A proposito di Via Milite Ignoto, ho scritto una volta della campana funebre della chiesa di Loreto che non era certo un motivo di allegria per la gente, anziani in particolare. Sarà un caso ma da un po' di tempo non si sentono più battiti lenti e monotòni ma una successione di quattro toni a tempo, non dico vivace, ma andante. E' già un miglioramento, anche se personalmente eliminerei del tutto la campana funebre: insomma, se ci si crede, ognuno almeno una volta al giorno un pensiero ai defunti lo rivolge. Dice, ma perché, ti fa impressione, hai paura? Sì, e mica c'è da vergognarsi, almeno credo. Comunque grazie al parroco, don Giuseppe.
Certo che il richiamo alla nostra caducità è ben presente nella nostra città dove nei punti strategici, dove c'è il passaggio della gente, anche dei turisti, la pubblicità delle imprese di “Funeral services” sono ben visibili. La stessa AMI non ha avuto problemi ad inserire nei suoi autobus, sotto una scritta che inneggia alla vita tranquilla, riposante che si può godere a Pesaro, anche la pubblicità delle imprese di cui sopra. Come per dire: “vivi pure sereno in questa città, che poi quando sarà ora c'è chi penserà a te…”. Mah!.
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Tornando al buon don Giuseppe bisogna dire che questo parroco è molto amato e stimato dai suoi parrocchiani e uno dei principali motivi è il suo modo di dire messa, veloce ma preciso, come le sue prediche apprezzate per il contenuto e la brevità. Io non sono in grado di dare giudizi, non vado alla messa “grande” delle 11,30; non amo le messe affollate, troppa gente appiccicata, rumore di fondo, bambini a non finire irrequieti e chiassosi. Vado un po' di volte al Duomo, a mezzogiorno, c'è l'omelia di don Gino, niente male, qualche volta un po' lunga, ma d'altra parte se in una settimana stai in chiesa un quarto in più... (penso che sarebbe questa la sua giustificazione). C'è della buona musica, un ottimo organista, un coro veramente affiatato e pregevole, con gradevoli sonorità. Avevo smesso di andarci quando imperavano le insopportabili chitarre con le parole delle preghiere ridotte a testi di canzoni country-western, ancora più insopportabili!
Mi piace andare nella Cappella di San Terenzio a fare due chiacchiere col nostro Patrono quando non è invasa da bambini parcheggiati per consentire a turno ad uno dei due genitori di ascoltare la messa. Si sta in pace, silenzio, poche distrazioni, mi colpiscono quelle persone che lì a volte vedo pregare con grande intensità e devozione.
Meno distrazioni, dicevo, perché a volte, in fondo alla chiesa, a parte i soliti bambini frignanti e urlanti, mi viene da scommettere su quante persone rispettano l'invito a non passare sopra i cristalli posti qua e là nel pavimento. Non è che io sia misogino, non ce l'ho col gentil sesso, ma sono loro in maggioranza, tacchi a spillo o stivali, a ignorare tranquillamente il divieto. E sempre a proposito dell'altra metà del cielo, sarò da psichiatra, ma il fatto è che molte donne vanno alla messa abbigliate per poter poi andare in giro, vedersi con gli amici, sfoggiando toilettes certamente intriganti e qualche volta anche eleganti, ma poco adatte al luogo e a quanto vi si celebra. C'è una giovane signora che entra di solito a messa iniziata, un paio di pantaloni dove probabilmente è nata e da cui non è più uscita, un…. fondo schiena cui manca solo la parola! Entra e percorre gran parte della navata, rumore di tacchi che richiamano l'attenzione dei presenti, poi la stessa attenzione viene vieppiù stimolata da quanto sopra. Allora vedi gli sguardi delle donne e degli uomini che la seguono nel suo incedere, mentre ella “sen va, sentendosi laudare”, certo dai signori ma non dalle signore. Gente, non fraintendete, se la vedi per le vie della città ti viene voglia di andarle dietro, qui è un'altra cosa.
Mi ricordo che un secolo fa il buon parroco Mosca si metteva alla porta d'ingresso e non si faceva scrupolo di richiamare all'ordine signore e signorine che a suo parere non erano vestite decorosamente. Certo, un secolo fa, un certo Scalfaro che poi è diventato anche presidente della Repubblica, schiaffeggiò una signora che in pubblico sfoggiava un audace decolleté. Dice, se applichi questo metodo, alla messa ti ritrovi con le anziane e il gregge si sfoltisce alla grande. Certo, ma io, sempre per quella storia dello psichiatra (che non mi posso permettere), vorrei che all'ingresso fossero distribuite tonache, magari di colori anche vivaci per le signore e un saio francescano per gli uomini, tanto per la parità dei sessi.
Angiò