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Il muratore peruviano

Sono arrivato in Italia nel 1992 con un breve permesso di soggiorno, che quando è scaduto mi ha trasformato in un clandestino dato che io sono rimasto, essendo venuto per lavorare. Nel mio Paese, il Perù, la situazione è difficile ed il lavoro non si trova o è pagato una miseria. Mia sorella viveva già in Italia da anni ed è stata lei all'inizio ad aiutarmi per pagare il viaggio. Ho trovato un lavoro come manovale per otto mesi, ma avevo grossi problemi per trovare una casa, per la lingua, per abituarmi al clima ed alla mentalità del posto, anche perché pensavo in un'accoglienza migliore e perché nel mio Paese facevo il commerciante e mai in vita mia avevo preso in mano una pala ed un piccone. È stato un periodo in cui ho sofferto molto. Poco dopo, durante un controllo, la polizia mi diede un decreto di espulsione, cosa che, sommata a tutto il resto, mi portò quasi alla disperazione. Ma mi posso considerare fortunato perché trovai una famiglia italiana che conoscendomi mi volle aiutare e mi fece un contratto per lavorare come tuttofare presso la loro casa. Intanto per rispettare il foglio di via dovetti tornare al mio Paese ed aspettare nove mesi, tormentato dal dubbio di non poter rientrare in Italia, ma infine ottenni il visto per tornare e lavorare. Quel giorno per me terminò un incubo che mi aveva angosciato per anni. Ma proprio questa grande sofferenza subita e la convinzione che le persone con forza di volontà, coraggio per migliorare e grande voglia di lavorare, indipendentemente dal Paese di provenienza, riescono ad ottenere gli obiettivi che vogliono raggiungere, mi diedero una grande forza interiore e la possibilità di dare una svolta alla mia vita. Dopo sei anni di lavoro presso la famiglia che mi aveva aiutato, dove facevo lavoretti extra ed imparavo tante cose nuove, e dopo aver conosciuto una peruviana che divenne la mia compagna, decisi di fare un grande salto e di mettermi a lavorare in proprio. All'inizio non fu facile, perché il lavoro scarseggiava e le persone avevano poca fiducia: situazioni che lentamente migliorarono sempre più, mentre io mi compravo i mezzi, gli attrezzi e tutto ciò che mi serviva per il lavoro. Alla fine, anche grazie all'aiuto dell'Ufficio Stranieri del “Centro Italiano di Solidarietà”, riuscii nel mio intento di essere titolare di una mia propria impresa edile. Purtroppo alcuni stranieri anonimi, poiché invidiosi, mi denunciarono accusandomi di falsi reati riguardanti il mio lavoro: fu un episodio che mi addolorò moltissimo, ma mi convinse ancora di più che persone buone e cattive esistono in tutte le razze. Oggi sono titolare di un'azienda edile, che gode di grande fiducia, che vince gare di appalto e che è molto stimata. Stiamo costruendo decine di appartamenti, ho circa 15 operai che dipendono direttamente da me più varie squadre di operai che assumo al bisogno. Circa metà dei miei dipendenti sono italiani, gli altri stranieri. Per me la nazionalità di una persona non conta nulla, quello che pretendo quando assumo una persona sono altre cose: onestà, precisione, puntualità, rispetto per gli altri, voglia di lavorare e collaborare; tutti quei requisiti che ho sempre preteso da me stesso. Oggi dunque, dopo aver sofferto molto, posso finalmente dire di essere una persona soddisfatta e contenta della mia vita.

Antonio


 
 
 
 
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Lo Specchio della Città - periodico per la Provincia di Pesaro e Urbino - Redazione: tel. 0721/67511 - fax.0721/30668 - E-mail:info@lospecchiodellacitta.it

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