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Giovanni Santi e la Cappella Tiranni

Un importante restauro a Cagli, a cura della Confindustria Pesaro-Urbino

E' stata presentata presso la sede di Confindustria Pesaro Urbino l'importante opera di restauro della Cappella Tiranni, che si trova a Cagli nella Chiesa di San Domenico, di cui il Comitato Cultura di Confindustria Pesaro Urbino ha deciso di farsi carico.
“E' un'attività, quella del Comitato Cultura che ci riempie di orgoglio e riconferma l'attaccamento degli industriali della nostra provincia per il territorio in cui operano”: con queste parole il Presidente di Confindustria Pesaro Urbino Andrea Ugolini ha voluto testimoniare l'apprezzamento per un'attività che vede la “sua azienda” insieme a quelle di  molti industriali impegnate a supportare economicamente il recupero delle opere d'arte della provincia. “Il Comitato Cultura – ha detto il Direttore Generale Salvatore Giordano – è nato dall'entusiasmo e dall'amore per l'arte di Gastone Bertozzini della TVS di Fermignano, che ha saputo coinvolgere altri colleghi industriali in questa meritoria iniziativa”. E Alberto Mazzacchera, Vice Sindaco di Cagli che ha segnalato al Comitato Cultura la necessità di un'opera di ripristino dell'affresco della Cappella Tiranni, considerata il capolavoro di Giovanni Santi, padre del grande Raffaello, ha spiegato che “la Cappella Tiranni, nel 2009, farà parte del percorso espositivo Da Giovanni Santi a Raffaello, evento che avrà il suo  alveo in Urbino. Sarà un momento importante per gli amanti dell'arte e di grande visibilità anche per Cagli, che custodisce importanti capolavori ed è sempre in grado di stupire i numerosi turisti che la visitano ogni anno”.
L'opera di restauro della Cappella Tiranni sarà coordinata personalmente dalla Soprintendente per i Beni Artistici e Storici delle Marche di Urbino, Lorenza Mochi Onori. “L'affresco di Cagli – ha detto la Soprintendente – rappresenta il punto di tangenza della pittura del Santi con quella del figlio Raffaello. Perché la matrice della pittura di Raffaello è senz'altro urbinate, avendo egli ereditato la bottega del padre. Una bellissima foto dell'affresco della Cappella Tiranni è contenuta anche nel Catalogo della Mostra su Raffaello che si è tenuta a Londra presso la National Gallery un paio di anni fa e sta ad evidenziare l'importanza attribuita all'opera del Santi”.


La chiesa di San Domenico a Cagli

Nella vasta aula della chiesa di San Domenico a Cagli c'è la nota Cappella Tiranni la cui decorazione fu affidata da Pietro Tiranni a Giovanni Santi e che Pungileoni considerava "il suo capolavoro" indicandola come la "bell'opera che fu l'estremo di sua possa". Passavant, dal canto suo, affermava che "questa pittura è senza dubbio l'opera più grandiosa e più bella che ci sia rimasta del Santi, il quale valeva assai meglio nell'affresco che nella tempera, poiché qui il disegno è più largo, il colorito più armonioso e nelle carni più vivo".
La cappella è, fin dal secolo scorso, una delle mete dei viaggiatori inglesi che transitano lungo la Flaminia. D'altronde Austen Henry Layard aveva pubblicato fin dal 1859 per conto della “Arundel Society” una monografia intitolata “Giovanni Sanzio and his fresco at Cagli”, tradotta in italiano solo nel 1994. Tutta la concezione dell'altare (le lesene e le colonne, con tracce di una decorazione pittorica a fogliame, poste su alti piedistalli che sorreggono le mensole ove poggia un arco a tutto sesto con forte aggetto) elegante ed armoniosa, si direbbe opera del Santi. Nei due tondi dei pennacchi dell'arco, immediatamente sotto il fregio dipinto a motivi classici dell'architrave, è l'Annunciazione. Nella parete di fondo sono poi la Sacra Conversazione e la Resurrezione di Cristo.
Al centro di un'architettura sapientemente collegata a quella esteriore, la Madonna col Bambino dritto sulle ginocchia, è attorniata da quattro figure di Santi. La Vergine con il crine riannodato da un velo,  è assisa su di un trono marmoreo dal cui architrave, decorato con tre fioroni dorati, pende una corona  d'oro gemmata. Eleganti sono le mensole e i piedistalli a fogliami dorati, nonché le decorazioni a candelabri dei due pilastri. Il trono è poi arricchito da festoni che pendono da ambo i lati, mentre il solo sedile è ricoperto da un ricco tessuto. 
Alla sinistra del visitatore, vestito con una preziosa tonaca e sopraveste di tessuto e ricami dorati, e con il viso rivolto al popolo, è San Pietro che mostra la chiave d'oro legata a quella d'argento.  Segue San Francesco riconoscibile per le stimmate dalle quali partono dei raggi dorati con il modesto saio dal rude cordone a tre nodi che simboleggiano i voti di povertà, castità ed obbedienza. Il poverello d'Assisi reca pure in mano il crocifisso che in questo caso si direbbe elevato quasi a protezione del vicino angelo, che ha  ali lumeggiate d'oro ed una veste preziosa quanto leggera. Questa creatura celeste che con espressione vivace volge lo sguardo verso il visitatore, è tradizionalmente ritenuta il ritratto di Raffaello all'età di nove anni, anche se recentemente il Varese ha ipotizzato che il Santi gli abbia dato le sembianze del suo primo figlio morto.

