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Sportivi all'occhiello:
Ansaldo Furiassi

Febbraio 2000

Un "duro" al naturale

Una roccia. Se vi capitasse di incrociare Furiassi per strada, attenzione agli urti! Egli infatti risulta di una pasta rara, di quella pasta dei tempi che furono, di quella pasta che anche l'anagrafe stenta a scalfire. Le sue rughe e la sua pelle scura sono l'effetto anche delle sferzate di quel vento di nord intriso di salsedine e di quel sole azzurro, riflesso da marina. Marina e porto in cui Ansaldo ha passato fedelmente una vita. E sotto quella pelle c'è veramente roccia e quercia: sotto forma di muscoli temprati e di volitività tenace. Ci tiene Furiassi a mostrarsi com'è: a fine settembre, col fresco di sera, mi riceve a torso nudo in casa sua, dove un intero stanzino fa bella mostra dei trofei della sua storia sportiva e dove purtroppo cova un dramma mai dichiarato (la grave malattia della moglie); tale situazione familiare contrasta crudelmente col suo entusiasmo, con la sua voglia di continuare a fare, con la sua relativa giovinezza.

Nato a Pesaro nel novembre del 1920, naturalmente avvezzo alle fatiche ed alle esperienze acquatiche, Furiassi cominciò ragazzino ad assaggiare varie esperienze sportive negli sprazzi di tempo che le esigenze lavorative permettevano. Quei mestieri improvvisati furono tanti, sempre diversi a causa del suo spirito ribelle, delle sue estrosità volubili: girò la ruota dei "cordari", provò presso un calzolaio, vendette scarpe, servì nel negozio di alimentari, fu garzone presso un fornaio ("com'erano buoni quei panini freschi, imbottiti di fichi!"), perché a fine settimana si dovevano versare in casa quei dieci soldi, dati i bilanci del babbo pescatore e dato che per molti anni la sua famiglia usufruì della "tessera di povertà" per mangiare alla mensa del Comune ("era una festa con i miei cinque fratelli quando si trovavano i fagioli!").

Già aveva cominciato a sbirciare gli "antenati" del nuoto che si allenavano in quell'ansa di porto dell'odierno squero; c'erano: Donnini, Molaroni, Berti, Cerqueti, Patrignani, Giunta. Fu ovvio che a nove anni cominciò a frequentare la Vis Sauro Nuoto (coi 50 stile libero) e dai 10 anni in poi disputò vari campionati: i Campionati italiani G.I.L., i Campionati italiani Dilettanti, i Campionati italiani Dopolavoro; a Pesaro, ovviamente nel porto, ma purtroppo allora si premiavano solo quelli che scendevano sotto i 35". In parallelo al nuoto cominciò anche l'esperienza calcistica col cugino Zefiro (finito poi con Avanzolini alla Fiorentina ed alla Lazio) con la squadretta del rione porto; come portiere fu anche chiamato nei ragazzi della Vis. Ma il gettone calcistico ebbe breve durata; ecco infatti l'Ansaldo pesarese a 15 anni incrociare i guantoni con i primi coetanei, fino a diventare buon dilettante nel mondo della boxe, dapprima come peso leggero e poi come medio-leggero. Fino al 1939 disputò vari tornei e campionati regionali, militari e nazionali, a Genova, Trieste, Fiume, Bolzano, Rovereto, Milano. In ambito boxistico si fece un nome; peccato per la presenza di quello Zacchini, un po' più grande di lui, che puntualmente lo "chiuse" sia a livello regionale, sia a livello di rappresentativa nazionale. Concluse la sua carriera di pugile con un totale di 76 incontri, di cui 40 vittorie e 5 pari. Poi la chiamata militare, nell'arma dei Carabinieri, in un periodo strategicamente non proprio pacifico.

Le particolari doti di velocità di Furiassi gli permisero di assaggiare con soddisfazione nuove esperienze atletiche. Allora era consuetudine ripartirsi in varie discipline sportive, al contrario di oggi in cui vengono esasperate sia la precocità, sia la specializzazione sportiva; fino a quando forse la spirale storica dello sport opterà di tornare alle origini... Eccolo, allora, militare, gareggiare in atletica con le Forze Armate al trofeo "B. Garinei" del '40 nell'italiana Fiume: 3° nei 100 metri con 11" netti, 5° nel peso, 4° nel lungo. Eccolo ancora in piscina nei Campionati italiani della Milizia, dove ottenne eccellenti piazzamenti. Ma la campagna bellica in Montenegro lo vide "fortunatamente" solo ferito e poi trasportato con nave-ospedale successivamente a Bar, a Podgoriça, a Bari; infine a Foggia ed al Celio di Roma. Finita la guerra, in città (come dovunque) vi fu un vuoto: sociale, istituzionale, sportivo, organizzativo. Ma tanti giovani, come Ansaldo, covavano ancora ricordi e bellicosità agonistiche; quando in quel deserto un certo Belli volle organizzare una dimostrazione pugilistica in funzione divulgativa, risposero all'appello Cioppi, Zacchini, Bezzicheri, Della Santina, Furiassi ed altri, ma non ci fu un seguito per penuria logistica. Allora l'ex pugile Lauro Mattioli convinse (ma c'era bisogno?) Furiassi a ripresentarsi al Campionato regionale, dove arrivò alla finale, purtroppo disertata per infortunio.

Guardando qualche servizio televisivo l'indomito Ansaldo captò il podismo; memore del suo passato in pista, provò a buttarsi su distanze medie (nonostante le sue tendenze velociste), fino alle maratonine, con piazzamenti incoraggianti e vittorie di categoria. In tale periodo podistico Furiassi ebbe ulteriori stimoli sportivi dalla pratica natatoria dei figli; riassaggiò quindi anche la piscina (dall''85) ed il mare, ottenendo vittorie di categoria, pur a mezzo servizio con la corsa. Corsa sempre più impegnativa per l'aumento delle distanze di allenamento e di gara: inevitabilmente cominciò infatti le maratone (dalla prima di Russi, passando per le tre di New York, a tutt'oggi sono state 14, col miglior tempo del '92 in 3 h e 24'); con tanta voglia di non smettere, in barba a quei dolori di schiena.

Oggi Furiassi, ex carabiniere, ex vigile sanitario della Provincia, è ancora smanioso di vincere nella nuova categoria dei Master '80 e si vanta per come si ritrova, nonostante gli anni, sia fisicamente, sia mentalmente. Cresciuto tra gli stenti, tra i pasti saltati e "senza Nutella", ha un concetto pietoso delle nuove generazioni di cui commisera l'agiatezza, la stanchezza, il bighellonamento e la frequente trasgressione gratuita; e si chiede: "questa gioventù avrà la tempra giusta da opporre alle svariate difficoltà della vita?".

Furiassi: una quercia. Oggi nessuno più si premura di piantar querce e quasi nessuno più si cura di costruirsi "quercia" in funzione duratura. Lui, che ancora si impone di eseguire la giusta dose giornaliera di esercizi fisici, è lì a ricordarci che potrebbe ancora farlo ciascuno di noi.

Massimo Ceresani

 


 
 
 
 
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