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Istituzioni allo Specchio: la Guardia di Finanza

Il tenente colonnello Ippazio Bleve, comandante provinciale della Finanza. Nel 2008 ha scovato a Pesaro 52 evasori totali, cioè completamente sconosciuti al fisco, e 9 evasori “paratotali” che dichiaravano meno della metà dei guadagni.

I detective del Fisco

Consiglio di amministrazione: dirigenti in gessato scuro, volti accigliati, file di conti traballanti sullo schermo della sala riunioni.
“Toc, toc”.
“Chi è?”.
“Fermi tutti, questa è una rapina!”.
“Ah, meno male… credevamo che fosse la Guardia di Finanza”.
Questa barzelletta ormai storica (anche se recentemente rilanciata dal nostro Presidente del Consiglio) vale più di cento saggi di sociologia per spiegare gli umori della nostra gente verso il Fisco. Tra le Forze dell'ordine i finanzieri sono assai meno popolari dei carabinieri o dei poliziotti, che vengono considerati un baluardo contro la delinquenza comune: un problema particolarmente sentito di questi tempi. Ma non riflettiamo abbastanza che l'evasione fiscale e gli altri reati finanziari possono essere molto più pericolosi per il Paese (e quindi per tutti noi) rispetto alla criminalità di strada: basta pensare ad alcuni recenti casi che hanno coinvolto milioni di risparmiatori. Addirittura la frode fiscale non è generalmente percepita dagli italiani come una vera illegalità, ma quasi come un peccato veniale necessario per difendere i nostri sudati guadagni. E' una piega mentale che risale alla nostra variegata storia nazionale pre-unitaria. Il suggestivo detto popolare “Meglio un morto in casa che un marchigiano alla porta”, pare si riferisse agli esattori marchigiani delle imposte impiegati dallo Stato della Chiesa. Insomma, noi ci sentiamo furbi fregandoci allegramente a vicenda, in questo e in altri casi della convivenza civile; ma qui il discorso si farebbe troppo ampio. Ovviamente a nessuno fa piacere pagare le tasse, ma nei Paesi più evoluti (per esempio la Svezia, la Germania o gli Stati Uniti) nessuno si vanterebbe pubblicamente di non pagarle – anche quando lo fa – perché incontrerebbe una severa riprovazione sociale: sarebbe guardato dai vicini come un delinquente. Per non parlare del deterrente costituito dalla legge penale: negli Stati Uniti non è così raro che qualcuno sia ammanettato in ufficio per questo tipo di reati.

La fantasia degli evasori

La Guardia di Finanza è uno speciale corpo di polizia, specializzato nei compiti di polizia tributaria: per questo, pur facendo parte delle Forze armate, non dipende dal ministero della Difesa ma da quello dell'Economia. Diciamo che è il braccio armato di Tremonti, con un organico di 65 mila militari; e si affianca al braccio disarmato, ma non meno temibile (chiedetelo a Valentino Rossi…), dell'Agenzia delle Entrate.
Il suo motto è “Nec recisa recedit”: secondo il latino immaginifico di Gabriele D'Annunzio che lo ha creato. Si può tradurre con “Neanche spezzata retrocede”, o magari anche con “Mi spezzo ma non mi piego”. Il suo stemma è un grifone con una zampa appoggiata sul forziere: ambientato in un panorama un po' surreale tra montagne e mare. Tutt'attorno i nastrini delle numerose medaglie d'oro e d'argento guadagnate dal Corpo nel corso della sua lunga storia che comincia nel 1774 all'interno dell'Esercito sabaudo (ancor prima dei Carabinieri) con compiti di controllo dei cippi di confine e degli adempimenti doganali. Ha anche un patrono illustre: Matteo il publicano, un esattore pentito che lascia il banco dei tributi per seguire il Cristo e diventare poi santo ed evangelista.
Da cinque anni il comando provinciale di Pesaro e Urbino è affidato al tenente colonnello pilota Ippazio Bleve, 49 anni, originario della provincia di Lecce. Da queste parti suona come un nome in codice, da agente segreto; ma non nella penisola salentina, dove si celebra il 19 gennaio la festa del patrono, appunto Sant'Ippazio, vescovo in Asia minore ai tempi di Costantino, indicato anche come protettore della mascolinità. Il cognome Bleve ha invece origini incerte: pare che sia un acronimo di Boiling Liquid Expanding Vapor Explosion, insomma vapori infiammabili che scoppiano. E qui mi sfugge il collegamento con la Puglia, anche se ce n'è abbastanza per terrorizzare gli evasori.
Laureato in Economia e dottore commercialista, è entrato nel Corpo come allievo ufficiale durante il servizio di leva ma poi si è innamorato del mestiere e ha abbracciato una carriera che lo ha portato verso esperienze e sedi diversificate: da Mondovì a Frosinone (dove ha conseguito il brevetto di pilota di elicottero); da S. Vito di Taranto a Pisa e ad Arezzo; da Matera ad Ancona. Problemi diversi a seconda del variare delle latitudini. In Puglia il contrasto del contrabbando di stupefacenti e di sigarette (oltre tutto di pessima qualità) dall'Albania: che poi proseguivano verso Napoli con varie modalità di trasporto, compreso qualche carro funebre. In Toscana la verifica sulle transazioni dei metalli preziosi nella terra degli orafi; a Matera il controllo di alcune aziende del Nord che, dopo aver beneficiato degli incentivi statali, trasferivano altrove i macchinari lasciando solo cattedrali nel deserto. In tutto questo peregrinare è stato seguito e incoraggiato dalla famiglia (una moglie funzionario dello Stato e due figli ora adolescenti) che ricorda costantemente nella nostra conversazione con parole di tenerezza e di gratitudine.
Della provincia di Pesaro ha apprezzato la laboriosità degli imprenditori e la solidità della piccola e media industria. Comunque, come si rileva dal rapporto di fine anno presentato alla stampa, anche qui non siamo tutti angeli: sono state individuate basi imponibili sottratte a tassazione per 100 milioni di euro ai fini delle imposte sui redditi; e sono stati recuperati 27,2 milioni di euro di Iva, fra imposta dovuta e relative sanzioni. Inoltre sono stati scoperti 52 evasori totali, cioè completamente sconosciuti al fisco; e 9 evasori “paratotali”, che dichiaravano meno della metà dei guadagni. Un numero molto consistente di interventi ha poi riguardato il lavoro sommerso, gli stupefacenti, la contraffazione dei marchi, i video-giochi d'azzardo. Per non parlare di cose ancora più gravi, come gli accertamenti a carico di amministratori e dirigenti pubblici per presunto danno erariale, derivante da atti amministrativi o da omissione di controlli.