Gli influssi di Mantegna e del Perugino

Dopo la Madonna, nella quale si è inteso ravvisare un forte influsso del Perugino dimenticando gli esempi marchigiani dei crivelleschi, è San Tommaso d'Aquino distinguibile rispetto a San Domenico per il piccolo sole che splende sul petto. Infine è l'emaciato San Giovanni Battista, il cui volto secondo alcuni sarebbe l'autoritratto del Pittore, e al quale era in antico dedicata l'odierna chiesa di San Domenico in Cagli. Sul pavimento le ampolle utilizzate per la Santa Messa, alludono al sacrificio del Cristo mentre la fiamma della candela, posta al centro del semicerchio idealmente realizzato dagli astanti, sta ad indicare la possibilità della vita eterna attraverso la fede nonché la resurrezione resa possibile dal sacrifico del Salvato¬re. In linea con la candela accesa è poi in alto il Cristo Risorto davanti al sepolcro tra due ale di soldati, con corazze di foggia tipicamente quattrocentesca e secondo taluni feltresca, immobilizzati dallo straordinario evento. Nel vedere le sei guardie il Passavant annotava che erano disposte "in varie posizioni e scorti bellissimi da emulare il suo amico Melozzo da Forlì, che Giovanni ammirava, massimamente per quella sua arte di scortare le figure". E' stato evidenziato dal Varese, il collegamento esistente tra questa parte di affresco e la Resurrezione che il Perugino dipinse più tardi, precisamente intorno al 1496 (il Santi muore nel 1494), per il monastero di San Pietro, e che oggi si trova al museo di Rouen.
Infine al centro del sottarco è il Cristo benedicente, tra un coro di angeli musicanti. La coppia di angeli di sinistra canta e suona un triangolo ed un liuto, mentre quella di destra reca un cornetto diritto ed una ribecca di taglia soprano, quest'ultima impiegata in particolare nelle danze o abbinata nel canto al rispettivo registro vocale. La datazione tradizionale ai primi anni '90  viene anticipata dal Varese al periodo 1481-1484. Se così fosse al Santi andrebbe allora tributato il merito di aver fatto "confluire nell'operare figurativo che si esprimeva nelle Marche il respiro ed i modi più larghi che aveva appreso a Firenze e a Roma". Diverse opere del Santi, nelle quali è evidente la rigorosa applicazione delle regole della prospettiva, deriverebbero dalla cappella di Cagli che in questo caso potrebbe essere "considerata il manifesto e la dichiarazione d'intenti che il pittore, da poco rientrato nella propria regione, rende pubblica ed enfatizza come proposta per il futuro". Si tratterebbe per il Varese di "un'opera capitale" che non può essere considerata "l'opera postrema che riassume la sua attività, come tutti hanno voluto, ma invece la prima opera del rinnovato modo di fare pittura. Ove il Santi tenta di far incontrare i modi tradizionali, ‘cortesi', presenti nella regione con le esperienze che altrove si svolgevano, non per un meccanico ammodernamento ma invece per costruire dall'incontro un modo nuovo di far pittura". Resta dunque aperto il dibattito sulla Cappella Tiranni del Pittore che aveva assunto quale punto di riferimento il Mantegna, ovvero l'artista nel quale "si fondono, con esiti alti, i due tronconi nei quali era divisa, a parere del Santi, la cultura figurativa del suo tempo: il filone cortese e quello prospettico di matrice toscana" (Rossi, I, p. 100-3, II, p. 10; Pungileoni, 1822, p. 37-42; Passavant, 1882-1891, p. 316-7; Michelini Tocci, 1961; Fachechi, 1994, p. 69-75; Varese, 1994, p. 63-81; Varese, 1994, p. 234-7).

