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A proposito del Terzo Millennio

Il Calendario di San Giuseppe

Non accenna a placarsi la polemica circa il momento di inizio del "Terzo Millennio". Nonostante l'evidenza aritmetica per cui, non esistendo un anno "zero", la fine del secolo (e in questo caso del millennio) arriverà solo il 31 dicembre del 2000, alcuni autorevoli scienziati sostengono invece che il nuovo millennio è già iniziato dopo la mezzanotte del 31 dicembre 1999. Questo è anche il parere del professor Zichichi, condiviso dal noto fisico e politico pesarese Francesco Grianti, docente all'Università di Urbino, di cui pubblichiamo un originale intervento sulla questione.

Era il 6 gennaio del terzo millennio, ed erano passati un numero strabiliante di femtosecondi (un femtosecondo è un milionesimo di miliardesimo di secondo) dall'istante di Plank, la culla del Big Bang da cui ha vagito il primo istante temporale di questo universo. Di cosa pensassero del tempo, Caldei, Egizi e filosofi antichi e moderni nulla importava all'inarrestabile freccia del tempo, l'unica grandezza fisica che l‘uomo non riuscirà mai ad invertire, soggetta solo all'implacabile legge di accrescimento dell'entropia. "Panta rei" (tutto scorre) , diceva Eraclito, "panta rei" gli devono fare eco i superveloci cibernauti di Internet di oggi e di domani.

Il tempo è inarrestabile ma il tempo è una grandezza fisica e come tale misurabile, come lo spazio, la massa o la velocità: insomma come tutte quelle grandezze che la fisica misura e da cui risale alle leggi naturali. La vera fisica nasce con Galileo e, guarda caso, proprio il tempo scandito dalle oscillazioni di una lampada nel Duomo di Pisa lo porta a concepire il primo vero strumento per la sua misura, il pendolo. Recentemente il settimanale L'Espresso riportava l'opinione di Umberto Eco, che tra l'altro di pendoli se ne intende, sul fatto che il secondo millennio non sarebbe finito col 31 dicembre del '99, ma che finirà col 31 dicembre del 2000.

Non sono un esperto di calendari e di definizioni storico-umanistiche del tempo; vorrei solo sapere quale data San Giuseppe avrebbe scritto sul suo diario il giorno 6 gennaio per ricordare l'arrivo dei Re Magi. La fisica, contando il tempo trascorso dalla nascita di Gesù, che per comodità supponiamo avvenuta il 1° di gennaio, vorrebbe che si scrivesse 06/00/00 e cioè 6 giorni, 0 mesi e 0 anni. Anche oggi, nell'anno 2000 (se questo è il 2000) alla data dell'Epifania si dovrebbe scrivere 06/00/2000 dato che sarebbero trascorsi 6 giorni e 0 mesi del 2000. Ma la fisica è nata dopo, e anche se i mesi sono 12 e dovrebbero partire da 0 a 11, l'uomo li ha numerati da 1 a 12 e quindi a gennaio scrive 06/01/2000 sbagliando secondo la fisica.

Per capirci meglio, supponiamo di andare in merceria a comprare 6 centimetri di stoffa e di dover scrivere la quantità di stoffa da comprare in centimetri, decimetri e metri, con la stessa notazione dei giorni, mesi e anni di una data. Scriveremmo 06/00/00 o 06/01/01? Chiederemmo al venditore 6 centimetri di stoffa, 0 decimetri e 0 metri o 6 centimetri del primo decimetro e del primo metro di stoffa?

Concludendo, per la fisica gennaio sarebbe il mese 0 e dicembre l'11, e se San Giuseppe ha scritto 06/00/00 la data fisica dell'ultima Epifania era 06/00/2000 e il secondo millennio è già trascorso. Se invece San Giuseppe ha scritto 06/01/01, la data fisica dell'ultima Epifania è 06/00/1999 e manca un anno al terzo millennio. Cosa avrà fatto San Giuseppe? Forse aveva altro a cui pensare ma le date di oggi esprimono il tempo trascorso solo se si conosce come scriveva la data San Giuseppe.

Francesco Grianti

Lettera da Modena

Il Capodanno degli emarginati

Siamo ormai entrati nel 2000 e credo che molti di noi non hanno mai pensato di arrivarci; e soprattutto di arrivarci e notare che nulla è cambiato. Non ci nutriamo con delle pillole, non facciamo gite nello spazio, ma è quasi giunto il tempo di girare in città, protetti da una mascherina. Infatti in giro per Modena già si vedono molte persone che si proteggono da vari virus girovaganti e da polveri varie, dannose, con una mascherina. Non è ancora il casco galattico di "2001 Odissea nello spazio", né portiamo uno scafandro, ma se continuiamo di questo passo… ci arriveremo. Già il sole stesso è dannoso sulla pelle per via del buco dell'ozono e i bimbi che escono in carrozzina per respirare un'ora d'aria si trovano giusti giusti all'altezza dello sfiato di scappamento delle macchine e si riempiono i polmoni di depositi molto dannosi.

