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Carnevale: un messaggio di vita

La foto è tratta dall'archivio di Gianfranco Antonioni
Intervista ad Alberto Berardi, Presidente dell’Ente Manifestazioni

Lei è fra i non molti intellettuali che credono nel valore culturale delle manifestazioni carnevalesche. Vuole provare  a convincere anche noi?

 

A Fano, presso l'Archivio di Stato, è consultabile un documento del 1347 in cui  vengono elencate le spese fatte per correre il Palio di carnevale. In un altro documento del 1425 si legge  una supplica per un inconveniente verificatosi durante il Gioco carnevalesco delle ventracce. In una supplica del 1453 si trova invece traccia per la prima volta della figura emblematica del “Pupo”, il fantoccio che dopo l'epifania del Giovedì Grasso viene bruciato in Piazza Grande il Martedì Grasso per espiare simbolicamente le colpe di gola e di sesso commesse dalla comunità nei sei giorni di licenza. Nello Statuto della Città del 1450 infine è scritto: “Stabiliamo e fortemente vogliamo che ogni anno nella domenica carnisprivi si corra un Palio”. Questo per richiamare gli attestati storici per il Carnevale di Fano. Ma il Carnevale è universale e nel corso dei secoli ha attratto e sedotto innumerevoli artisti. Tra i grandi, Lorenzo il Magnifico, Goya, Brueghel, Berlioz, Paganini, Goldoni, Goethe ed infiniti altri. Per secoli la stagione teatrale in tutte le Marche si è aperta di Carnevale. Dalle feste dionisiache dell'antica Grecia si è diffuso in tutta Europa, e dall'Europa nel mondo, incontrando la cultura africana in America Latina e nei Caraibi, con risultati sconvolgenti per la musica ed il ballo. Nel corso della sua vita bimillenaria ha combattuto battaglie epiche contro i moralismi confessionali ed ideologici riuscendo sempre a sconfiggerli per il messaggio di vita di cui è intrinsecamente portatore. Perché, e qui termino citando J. Wolfgang Goethe: “Il Carnevale è una festa che il popolo dà a se stesso”.

Come mai un fenomeno di tale ampiezza storica e geografica non ha avuto dagli studiosi l'attenzione che merita? Gli studi sul Carnevale si contano infatti sulle dita di una sola mano.

Francamente non so spiegarmelo neppure io. Ci provo elencando una serie di cause. 1) Il fenomeno è proteiforme: non facile da arpionare. Ogni secolo, ogni cultura ha lasciato qualcosa sul substrato originario. Per esempio nel Martedì Grasso del 1600, a Campo dei Fiori, venne bruciato vivo Giordano Bruno ed il Papa regnante era il fanese Clemente VIII Aldobrandini. A Romans nel 1580 si attese il Carnevale per far precipitare la cittadina nel dramma sanguinoso narrato da Le Roy Ladurie e così via…  2) Il Carnevale non si capisce se non lo si vive. Oggi è possibile viverlo solo in pochi luoghi. 3) Gli studiosi in genere amano più la morte della vita. 4) Tutti indossiamo ogni giorno una o più maschere per nasconderci agli altri ed a noi stessi; quella carnevalesca è fatta per svelarsi. 5) La cultura è elitaria e snobba tutto ciò che è popolare 6) Il Carnevale muore ogni anno per risuscitare l'anno successivo. E' il trionfo dell'effimero. 7) Quello di Carnevale è un tempo non tempo, è “Intervallum Mundi” 8) Oggi il rito, la festa di popolo, le mascherate si intersecano con momenti molto prosastici come la promozione turistica e la vendita dei biglietti di ingresso alle sfilate dei carri.

Quindi anche lei è d'accordo con lo studioso spagnolo Julio Caro Baroja quando sostiene che il Carnevale, quello di una volta, è morto?

Il Carnevale è sopravvissuto a guerre, epidemie, carestie, persecuzioni. Non sarà certo la civiltà industriale a decretarne la fine; si limiterà a cambiare faccia, o meglio maschera. A Fano per esempio abbiamo abolito il biglietto d'ingresso, abbiamo riportato buona parte delle manifestazioni nell'affascinante Centro storico; abbiamo realizzato mascherate tratte dai grandi quadri del passato come “El Pelele” di Goya o “La  lotta tra il Carnevale e la Quaresima” di Brueghel; abbiamo qualificato il “getto”, reminiscenza dell'antico rito di fecondità, le sfilate di carri (l'antico cursus navalis?) si svolgono per tre domeniche consecutive in un contesto di forte suggestione caratterizzato dalle mura malatestiane e dalla Porta Augustea; abbiamo ridato dignità culturale al tutto con convegni, concerti, spettacoli, proiezioni cinematografiche, mostre, pubblicazioni, con il recupero della gastronomia carnevalesca legata al maiale. Infine, meraviglia delle maraviglie, abbiamo coinvolto il Premio Nobel per la letteratura Dario Fo, il più sensibile tra gli artisti contemporanei al sentire popolare: che nel solco dell'antico rito e della storia cittadina ha innervato la sua particolare sensibilità per la vita e l'amore scrivendo un'apposita sceneggiatura per uno spettacolo multiplo all'aperto che renderà storica l'edizione 2003 del nostro Carnevale.

 

Silvano Clappis


 
 
 
 
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