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Politici allo Specchio: Palmiro Ucchielli

Il Presidente nella caricatura di Ernesto D’Angelo: "Il fiore all’Ucchiello della Provincia".

IL GUSTO DI GOVERNARE

Gli piace moltissimo la parola “governare” con tutti i suoi derivati: attività di governo, esperienze di governo, responsabilità di governo. Considera i politici gli unici abilitati a decidere e a dare direttive sugli obiettivi da realizzare, mentre alle strutture amministrative e dirigenziali spetta solo il compito di eseguire correttamente gli ordini: perché gli eletti sono i titolari del potere decisionale in quanto scelti dal popolo. In altre parole sono gli “unti del Signore”. Si alza alle sei del mattino e arriva in ufficio alle sette e mezza perché si considera un presidente operaio: Stachanov (il leggendario minatore sovietico che nel 1935 stabilì un record individuale di estrazione del carbone nel bacino del Don) era un dilettante rispetto a lui, che lavora 14 ore al giorno, week-end compreso. Interviene quasi quotidianamente (a volte anche più volte nella stessa giornata) sui mezzi d'informazione, assistito da uno stuolo di addetti stampa. Nel giro di  dodici ore è stato protagonista in diretta di un lungo programma televisivo serale; e ha risposto a “radio unificate”, il mattino seguente, alle domande dei giornalisti. Sta persino pensando di comprarsi un tratto dismesso della Ferrovia, esercitando un diritto di prelazione.
Per chi si mettesse solo ora all'ascolto, precisiamo che non stiamo parlando di Silvio Berlusconi, ma di Palmiro Ucchielli: presidente della Provincia dal 1999 e ben intenzionato a restarci (elettori permettendo) almeno per due mandati: quindi ben oltre la scadenza naturale del 2004. Per arrivare al palazzo di Viale Gramsci, con il 52,4% dei voti già al primo turno, ha rinunciato a un confortevole scranno di senatore del PDS (allora partito di maggioranza) anche se è rimasto senatore a vita, perché con questo titolo firma ancora tutte le sue comunicazioni. Dichiara di conoscere il territorio della provincia come le sue tasche e questo è sicuramente vero. Nato a Cavallino (vicino a Monte Fabbri) 53 anni fa, ultimo di sei figli di una famiglia di contadini, ha lavorato fin da ragazzo come operaio di mobilifici e poi alla IFI di Umberto Cardinali fino al 1980. E' stato assessore e poi sindaco di Colbordolo per otto anni; assessore ai Lavori Pubblici della Provincia per sei anni; segretario provinciale del PCI/PDS fino al 1994; deputato, eletto nel collegio di Fano, per due anni; senatore per tre anni. Sposato, con due figlie, vive da sempre a Bottega di Colbordolo. Oggi controlla i 67 Comuni del territorio dalla scrivania del suo ufficio manageriale (incastonata tra due bellissimi quadri di Anselmo Bucci e di Salvatore Fiume), rispettato da tutti e forse temuto da qualcuno, nonostante uno stile quasi ostentato di trasparenza e di disponibilità all'ascolto. Quando una ragazza ha pubblicato sullo Specchio un articolo contro la caccia (“Un bosco senza Ucchielli”), si è procurato da solo il numero di telefono e l'ha chiamata personalmente a casa per tranquillizzarla.
La sua chilometrica giornata di lavoro gli permette di dedicarsi anche a una considerevole attività epistolare. Non si contano più le sue lettere agli esponenti del governo centrale (compreso il presidente del Consiglio), per non parlare di quelle inviate al governo regionale e ai grand commis dell'amministrazione pubblica: nella sola giornata del 31 gennaio scorso ha scritto al suo abituale cliente Berlusconi (e, per conoscenza, al ministro Letizia Moratti) a proposito dell'Università di Urbino; e al ministro Gasparri sulle tariffe di spedizione postale agevolata (bacchettandolo anche il giorno dopo per il decreto sull'inquinamento elettromagnetico). Recentemente, nelle pagine regionali del Carlino, sono apparsi in un solo numero ben quattro articoli a sua firma o comunque a lui riferiti: di questo passo l'informazione dell'antica testata bolognese rischia di essere ribattezzata Il Resto del Palmiro.

Non so se debbo chiamarla Presidente o Governatore; per consuetudine giornalistica quest'ultimo termine spetta solo ai presidenti di Regione.
E' un termine usato in modo improprio, perché governatori siamo tutti: il sindaco, il presidente della Provincia, il presidente della Giunta regionale. Ognuno governa il suo territorio, come previsto dalla Costituzione.

Per diventare governatore ha lasciato l'incarico di senatore: comandare è più divertente che legiferare?
Quando mi sono candidato per la Provincia ho promesso che avrei lasciato il Senato in caso di elezione: anche se non ci credeva nessuno. Certo non è stata semplice la decisione di dimettermi dalla “Camera dei Lord”. L'ho fatto perché amo molto la mia provincia e sentivo di avere la necessaria esperienza di governo, istituzionale e politica per realizzare molte idee che avevo in testa a favore dei cittadini. Dal punto di vista del prestigio e del trattamento economico è stato invece un pessimo affare: perché ho triplicato il lavoro e ho dimezzato la paga.