Notiamo, arrivati al fatidico 2000, che il baco famoso non ha recato alcun danno ma ha soltanto costretto coloro che temevano il peggio ad acquistare computer nuovi e spendere quindi più soldi per la propria ditta. Tutti ci siamo premurati di passare da un secolo all'altro (che non è cosa tanto usuale e solita) in modo festoso e allegro. Logicamente mangiando, bevendo, ballando a non finire, giocando e sentirsi storditi il giorno dopo ma… soddisfatti: io fra pietanze, dolci, balli, sovente mandavo il mio pensiero alle persone care, preziose come esempio, che ho lasciato in ospedale. E' servito a poco perché a loro del mio pensiero non è arrivato niente, ma la mia dimensione cambiava ogni volta che a loro pensavo e il proposito dentro di me era: "Si può dare di più". Pensate che ci sono persone in reparto che hanno chiesto di non essere dimesse perché tanto a casa non avrebbero avuto nessuno con cui festeggiare e quindi era senz'altro meglio trascorrere il Capodanno in ospedale, scegliendo il menù e trovare tutto pronto. Un Capodanno nel tepore del reparto ospedaliero, con il letto pulito, il pranzo pronto, qualche persona attorno e un po' di compagnia di persone estranee alla famiglia. Persone che hanno trascorso ottanta e più Capodanni in maniere diverse e sicuramente non hanno mai pensato di trascorrere un giorno il Capodanno in ospedale, così come non ci pensiamo noi.

Questo 2000 ci porta davanti agli occhi tante realtà, appena fuori dall'uscio di casa senza bisogno di andare in Paesi lontani dove la gente muore di fame mentre noi facciamo una spaghettata alle tre del mattino, tanto per completare il tutto. I container delle Marche e dell'Umbria con persone che continuano a vivere in scatole di ferro con tutta la dignità possibile; Sarno con le sue frane, i suoi morti e i suoi vivi disastrati; tante e tante situazioni tristi che ci fanno pensare che dovremmo tutti rimboccarci le maniche fino al gomito e lavorare, anziché discutere come fanno i nostri politici, uno contro l'altro. Non tutto è facile da risolvere ma bisogna cominciare per dare fiducia a chi aspetta. Quanti barboni, quanta gente dorme per strada, mangia quando può… molta gente giovane che il divorzio della famiglia ha lasciato senza casa, senza lavoro e senza dignità. Molti extracomunitari venuti qui con la speranza di trovare la terra promessa, costretti a fare lavoro nero e a vivere una vita "borderline".

Io, come tutti, penso… e se comincio a pensare a fondo a tutto quello che ci sta attorno mi sento male e mi accorgo che posso fare poco. Quante famiglie con figli disabili senza aiuti, genitori meravigliosi che si prodigano all'inverosimile, figli dimessi da manicomi difficili da trattare e da custodire e anche solo (e non è poco) persone che con lo stipendio non arrivano a pagare un affitto di casa e tutto ciò che comporta un bilancio familiare.

Questo è il termometro della società, sono fasce di persone che ci sono sempre state ma ora il vivere è per tanti molto difficile; allora la depressione, le liti, il disaccordo, la non comprensione e a volte le grandi tragedie che chiudono certe disperazioni insopportabili. Che tristezza! Duemila tristezze! Allora mi rifugio nei miei piccoli limiti e cerco di dare quel poco che posso. E' una goccia nel mare di bisogni, ma dobbiamo continuare a fare qualcosa, prima di tutto perché senza quella goccia il mare sarebbe più povero e poi sono proprio tante goccioline messe assieme che formano il mare con la sua ricchezza e la sua grandezza.

Noris Cametti Ponzana

Contropelo

Il 2000 non ci spiazza

I giornali del mese scorso hanno riportato una malinconica statistica americana, che peraltro può anche essere vista in modo positivo: il numero dei decessi negli Stati Uniti è quasi raddoppiato nella prima settimana di gennaio, rispetto allo stesso periodo del 1999. Pare che il fenomeno sia da attribuire alla voglia di sopravvivenza di moltissime persone ammalate o anziane, che volevano a tutti i costi varcare la soglia del 2000, prima di lasciarsi andare definitivamente. La forza di volontà, il desiderio di arrivare a una meta (anche se, in questo caso, puramente simbolica) può liberare energie insospettabili e addirittura prolungare un po' la stessa vita oltre il limite naturale. In altre parole, sembra che la più efficace delle medicine sia il potere della mente sul corpo.

