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Febbraio 2001 / Opinioni e Commenti
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La prima Messa di Pasqua
Il 15 aprile ’79 nel ricordo di una scrittrice greca
È Pasqua ed io, rassegnata a non recarmi in chiesa per la mia malferma salute, avvolta in una totale solitudine, cerco rifugio e consolazione nella Santa Messa di Pasqua celebrata per la prima volta da Papa Wojtyla, trasmessa dalla TV, seguita da una marea di persone, in piazza San Pietro. Osanna, un pullulare di fazzoletti che sventolano come colombe, grida gioiose: “Viva il Papa! Viva il Papa!” - E applausi! Affettuose e calde espressioni verso il nuovo Pontefice Karol Wojtyla. Lui, evidentemente commosso, con le braccia aperte sembra abbracciare tutti, senza discriminazioni di colori, nazionalità, classe. Chiama tutti fratelli, e lo dice in modo tale e con voce così profonda che non lascia il minimo dubbio che voglia essere il padre, il fratello, l'amico di tutti gli esseri umani del mondo intero. Vorrebbe fermare le guerre, l'odio, le discriminazioni e, perché no, stuzzicare la “benestante indifferenza” verso chi soffre, chi ha bisogno. Poter essere dove è il male e l'odio per cancellarli, e al loro posto mettere gioia e pace. I miei occhi lucidi dalla commozione, lo vedono come il buon pastore che con affetto cerca le sue pecore per riportarle nell'ovile: come insegnò Cristo. Dopo la Santa Messa, spengo il video, ma vedo ancora l'immagine bianca del Papa benedicente e sento la sua voce. Sento una gioia intima e incosciamente mi rivolgo a Lui, perché la sua persona ha fatto rifiorire in me tanti fatti della mia vita, e dico: “Santo Padre, nel mio Paese, quando una persona vuole ringraziarne un'altra, per averle donato un bene, una gioia spirituale, la benedice pure da lontano. Ma ora come si fa? Io di fronte alla sua persona sono troppo ”nulla” per innalzare la mia voce e benedirla, ma se ciò mi viene concesso, allora io, per la commovente liturgia che mi ha donato, per la gioia che mi ha fatto sentire in questo giorno della Resurrezione, per la pace che ha steso nel mio cuore, la benedico dal profondo della mia esistenza. E lei Santo Padre, benedica me! Preghi Gesù di darmi coraggio e serenità per poter meglio affrontare le tante difficoltà, le tristezze e malattie che mi opprimono. ”Dio sia lodato!” Terminata questa mia, diciamo, trasmigrazione spirituale, il mio pensiero vola intenso e triste a mio marito, lo vedo nel suo duro lavoro in mare e non in buona salute; sarà anche lui triste nel sapermi sola. Con quanta nostalgia le ali del pensiero mi portano alla mia Patria! Quanti ricordi del passato mi riappaiono e fanno rivivere la gioia che provavo quando vedevo scorrere le acque del vecchio ma sempre nuovo fiume della mia città, nel contemplare gli alti monti, le verdeggianti colline, i prati ricamati di viole e i frutteti in fiore che inebriavano con i loro profumi. Quanto cari mi sono ancora gli amici dell'infanzia. Ed ecco anche il mio marmoreo Partenone: faro luminoso e avanguardia del sapere umano, che di notte diventa ancor più arcano quando l'avvolge la luce lunare. E' veramente un miraggio incantevole sospeso nel cielo, sopra la città di Atene. Pian piano svaniscono i ricordi e le immagini del passato e mi torna davanti, prepotente ma soave la cupola di San Pietro: maestosa, quasi soprannaturale dentro la splendida cornice festosa dei fedeli, è come un'aureola per quel Papa venuto da lontano, come Lui si è definito. Rivivo l'attimo in cui il Santo Padre ha fatto gli auguri di Buona Pasqua in molte lingue; e timidamente si scusa per la sua pronuncia italiana non perfetta… Ma quando fa gli auguri ai suoi connazionali sorridendo precisa: “Questa lingua la conosco bene!”- La folla esplode in un delirio di grida: “Viva il Papa! Viva il Papa Wojtyla!” - Tra i tanti gruppi spiccava quello dei suoi compattrioti polacchi nei loro costumi nazionali e si innalzavano canti. Arrivò il momento in cui fece gli auguri anche nella mia lingua, in greco, e le lacrime rigarono il mio viso calde e copiose. “Cristos anesti!- disse il Papa – cioè “Gesù resuscitato”, “Cristos anesti” - ripeto anch'io facendo il segno della croce. Oh, Papa Wojtyla, non scorderò mai né questa splendida giornata di primavera, che con il suo tepore e i suoi freschi colori abbracciava la variopinta moltitudine, né la solenne liturgia della Resurrezione, né Voi nell'alto della Vostra benedizione. Come mai potrò dimenticare la bontà umana e la fede cristiana dell'allora Monsignor Roncalli, sostato brevemente in Atene alla chiesa cattolica di San Dionisio. Santo Padre, desidero confessarLe che io sono battezzata: In nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo con il rito cristiano ortodosso. Ma come persona libera e responsabile dico che non sono né ortodossa, né cattolica, né protestante o altro… ma una pecorella del gregge del Cristo perché, le differenze e le divisioni le hanno create gli uomini non Iddio e nemmeno Cristo. Padre Wojtyla le auguro un lungo papato pieno di opere buone e grandi!

Demetria Mitsatsou
(Tuli)


 
 
 
 
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