A distanza di sei mesi dalla scomparsa, Aspes SpA rende omaggio al grande ceramista Bruno Baratti dedicandogli l'ormai tradizionale calendario edito delle Farmacie Comunali di Pesaro. E' la prima edizione di un progetto triennale (firmato da Viviana Bucci in collaborazione con Elio Giuliani) che prevede la realizzazione di calendari dedicati alla decorazione nella ceramica pesarese. Questo calendario, stampato in 10 mila copie e distribuito gratuitamente in tutte le farmacie comunali di Pesaro, riproduce i dodici mesi dell'anno: piatti di grande pregio realizzati dall'artista alla fine degli anni '80.
Bruno Baratti, nato il 31 dicembre 1911, è stato uno degli interpreti del Novecento pesarese. Quello di Baratti può essere definito un “istoriato moderno”, dove l'antica tradizione pittorica pesarese e un'abile sperimentazione si uniscono in un rinnovato linguaggio. La sua bottega è stata una piccola e silente esposizione di ceramiche d'arte. Il carnevale è stato uno dei temi più frequentati da Baratti accanto alla maternità, a soggetti religiosi e pagani e a scene di vita marinara e contadina.
"Un folletto se n'è andato"
Da ultimo non usciva più di casa ed era già plurinovantenne. In quest'anno 2008 se n‘è andato. Ho voluto sentirlo quasi fino all'estremo, anche se la memoria svaniva ogni giorno di più, e quando ormai da qualche anno il suo bel laboratorio in Piazza Collenuccio a Pesaro aveva il portone chiuso. Lo salutai per l'ultima volta dal portone dell'adiacente palazzo, dove abitava, suonando il campanello e parlando al citofono. Già non si ricordava più di me, saranno passati da adesso cinque anni, e soltanto quando aggiungevo il nome di Faenza avveniva l'illuminazione. (…)
Baratti, forse, fu il più eccellente o fra i più eccellenti della sua generazione non solo per una rilettura rigeneratrice della maiolica dipinta ma anche per i contenuti favolistici, mitologici, popolari dall'origine, per almanacchi e lunari, non popolarizzati dall'aulico voglio dire ma che provenivano dai conti, dalle fole, dalle radici e poi da certi esiti tardi del Novecento, senza dubbio, che situerei fra il fossombronate Anselmo Bucci e il misterioso, e ben altrimenti intrigante francese Balthus. Spiritello com'era, Baratti aveva delle buone antenne e le sue qualità le seppe mettere all'opera da giovanissimo, e a coniugarle. Poi, gli riusciva di far sorgere dal fuoco opere tecnicamente perfette in modo che non così spesso se ne vedono nei secoli stessi del massimo splendore della maiolica. Una fusione mirabile fra i vari elementi, processi fisico-chimici, mineralogici di grande poesia, che si lascian controllare da buoni, accorti domatori del fuoco come Baratti. Ne sono un esempio questi stessi “Mesi dell'anno”, fortunatamente acquisiti dalla Fondazione della Cassa di Risparmio di Pesaro. (…)
E' appartenuta a questa sfera, a questa atmosfera, anche il saluto che gli è stato dato in Cattedrale a Pesaro dove si è tenuta come riservata una piccola riunione di persone proprio amiche, e vi si coglieva qualcosa come una tenerezza diffusa, una mestizia trattenuta, e la giornata d'azzurro e di sole conciliava piuttosto con il ricordo dell'esuberanza del defunto. Mi sono soltanto più volte ripetuto, anche quel giorno soffermandomi sul sagrato della chiesa, che la scomparsa di Bruno Baratti sigillava veramente la fine di un'epoca, di secoli, della nostra storia, di una civiltà che potevamo credere inarrestabile. Quando rifacciamo la storia di quel che di tutti noi riprese a vivere alla fine della seconda guerra mondiale, ci si rende conto che l'artigianato con l'arte segnarono la possibilità di risorgere dalle peggiori situazioni. Quel che poté fare l'opera di Baratti con quella di altre personalità, un po' in tutta Italia, appartenne ad una grande opera collettiva al di là delle stesse presenze individuali, oltre le soggettività degli stessi particolari talenti.
(Tratto dalla presentazione di Gian Carlo Bojani)