Il fenomeno è notissimo per i medici ed ha illustri precedenti fin dall'antichità: basta pensare al caso di Fidippide (o Filippide), il soldato ateniese che nel 490 a.C., dopo la battaglia di Maratona, portò ad Atene la notizia della vittoria sui persiani con una corsa di 42 chilometri sotto il sole di agosto; morendo subito dopo l'arrivo, a causa dello sforzo compiuto. E' invece di pochi anni fa, in Italia, il caso di un'anziana signora che riuscì a sollevare con le sue sole forze il peso di un'automobile, sotto la quale era rimasto imprigionato il figlio mentre cambiava una gomma: un'impresa inspiegabile dal punto di vista fisiologico.

Abbiamo pensato di confrontare la ricerca americana con la realtà della nostra area geografica. Probabilmente i numeri sono troppo piccoli per avere una validità statistica, comunque questi sono i dati: a Pesaro si sono verificati 54 decessi nella prima quindicina del gennaio 2000, contro 62 nella prima quindicina del gennaio '99;

a Fano 45 (stesso numero del '99); a Urbino 14 (contro 10); ad Ancona 98 (contro 70); a Macerata 38 (contro 30); ad Ascoli Piceno 37 (contro 34); a Rimini 85 (contro 81). Forse anche dalle nostre parti c'è stato un mini-fenomeno di morte rinviata di qualche giorno: salvo che a Pesaro, dove i numeri sono addirittura in controtendenza. Insomma i pesaresi sono così apatici (cioè "senza passioni", secondo la filosofia stoica) da rifiutare anche un piccolo sforzo di volontà per arrivare al nuovo millennio. "Il 2000 non ci spiazza", diceva il manifesto di fine dicembre, presentando il programma per la notte di Capodanno in piazza. Più vero di così...

Alan

I Cristi del 2000

Anno Zero.
E' nato l'uomo Cristo.
Mai prima s'era visto
un uomo in gioventù
lottar contro la schiavitù.
Lui parlava.
Il suo dir era suadente
e la povera gente,
pur con l'atavico timore
l'ascoltava con il cuore.
Non era ricco,
non aveva sesterzi,
ma per gli animi persi
era la speranza.
Lui mai ha tradito,
la gente l'ha seguito.
Tanti schiavi confortò
e la ricchezza disdegnò.
Anno Duemila.
sulla Terra sono tanti
i non benestanti.
Son milioni gli affamati
che in ogni sito son nati,
molti non avran futuro,
il loro corpo affamato
è anche deformato.
Il mondo benestante
di promesse ne fa tante
ma da lor si son visti
sol dei poveri Cristi
che mossi da pietà
fra quella gente va.
Non cercano ricchezza
ma dell'animo la bellezza,
tanta speranza danno
a chi vive in affanno.
Hanno dato in mano
la semenza del grano
e la lenza per pescare
onde poter mangiare
ogni dì
almeno a mezzodì.
Questi Cristi or son tanti,
son la gioia pur dei Santi.

Elio Colonesi

 

Perché quest'anno è bisestile?

L'anno bisestile fu inventato da Giulio Cesare nel 46 a.C. (che per lui era l'anno 708 dalla fondazione di Roma), con l'introduzione del calendario chiamato appunto "giuliano" che fece coincidere l'anno ufficiale con l'anno "tropico": cioè l'intervallo compreso fra due passaggi successivi del sole all'equinozio di primavera. Il suo consulente matematico, l'alessandrino Sosigene, aveva infatti cercato di mettere ordine nel calendario precedente, che a quell'epoca era indietro di tre mesi rispetto al ciclo naturale del sole. Sosigene calcolò che l'anno tropico era di circa 365,25 giorni; suggerì quindi l'introduzione di cicli quadriennali composti di 3 anni di 365 giorni e di 1 anno di 366 giorni per recuperare tutte le frazioni di tempo del periodo. L'anno fu chiamato bisestile a causa del giorno bis sexto da intercalare ogni quattro anni.

Il sistema restò sostanzialmente immutato fino al 1582, allorché il Papa Gregorio XIII, ritenendo che l'equinozio di primavera (21 marzo) non coincidesse più col calendario in vigore, saltò per decreto 10 giorni per recuperare il tempo perduto. E per non far più allontanare l'equinozio dal 21 marzo, ordinò che si sopprimesse il giorno bisesto da tutti gli anni di fine secolo il cui numero non fosse divisibile per 400; oppure (è la stessa cosa) le cui prime due cifre non fossero divisibili per quattro. Quindi il 2000, essendo divisibile per 400, sarà un anno bisestile; a differenza di quanto toccò al 1900, al 1800 e al 1700.

In effetti le più recenti misurazioni hanno calcolato la lunghezza dell'anno tropico in 365,242214 giorni, con una diminuzione di 61 decimilionesimi di giorno ogni 100 anni. Per cui non c'è da preoccuparsi delle correzioni almeno per 4000 anni, quando sarà necessaria la soppressione di un altro giorno bisestile.


 
 
 
 
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