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Dicembre 2006 / Lettere e Arti
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  *

Il tanga del 23 dicembre

Babbo Natale mancava in quella casa da parecchio tempo, ma questa volta Cristina voleva fare le cose in grande. Suo marito Aurelio rientrava per le ferie dopo un mese di assenza e finalmente avrebbero potuto passare il Natale insieme. Per l'occasione aveva pensato di invitare i suoceri, i suoi genitori e altri parenti, voleva una grande festa per il rientro di suo marito. Aurelio sarebbe rientrato il 23 di dicembre e i parenti sarebbero arrivati il 24, così aveva deciso di preparare una cenetta speciale per la sera del 23, allestendo la casa, la stanza da letto e se stessa nel modo più affascinante e sensuale che potesse. Un mese di astinenza era tanto per chi come lei era abituata a rapporti frequenti e molto soddisfacenti, così decise di uscire, recandosi in un negozio di biancheria intima. Il suo negozio di fiducia, era quello di una sua amica che aveva inaugurato un anno prima:
“Allora Marina, cosa mi consigli, hai qualcosa di nuovo per fare impazzire un uomo?”.
“Guarda un po' questi  tanga rossi sono una favola”.
La donna fissò i tanga, ma il colore non la convinceva, fece prendere quasi tutto il campionario all'amica, decidendo infine su un intimo nero velato e cosparso di paillettes dorate. Aurelio avrebbe perso i sensi.
“Brava Cristina, hai fatto la scelta giusta, beh d'altronde tuo marito è un uomo così focoso!”.
“Hai ragione è proprio così, ti telefono per Natale, ciao”.
Entrò in macchina e durante il tragitto verso casa, un tarlo penetrò nella sua mente. “Come fa Marina a sapere che Aurelio è così focoso? Non credo di averglielo mai detto”.
Il tarlo penetrava sempre più a fondo come un trapano. Ad ogni semaforo, la sua agitazione cresceva, montava, portando la donna ad inveire contro ogni automobilista che aveva la sola colpa di camminare piano, o di non scattare come un fulmine al verde del semaforo. Arrivata finalmente a casa, decise di telefonare a Marina, ma il numero era occupato, lasciò cadere la cornetta per terra.
“Calma, calma, devo restare calma, quanto sono stupida, è una frase normale, che c'è di male, però come faceva lei a sapere?”.
Passeggiava velocemente per casa, si sedeva, si rialzava, saltò per aria allorché trillò il suo telefonino, mandò al diavolo la suocera che le raccomandava di non dimenticare nulla e che gli chiedeva insistentemente perché il telefono fosse fuori posto. Pochi minuti dopo trillò ancora il telefonino, stavolta era Aurelio: “Amore, domani sarò tutto per te”.
“Perché non vieni subito? Dai vieni subito su”.
“Cristina, ti sento agitata che succede?”.
La donna chiuse il telefonino e lo spense, lasciando la cornetta del telefono fisso poggiata per terra. Decise di appostarsi vicino al negozio della sua amica, era furente, indossò il completo intimo nuovo, sotto i jeans ed un maglione  uscendo da casa. Il tarlo si rigirava felice nei meandri del cervello della donna, portandola quasi alla pazzia. Si appostò posteggiando la macchina non lontano dal negozio, osservando tutta la gente che usciva ed entrava. Sentì una fitta allo stomaco proprio nel momento in cui un uomo incappucciato in un impermeabile e col viso coperto da un cappello, entrava nel negozio dell'amica. Tentò di muoversi, ma non riusciva, quel cappello era inconfondibile, orrendo, lo aveva regalato sua suocera ad Aurelio, che gusti terribili aveva quella strega. Non c'erano dubbi, quell'uomo era suo marito e stava entrando proprio nel negozio di Marina. Restò immobile per un po', era indecisa, avrebbe fatto una scenata spogliandosi dentro il negozio o lo avrebbe atteso a casa pronta a riempirlo di botte?
Si lasciò trasportare dagli avvenimenti, entrò nel negozio, spingendo Marina e facendola cadere per terra, si girò verso Aurelio, ma quell'uomo non era suo marito! Sentì il mondo crollargli addosso, nello stesso tempo con la coda dell'occhio vide i calzini di un uomo che dentro un camerino provava un pigiama, certo era sicuramente lui, sfilò rabbiosa la tenda dello stanzino, un uomo seminudo gettò un urlo, e spaventato si coprì subito richiudendo la tenda. Non si accorse che due carabinieri l'avevano afferrata per le braccia dopo essere stati chiamati da una cliente terrorizzata e la stavano conducendo in caserma. Uscì poche ore dopo grazie ad Aurelio, e alla sua amicizia con il Capitano dei Carabinieri.
Non lo guardò negli occhi seduta sul divano a capo chino, aspettava che lui la rimproverasse, sentiva le musichette di Natale che suonavano in armonia con le lucciole colorate dell'albero preparato con cura. Quel silenzio la snervava.
“Com'è che non parli? Sì sono stata gelosa è assurdo lo so, ma ti ho aspettato tanto..”.
Non riuscì a finire, un pianto violento la colse interrompendo il suo discorso. Lui la tranquillizzò:
“Stupida, sono tornato prima perché volevo farti una sorpresa, invece ti ho ritrovata dai Carabinieri…”.
La donna gettò le braccia al collo del marito, riempiendolo di baci.
“Aspetta Cristina, un attimo amore, ho un regalo per te”.
La donna prese la busta, la aprì con foga…
“Cristina, amore, cosa c'è.. non ti piace?  Ho pensato ad una notte speciale, se non ti piace nero o non ti piacciono le paillettes dorate…”.

Giuseppe Calì

 


 
 
 
 
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