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Febbraio 2003 / Opinioni e Commenti
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Shoah: il giorno della memoria

La barbarie anti-ebrei

Il 6 aprile del 1987 l'ex Presidente dello Stato di Israele Herzog, portando con sé una pietra estratta sulle colline di Gerusalemme, la depositò come simbolo della memoria nel campo di sterminio di Belsen-Bergen e disse: “Non porto con me né il perdono, né l'oblio, solo i morti possono perdonare, i vivi non hanno il diritto di dimenticare”. La Repubblica italiana, con la legge n. 211, ha riconosciuto il 27 gennaio il giorno della memoria, della Shoah. In quel giorno ho ricordato più intensamente l'ideologia che ha creato i forni crematori, una invenzione mostruosa del nazismo per la “soluzione finale” del popolo ebreo. Ho ricordato il fanatismo e l'irrazionalità che hanno alimentato i miti antiebraici, i pogrom, i gulag sovietici (un'altra vergogna della storia) e altri fatti e misfatti come le foibe, la foresta di Katin in Polonia, dove furono massacrate e fucilate persone perché contrarie all'ideologia comunista. “Per non dimenticare” è stato lo slogan di tante manifestazioni, di tanti dibattiti, ma credo che la memoria debba costantemente essere riportata all'attenzione della gente, dei giovani, proprio perché essa non significhi qualcosa di perso nel passato, qualcosa da archiviare. Auschwitz, Buchenwald, Dachau, Sachsenhauser devono servire da lezione, non dobbiamo dimenticarli, anche se il ricordo è triste e doloroso. Dobbiamo continuare a ricordare ciò che è accaduto durante la seconda guerra mondiale, anche se sono convinto che la tragedia ebraica non si ripeterà più, perché oggi gli ebrei hanno uno Stato che li difenderà e questo Stato, piaccia o non piaccia, si chiama Israele. Non dimenticare significa anche essere solidali, senza ambiguità, con coloro che oggi combattono e muoiono per liberarsi di persone e organizzazioni terroristiche che tornano a seminare terrore, stragi e che minacciano l'avvento della terza guerra mondiale. Sono giovani che combattono per un mondo migliore e che muoiono come i ragazzi venuti a perdere la vita nella nostra Patria e in Europa sotto varie bandiere, compresa quella bianco-celeste con la stella di Davide, affinché ognuno di noi, compresi quelli che bruciano la bandiera americana e israeliana, potessero vivere liberi. Termino inviando a tutti i lettori del periodico Lo Specchio della città un saluto che in Israele viene ripetuto milioni di volte al giorno: Shalom!

Galliano Nabissi
Presidente
Associazione Amicizia Marche-Israele

 

Non ripetiamo questi orrori

E' giusto e necessario tramandare il ricordo della Shoah, come pure delle altre manifestazioni dell'antisemitismo, del razzismo, dell'intolleranza etnica, politica e religiosa, i cui crimini hanno segnato e continuano a segnare la storia dell'umanità, anche in epoche ed in aree geografiche che ci ostiniamo a definire "civili". Ma il valore della memoria sta nella sua efficacia "educativa": ricordiamo quegli orrori perché vogliamo che essi non si ripetano ancora, perché ci ostiniamo a coltivare la speranza di un mondo da cui la guerra e la violenza siano definitivamente bandite. Chi si richiama alla Shoah dovrebbe, nei suoi comportamenti, anticipare la realizzazione di questo ideale di convivenza, e non certo utilizzarla come un alibi per continuare nella logica della violenza e dell'oppressione. Israele è uno Stato come gli altri ed il suo governo deve essere giudicato laicamente per i suoi comportamenti. Il fatto che i suoi cittadini siano in maggioranza ebrei e che gli ebrei abbiano subìto millenni di persecuzioni, culminate nella Shoah, non può giustificare comportamenti violenti ed oppressivi nei confronti di un altro popolo. Chi critica il governo di Israele non può essere additato come antisemita: sono forse antisemiti i pacifisti israeliani ed ebrei, o i tanti cittadini di Israele che dissentono dall'operato del loro governo? E i "refusers", cioè i militari che rifiutano per ragioni di coscienza di partecipare alle azioni nei Territori (occupati, non dimentichiamolo, in spregio alle risoluzioni dell'ONU)? Condannare l'operato di Sharon - che una commissione del Parlamento israeliano giudicò corresponsabile dei massacri di Sabra e Shatila nel 1982 - non significa giustificare il terrorismo palestinese. Quest'ultimo deve essere anch'esso condannato, anche se non può essere ignorata la realtà di miseria e di disperazione in cui esso affonda le proprie radici. Ma non è certamente ammissibile che all'assassinio di persone innocenti si risponda assassinando a propria volta altri innocenti. In questo modo non si va verso la pace e la sicurezza, ma si alimenta un spirale di odio e di violenza che può portare solo a nuovi lutti e ad un ulteriore imbarbarimento del conflitto. L'unica speranza risiede in quelle persone e in quei gruppi - sia Israeliani che Palestinesi - che continuano nonostante tutto a ricercare il dialogo ed il negoziato come unica via per una convivenza basata sulla giustizia e sui diritti.

Alberto Milazzo
già Consigliere comunale dei Verdi


 
 
 
 
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