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La pubblicità ingannevole

Si può dire, ormai, che la pubblicità sia parte integrante della nostra vita. Ogni giorno siamo “bombardati” da numerosissimi messaggi pubblicitari, nelle più diverse e svariate forme: in televisione, alla radio, su Internet, nel telefonino (attraverso i messaggini Gsm), nella cassetta delle poste (stampe, depliants), per strada (cartelloni, fiancate degli autobus), nei quotidiani e nelle riviste. Considerato che il mercato dell'offerta è caratterizzato da una enorme varietà di prodotti e alternative (molti dei quali sempre più tecnologici) c'è il rischio che il consumatore si trovi “spaesato”. Di qui l'esigenza di tutelarlo, tramite le legge, nei confronti della pubblicità ingannevole, cioè quella pubblicità che può indurre in errore la persona alla quale è rivolta. Vediamo, brevemente, alcune regole fissate dalla legge (D.lgs 74/92) in materia: 1. La pubblicità deve essere palese (cioè chiaramente riconoscibile come tale), veritiera e corretta; ed è vietata ogni tipo di pubblicità subliminale, cioè quella che condiziona una persona con stimoli che vengono percepiti dal suo subcosciente, ma non dall'occhio o dall'orecchio consciamente. 2. Le legge considera ingannevole la pubblicità quando questa si riferisce a prodotti che possono mettere in pericolo la salute e la sicurezza dei consumatori e non ne dà opportuna notizia inducendo, pertanto, questi ultimi, a trascurare le normali regole di prudenza. 3. E' sempre ritenuta ingannevole la pubblicità che, rivolta a bambini ed adolescenti, può anche indirettamente minacciare la loro sicurezza o abusare della loro naturale credulità o mancanza di esperienza; o quella che, utilizzando bambini ed adolescenti in messaggi pubblicitari, può abusare dei naturali sentimenti degli adulti per i più giovani. 4. Più in generale va valutato caso per caso quando la pubblicità possa ritenersi ingannevole avendo riguardo in particolare: alle caratteristiche dei beni o dei servizi pubblicizzati, quali la loro disponibilità, la natura, l'esecuzione, la composizione, il metodo e la data di fabbricazione o le modalità della prestazione, l'idoneità allo scopo, gli usi, la quantità, la descrizione, l'origine geografica o commerciale, oppure i risultati e le caratteristiche fondamentali di prove o controlli effettuati; al prezzo o al modo in cui esso viene calcolato e alle condizioni alle quali i beni o i servizi vengono forniti; alla categoria, alle qualifiche e ai diritti dell'operatore pubblicitario quali l'identità, il patrimonio, le capacità, i diritti di proprietà intellettuale e industriale ecc. 5. Tale valutazione, ovviamente, non è affatto facile. A titolo di esempio si può ricordare che è stata considerata ingannevole: la pubblicità recante informazioni non veritiere sulla categoria e sulle caratteristiche dell'albergo, inserita in catalogo di viaggio organizzato; quella che, pur qualificando il prodotto a base di argilla e chiarendo che non si tratta di medicinale, presenta un cosmetico come idoneo a risolvere alcuni problemi di carattere ortopedico che invece possono essere affrontati ed eventualmente risolti solo con un intervento chirurgico o farmacologico. 6. Da ricordare, ancora, che i termini “garanzia”, “garantito” o altri analoghi possono essere usati nei messaggi pubblicitari solo se accompagnati dall'indicazione del contenuto e delle modalità della garanzia offerta. Per i messaggi di breve durata, tali indicazioni devono essere riferite in modo sintetico nel messaggio e devono essere fornite attraverso l'esplicito rinvio ad un testo facilmente conoscibile dal consumatore, che le contenga integralmente. Cosa può fare il consumatore di fronte ad una pubblicità che ritiene ingannevole? a) In ogni caso, singolarmente o tramite le associazioni dei consumatori, può fare ricorso all'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per fermare la diffusione del messaggio pubblicitario. L'Autorità, se ritiene ingannevole la pubblicità, vieta quella non ancora portata a conoscenza del pubblico o la continuazione di quella già iniziata e, può, inoltre, disporre la pubblicazione della decisione nonché di una apposita dichiarazione di rettifica in modo da impedire che la pubblicità ingannevole continui a produrre effetti. b) Può anche richiedere l'intervento del Giurì di Autodisciplina Pubblicitaria. E' un organismo privato che ha la funzione di applicare il Codice di Autodisciplina Pubblicitaria (contenete, in ogni caso, tutti i medesimi principi sanciti dal D.lgs 74/92) sottoscritto dai principali operatori nel campo della pubblicità e che, quindi, può vietare la diffusione della pubblicità considerata ingannevole. c) Se la pubblicità è causa di un danno economicamente valutabile e dimostrabile può chiedere il risarcimento dei danni secondo le regole indicate dal codice civile.

Antonio Fraternale


 
 
 
 
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