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Le storie sotta la Volta d'Santa Vendra (fine)

Gli agenti segreti di Sua Maestà

Un episodio che va assolutamente ricordato è quello degli agenti segreti di Sua Maestà Britannica che, per conto di sua sorella la principessa Margaret, contattarono il conte Mario dei Rastelletti. Un giorno mentre il conte Mario passeggiava in via Rossini, dopo aver fatto la solita tappa al bar di Capobianchi, venne avvicinato da due persone che con fare circospetto, parlando con un forte accento inglese, si spacciarono per agenti segreti di Scotland Yard. Gli domandarono subito informazioni sulle sue reali intenzioni nei riguardi della sorella di Sua Maestà, la Regina d'Inghilterra. La risposta del conte Rastelletti fu chiara è sintetica: aveva bisogno di soldi per essere all'altezza del rango che la principessa Margaret rappresentava, dopodiché avrebbe potuto andare a trovare la sua amata.
I due cosiddetti agenti segreti promisero che si sarebbero rifatti vivi nei giorni successivi per cercare di esaudire le sue richieste. Passati infatti alcuni giorni, i due agenti di Scotland Yard diedero appuntamento al conte Mario dei Rastelletti in Piazzale della Repubblica, proprio di fronte al cinema Astra. A questo incontro, per dimostrare la veridicità della cosa, portarono una grossa busta con tanti spaghi legati con altrettanti bolli di ceralacca per sigillarne il contenuto. Nella busta c’era un vaglia postale (fac-simile di quelli di San Antonio) del valore di un milione di sterline, intestato al conte Mario dei Rastelletti e pagabile solo alla Banca d'Italia di via Rossini. Con quei soldi avrebbe potuto raggiungere la sua amata Margaret in Inghilterra.
Prima di passare alle vie di fatto, ovvero alla riscossione del vaglia, i due agenti di Sua Maestà Britannica insistettero con un'ultima richiesta: quella di non parlare con nessun impiegato una volta entrato negli uffici bancari; avrebbe dovuto conferire solo ed esclusivamente con il direttore generale della Banca d'Italia. Ciò detto, il conte Mario si avventurò nella banca e, con nobile e sicuro portamento, si mise alla ricerca del direttore generale. Dopo essersi trattenuto per circa un'ora e mezza all'interno dell'edificio, ad un certo punto si vide il Rastelletti uscire indietreggiando lungo i gradini esterni della Banca d'Italia, inveendo a più non posso contro il personale che l'aveva buttato fuori in malo modo; e, insultandoli, li minacciava di far intervenire gli agenti di Scotland Yard per il mancato pagamento del milione di sterline.
Passato questo sfortunato momento, un bel giorno il conte Mario ricevette una lettera dalla "sua" principessa (scritta dai soliti buontemponi pesaresi). Nel testo della lettera si poteva leggere quanto segue. “Carissimo Conte Mario, Lord Snodow mio marito, mi tratta ogni giorno peggio: mi tiene segregata! Sono impossibilitata a raggiungerti: vieni tu in Inghilterra!”
Ricordo che in un malinconico mattino di autunno una leggera nebbia si alzava svogliata e, tra le folate del leggero manto brumoso, proprio all'altezza dello stabile della monta dei cavalli di Sanchietti dove c'era l'ultimo "eroico" cordaio, spuntò il conte Mario dei Rastelletti. Era vestito con quel suo cappotto nero che molte volte aveva rivoltato; portava appresso una valigetta di cartone legata con uno spago, aveva la barba lunga di almeno quattro giorni e altrettanti erano i giorni che non mangiava. Si seppe poi che il Rastelletti, racimolando i suoi pochissimi risparmi e con la pensione che aveva giorni prima riscosso, si era comprato un biglietto del treno per raggiungere la sua amata Margaret in Inghilterra. A Ventimiglia fu bloccato e rimandato indietro. Infatti la pazzia che lo aveva contraddistinto e che fu compagna imperterrita della sua avventurosa vita, gli aveva negato la possibilità di avere un passaporto.
Questa fu l'ultima volta che vidi Mario Rastelletti. E’ vissuto a Santa Veneranda dal 1959 al 1971 per poi trasferirsi in convivenza al numero civico 215 di Corso XI Settembre. Finché in un triste giorno dell'anno 1975, nello stesso mese in cui era nato 79 anni prima, alle ore 5,15 del mattino moriva senza aver potuto coronare il suo sogno: abbracciare la sua principessa Margaret. Addio conte Mario! Ti ricorderò sempre con quel tuo bonario sorriso e quel tuo elegante portamento. Ovunque tu sarai, se la tua strada verrà intralciata da un qualsiasi ostacolo, tu fagli: jop jop…drinn drinn… “At salùt Rastlett”.

Giuliano De Angelis


 
 
 
 
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