Il monumento funebre a Battista

Accanto alla Cappella è, poi, un'altra opera di Giovanni Santi. Si tratta del monumento funebre che Pietro Tiranni fece erigere nel 1481 per accogliere il corpo  della moglie Battista. Pietro Tiranni era  particolarmente stimato dai Montefeltro al punto che a lui nel 1502 venne assegnato in cura il piccolo erede designato Francesco Maria della Rovere, durante l'invasione del Ducato d'Urbino da parte del Valentino. Pietro dal canto suo ebbe a seguire poi Francesco Maria "infin che fu in età da sapersi reggere da se stesso". Stretti erano poi i rapporti con i Della Rovere tanto che nel 1506 il pontefice Giulio II fu ospitato dai Tiranni nel loro palazzo in Cagli. Si tratta del palazzo che fu poi acquisito dai Carpegna e del quale si intravede uscendo dalla chiesa di San Domenico, l'elegante loggia che si affaccia lungo via Lapis (Atanagi, 1562, p. 269-70, Gucci, IV, p. 45, Rossi, III, p. 100-3; Mazzacchera, 1997). A contatto, dunque, anche con gli artisti attivi presso la Corte urbinate, Pietro  da incarico a Giovanni Santi, padre di Raffael¬lo Sanzio,  di dipingere il Cristo nel sarcofago fra  San Gerola¬mo e San Bonaventura per il monumento funebre della moglie Battista Tiranni. In particolare è nel volto oblungo del Cristo dai tratti duri quasi legnosi, cinto da una corona di spine di colore verdastro, che si rileva l'influsso fiammingo. Ne era rimasto molto colpito lo stesso Passavant il quale annotava "che la bellissima testa del Salvatore ha una viva espressione di dolore". 
Interessanti sono anche le figure dei due santi che affiancano il Nazzareno  dagli occhi chiusi e la fronte insieme alla ferita del costato grondante di sangue. Colpisce la veste cangiante e la barba minuziosamente descritta di San Gerolamo, che rappresentato come un'asceta mostra un sasso nella mano destra mentre con la sinistra, chiusa a pugno, si batte il petto. Poche sono le annotazioni prospettiche, anche se l'andamento volutamente concavo della parete contribuisce all'idea di profondità dello spazio. Lo sfondo turchese sul quale un tempo si stagliavano le tre figure sembrerebbe essere stato invece  intenzionalmente asportato in un secondo tempo,  cosicché la scena pietosa raffigurata assume accenti di maggiore tragicità. Durante il restauro del 1994 (sponsorizzato dalla Provincia di Pesaro e Urbino) sono state, infatti, rinvenute piccole porzioni di colore turchese e questo spiegherebbe il motivo per cui oggi il libro di San Bonaventura, che allude alla biografia di San Francesco d'Assisi dallo stesso scritta, si confonde con il fondo stesso. Proprio San Bonaventura da Bagnoregio imporrebbe di spostare la data dell'esecuzione dell'affresco, che dovette essere di poco successiva al 1481, anno di costruzione del monumento funebre. Questo santo francescano infatti  fu canonizzato solo il 14 aprile del 1482. L'affresco è comunque considerato come il primo databile, eseguito dal Santi dopo il suo ritorno nelle Marche, e secondo il Varese costituisce "una proposta che riassume parte della produzione e della attività precedente", riferendosi in proposito alla serie degli “ecce homo”.

Comitato scientifico di Confindustria Pesaro Urbino

Prof.ssa Anna Maria Benedetti Pieretti
Prof. Alberto Berardi
Prof.ssa Anna Maria Ambrosini Valentini
Prof.ssa Grazia Calegari

Le aziende aderenti al Comitato Cultura di Confindustria Pesaro Urbino

Alluflon Spa
Autolinee F.lli Bucci Urbino Pesaro Srl
Benelli Armi Spa
Costruzioni Giuseppe Montagna
Della Chiara di Della Chiara Igino & Paolo Snc
Eden Viaggi Spa
Fiam Italia Spa
Fox Petroli Spa
IFI - SPA
Imab Group Spa
Immobiliare A.M. srl.
INDUSTRIE PICA Spa
ISA Spa
Mulazzani G.&G. Spa
Nuova T.C.M. Srl
Pershing Spa
Renco Spa
SIFA Spa
TVS Spa
Valpharma International Spa
VIET Spa
Wally Europe
Xanitalia Srl


 
 
 
 
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