Chiamate il 117

I comportamenti illeciti fiscalmente rilevanti possono assumere numerose forme. Si va dalle false fatturazioni per merci mai acquistate, a vere e proprie operazioni di ingegneria finanziaria realizzate da grandi studi di consulenza: spesso attraverso fusioni e incorporazioni di rami d'azienda o creazioni di Società all'estero. E' il caso dell'“elusione fiscale”, che si differenzia dalla semplice evasione perché si basa sull'utilizzo formalmente corretto delle norme esistenti per abbassare fittiziamente i ricavi o gonfiare le spese.
Tuttavia, anche a livelli meno sofisticati, i comportamenti criminosi possono riguardare ogni aspetto della vita sociale: dalle macchinette per il video-poker non collegate al Monopolio di Stato (per non parlare di quelle addirittura truccate a danno dei giocatori) alla mancata emissione degli scontrini fiscali; dal riciclaggio di denaro, alla contraffazione dei marchi, ai comportamenti pericolosi per l'ambiente. In tutti i casi sospetti i cittadini sono invitati a telefonare, anche anonimamente, al numero 117 (collegato alle sale operative) per fornire le informazioni utili. Nel 2008 sono state oltre 400 le segnalazioni di residenti nella nostra provincia (quasi metà anonime) che hanno dato un prezioso contributo all'attività investigativa del Corpo.

Il Phishing

Un capitolo a parte merita il campo della pirateria informatica e soprattutto delle truffe che corrono sulla rete Internet. Si usa chiamarle “Phishing”, una parola inventata recentemente, forse per assonanza con l'inglese “fishing”, cioè pesca: in questo caso degli ingenui. Ne fanno parte la richiesta di dati personali, spesso imitando la carta intestata delle banche o della Posta, per operare sui nostri conti correnti; o gli annunci di vincite mirabolanti alla lotteria (con versamento anticipato delle tasse); o le finte offerte di lavoro. Contro il Phishing la Guardia di Finanza schiera il “Gat”: il Gruppo Anticrimine Tecnologico, diretto a livello nazionale dal colonnello Umberto Rapetto. Anche in questo caso sono preziose le segnalazioni dei cittadini per poter seguire le tracce informatiche lasciate dai truffatori e interrompere queste catene che danneggiano molte migliaia di utenti. Recentemente, in un articolo apparso sul settimanale del Corriere della Sera, il col. Rapetto ha raccontato una truffa molto ingegnosa – tutta svolta su Internet – a danno di un signore che aveva messo in vendita un'automobile usata. Un sedicente studente universitario inglese ha risposto all'annuncio, promettendo l'invio di un assegno di 2.000 euro come caparra. L'assegno è arrivato subito per posta, ma addirittura per l'importo di 4.000 euro: seguito da una nuova e.mail del compratore che si scusava dell'errore, pregando di accreditargli la differenza. Successivamente l'inglese comunicava di dover rinunciare all'acquisto per motivi familiari, offrendo tuttavia al venditore (commosso per tanta signorilità) di trattenere 500 euro per il disturbo e di restituire solo il resto della caparra.
Dopo qualche giorno la banca ha comunicato che l'assegno depositato era falso. E così il malcapitato, sempre in possesso della sua auto usata, ci ha rimesso – alla fine – 3.500 euro: scomparsi nei meandri del web.

Alberto Angelucci


 
 
 
 
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