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Il divino potere dei mantra

Fra le differenti tecniche di elevazione e perfezionamento spirituale approdate in Occidente dalla tradizione religiosa e mistica orientale, senza dubbio tra le più diffuse vi sono i mantra. Un mantra è un insieme di sillabe, lettere, frasi o suoni ripetuti in un certo modo, con una certa frequenza e in genere in numero di volte stabilito. Va però aggiunto che ogni scuola prevede modalità proprie. Essendo una pratica di origine specificatamente indiana, la stragrande maggioranza dei mantra è in lingua sanscrita (considerato un idioma sacro). Tuttavia esistono numerosi mantra in arabo, cinese, aramaico (che è la lingua con la quale dovrebbe essere recitato il mantra “Padre nostro”) e altre lingue. La ripetizione continuata di determinati suoni produce specifici effetti mentali, spirituali, magici o di altro tipo.
Il motivo per il quale l'Occidente abbia accolto così favorevolmente questo tipo di pratica spirituale, risiede essenzialmente nel fatto che è estremamente difficile per un occidentale raggiungere stati di profonda calma spirituale con le classiche tecniche yogiche che esigono, generalmente, stati di equilibrio psicofisico statico. Il mantra, invece, permette di raggiungere una profonda serenità mentale attraverso lo scandirsi dinamico di suoni riprodotti identici a se stessi, per lungo tempo. Un mantra è innanzitutto una vibrazione come, secondo la teoria induista, è vibrazione l'intera creazione (OM). La capacità di un allievo è quella di farsi uno con la vibrazione che produce volontariamente attraverso la voce. Questo produrrà effetti se verranno rispettate determinate regole.
In Occidente le pratiche mantriche sono state studiate anche in ambito medico-scientifico e sono stati dimostrati i vantaggi psico-fisiologici di tale antica tecnica religiosa. Tuttavia, è inutile avvicinarsi alle tecniche mantriche senza una profonda devozione verso l'oggetto di riferimento a cui il mantra si indirizza e nei confronti del mantra stesso. Un atteggiamento positivista volto alla rilevazione di vantaggi puramente empirici, non porta ad alcun risultato (in questa direzione è possibile al limite cogliere stati di tipo ipnagogico). In Italia sono numerose le scuole e i gruppi religiosi che insegnano e divulgano il loro specifico mantra.
1) Tra i più diffusi mantra vi è certamente il Nam-myoho-renge-kyo della Soka Gakkay, un'associazione buddista giapponese ormai planetariamente diffusa, che vede tra i suoi associati l'ex calciatore Roberto Baggio e la cantante afro-americana Tina Turner. Il Nam-myoho-renge-kyo è un mantra sorto in Giappone ad opera di un monaco, Nichiren Daishonin, attorno al 1200 d.C. Secondo il religioso, l'autentico buddismo è sintetizzato in questo mantra. È sufficiente recitarlo per una vita (il buddismo prevede com'è noto la reincarnazione) per raggiungere l'illuminazione e dunque la liberazione dal samsara (ossia dal ciclo di nascita e morte). Se praticato correttamente, questo mantra apporta grandi benefici sia alla sfera spirituale che a quella materiale. Il Nam-myoho-renge-kyo, a differenza di altri mantra, risulta del tutto inefficace se recitato mentalmente. Ho potuto verificare un'esaltazione del potere di questo mantra se associato a particolari tecniche di concentrazione nei chakra (che sono i sette centri energetici del corpo umano).
2) Un altro mantra molto diffuso in Occidente è quello degli Hare Krishna. Rispetto al primo è piuttosto lungo: Hare Krishna/Hare Krishna/Krishna Krishna/Hare Hare/Hare Rama/Hare Rama/Rama Rama/ Hare Hare. Questo mantra si intrecciò intimamente con la storia degli hippies in America. Fu infatti divulgato negli Stati Uniti da A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada, un monaco di notevole carisma, proprio negli anni in cui la contestazione degli anni sessanta esplodeva prepotentemente. Anche George Harrison dei Beatles fece parte della Società Internazionale per la Coscienza di Krishna (questo il nome del gruppo religioso). Alla pratica di questo mantra fu associato in quegli anni l'uso del peyote (il “fungo magico” dei nativi d'America), LSD e altri allucinogeni che a detta di alcuni potenziava le possibilità introspettive del mantra. Molto più probabilmente l'effetto ipnotico del mantra andava ad associarsi con l'effetto chimico degli stupefacenti. Prabhupada, comunque rifiutava nettamente l'uso di droghe. Il mantra viene cantato anche in gruppo e accompagnato da strumenti e danze. Il movimento fisico tuttavia impedisce, secondo molti maestri, di cogliere stati di profonda estasi perché la mente resta legata ai sensi e dunque privata della possibilità di rivolgersi verso la propria interiorità. A differenza del Nam-myoho-renge-kyo, è efficace anche se recitato mentalmente. Ma ho potuto verificare che il mantra Hare Krishna perde la sua efficacia successivamente ai rapporti sessuali (anche per un paio di giorni). È molto importante cantare questo mantra in gruppo. Se infatti lo si cantasse da soli e si venisse colti da uno stato estatico, cantare un mantra così lungo risulterebbe difficoltoso e sarebbe niente altro che un impedimento al fluire naturale dell'estasi. Un'interessante evoluzione di questo mantra prevede il cantare mentalmente Hare durante l'inspirazione e Krishna durante l'espirazione.
Oltre a questi vi sono moltissimi mantra segreti, tenuti celati per secoli e secoli, e reperibili soltanto presso sperduti monasteri indiani e tibetani (ancora oggi la stragrande maggioranza dei mantra è sconosciuta alle masse). Il motivo di tale segretezza risiederebbe nel potere magico di alcuni di questi e nel cattivo uso che persone non elevate spiritualmente potrebbero farne. Qualche occidentale, in primis l'inglese Arthur Avalon ha potuto conoscerli e qualcuno di questi è trapelato. Questi particolari mantra sono da praticare solo sotto la guida di un maestro esperto. Talvolta, infatti, possono sorgere effetti indesiderati e difficilmente gestibili da un principiante come ad esempio stati angosciosi, psicotici, di malessere fisico (o anche di peggio). Il noto Swami Rama in un suo famoso libro, ha raccontato le spaventose allucinazioni dovute alla pratica di un mantra segreto vietatogli severamente dal suo Guru, ma che volle egualmente sperimentare. Anche dalla tradizione mistica ebraica (Kabbalah), recentemente sono trapelati mantra fino a poco tempo fa accessibili solo ad una ristretta cerchia di rabbini.
Ci sono comunque delle regole da non dimenticare per il reale successo di una pratica mantrica. Tra le più importanti, è necessaria una forte e monolitica concentrazione rivolta al mantra, il controllo della mente (affinché il pensiero non “salti” da un oggetto all'altro) e la cura dell'ambiente nel quale si pratica: è importante eliminare qualsiasi fonte di rumore o distrazione. Senza il silenzio non è, infatti, possibile ascoltare i suoni dell'anima che si armonizzano e sorgono dalle divine melodie del mantra.

Luca Canapini



 

 


 
 
 
 
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