Impressioni della vita da parlamentare?
E' stato un grande onore e una grande emozione sedermi su quei banchi che hanno visto passare i protagonisti della nostra storia. Pensi che, alla Camera, la sorte mi ha assegnato la stessa casella postale di Palmiro Togliatti! Come membro della commissione Difesa mi sono occupato di temi molto delicati in materia di sicurezza e di politica estera, ho rappresentato il Senato al Quartier generale della Nato a Bruxelles e ho partecipato a varie missioni informative negli Stati Uniti. Ho contribuito alla stesura di leggi importanti, come quelle sulla trasparenza delle Istituzioni pubbliche; sull'abolizione della leva e l'ingresso delle donne nelle Forze Armate; sulla riforma dell'Arma dei Carabinieri come quarta Forza Armata dello Stato; sul finanziamento del Rossini Opera Festival e del Conservatorio di Pesaro.

Tornando al governo locale, siete accusati di aver rifiutato la trasformazione dell'Ospedale S. Salvatore in Irccs (Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico) che avrebbe potuto dirottare su Pesaro ingenti risorse finanziarie.
Questo  è un tema tutto politico, che ha poco a che vedere con la salute dei cittadini. Non dimentichiamo che la Regione sta investendo 120 miliardi di vecchie lire sull'ospedale di Pesaro, che hanno consentito l'evidente salto di qualità osservato negli ultimi anni. La ventilata trasformazione in Irccs mi è sembrato un tentativo da parte del governo centrale di gestire direttamente le strutture del S. Salvatore, senza garantire risorse aggiuntive. Non si vedono neppure i famosi 20 miliardi all'anno, per tre anni, decisi durante la riunione del G8 a Genova per il progetto della Scuola di Talassemia e che potrebbero essere erogati in varie forme, indipendentemente dall'Irccs. Tanti hanno pensato che stavamo rifiutando un filone d'oro. Le assicuro che io ho una sufficiente esperienza amministrativa e politica per capire dove c'è l'oro… In realtà si è fatta soprattutto propaganda mediatica e illusionistica che ha creato inutilmente tensione tra le forze politiche, tra i cittadini e all'interno dello stesso ospedale. Il professor Lucarelli è sempre stato aiutato con cospicui finanziamenti, anche dopo il suo pensionamento e nonostante la presenza di un altro primario nel reparto di Ematologia. Ci auguriamo che continui a svolgere tra noi la sua importante missione scientifica che comprende anche un ruolo di solidarietà internazionale, addirittura con riflessi sulla politica estera dell'Italia.

Però avete “scaricato” il direttore generale Ilja Gardi quando si è delineato il suo contrasto con la Regione…
Questo invece non è un caso politico, ma personale. I dirigenti pubblici sono nominati per decreto per realizzare gli obiettivi fissati dal governo in carica; e naturalmente possono essere revocati quando si interrompe il rapporto di fiducia. Non si può convivere con una situazione in cui un dirigente si pronuncia e si attiva costantemente in modo opposto a quanto decide l'autorità politica. Sarebbe successa la stessa cosa in qualsiasi Società privata: anzi sarebbe successo molto prima.

Molti sostengono che dopo la creazione delle Regioni si dovevano abolire le Provincie: apparati burocratici che duplicano le funzioni esistenti.
Queste polemiche fanno solo perdere tempo. La Provincia (come previsto dalla nuova legge costituzionale) è responsabile di un livello di programmazione ad area vasta per il coordinamento di una serie di interventi, per esempio in tema di mobilità, trasporti, pianificazione urbanistica, difesa del suolo e delle reti idriche: sono tematiche che non possono essere affrontate separatamente da una miriade di Comuni. La Regione è troppo distante dalle esigenze quotidiane dei cittadini: il suo ruolo è quello della legislazione e della programmazione che consenta di armonizzare le specificità del territorio.

Quando si è accorto di essere quasi un sosia di Lenin?
Mi è stato fatto notare la prima volta durante il servizio militare che svolgevo ad Altamura, vicino a Bari, in un battaglione punitivo di carristi.

Punitivo?
Sì, perché a quell'epoca i comunisti erano guardati a vista, come pericolosi sovversivi. Per lo stesso motivo non mi hanno preso nell'Arma dei Carabinieri, che mi piaceva molto. In seguito questa somiglianza mi ha provocato non poche situazioni curiose. Ricordo ancora lo stupore di Raissa Gorbaciov mentre mi stringeva la mano a Mosca durante le manifestazioni di Italia 2000; per non parlare delle facce dei generali della Nato. Sia in Russia che in Cina molta gente mi fermava per strada, dopo un attimo di smarrimento.

Gli ambientalisti le contestano di favorire i cacciatori.
Assolutamente no. Per me andare a caccia è un modo di vivere il contatto con la Natura, ma mi sta a cuore anche la tutela del patrimonio faunistico, come prevede la legge 157 del '92. Chi è ideologicamente contro la caccia pensa che non dovrebbe essere consentita mai, ma non mi pare giusta neanche questa “caccia ai cacciatori”. Noi abbiamo sempre avuto una gestione molto attenta dell'equilibrio della fauna selvatica e siamo una delle province con la più alta percentuale di parchi e di riserve naturali dove non è consentito il prelievo venatorio.

Micaela, la sua prima figlia, è fidanzata con Massimo Ambrosini. E' diventato tifoso del Milan?
Sono sempre stato milanista fin da ragazzo, quindi non è cambiato niente. Ero un grande ammiratore di Rivera e sono stato molto felice di ritrovarlo come vicino di banco in Parlamento. Abbiamo anche lavorato insieme quando lui era sottosegretario alla Difesa e io ero membro della Commissione Difesa.

Tra i presidenti della Provincia il mandato più lungo (13 anni) è stato quello di Vito Rosaspina. Vuol battere anche questo record?
Non posso batterlo come durata perché adesso la legge non consente più di due mandati. Vorrei tentare di batterlo dal punto di vista delle cose fatte per la modernizzazione della provincia. Almeno ci provo…

Alberto Angelucci


 
 
 
 
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