'amore. In questi giorni si stanno organizzando gli appuntamenti natalizi, quando arriveranno in visita pastorale, come ogni anno, il sindaco e il vescovo. Gli animatori (Patrizia, Mauro, Anna, Vanni) hanno messo a punto un programma di danze popolari, tombolone, pranzo e concerto di Natale. Qualche mese fa, per la festa di San Valentino, è stato chiesto agli ospiti di scrivere una lettera d'amore immaginaria a qualcuno. Giuseppina (86 anni), ha scritto col pennarello su un foglio bianco, con calligrafia incerta da bambino, il suo messaggio: piangeva mentre lo scriveva. Ecco il testo: “Caro amore, ti voglio tanto bene. Non posso stare senza di te, non senza di te. Vieni presto a trovarmi, vieni presto amore mio, se non vieni presto non ti scrivo più. Bacioni tanto, amore, un bacione da non finire. Ciao amore, quanto ti voglio bene, ti voglio bene per sempre”.
“Il cuore non ha rughe”, diceva nel 1600 la marchesa e scrittrice francese Marie de Sévigné.

A.A.


 
 
 
 
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