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Ipertensione Arteriosa

L'ipertensione arteriosa sistemica è la più comune causa di visite ambulatoriali nella popolazione adulta. Colpisce 13 milioni di italiani e ben 600-800 milioni di persone nel mondo; è responsabile del 13% di tutti i decessi (dati OMS 2003), ma, in molti casi, è diagnosticata tardi e non adeguatamente trattata. Il fatto è che la pressione alta “non si sente” e se uno non la misura non saprà mai di essere un iperteso. Se si aspettano il mal di testa o i “luccichini” (scotomi scintillanti) agli occhi o i “fischi” (acufeni) alle orecchie può essere tardi e i danni già fatti. Per una volta che la pressione alta provoca mal di testa, altre cento volte si può presentare senza dare alcun sintomo. Forse è per questo che tutti temono la pressione bassa (ipotensione arteriosa). Perché dà la “fiacca” (astenia): ma è di lunga vita. Mentre 150/90 mmHg non fa paura perché è appena sopra il normale, non dà disturbi... e poi magari le medicine fanno più danni! Ma intanto accorcia la vita. Infatti l'ipertensione arteriosa non trattata aumenta di otto volte il rischio di avere un ictus cerebrale con le sequele di grave invalidità che comporta (paralisi). E di quasi tre volte il rischio di infarto miocardico. Dopo il diabete mellito è certamente il fattore di rischio cardiovascolare più importante: tanto più pericoloso se si associa al diabete e/o all'ipercolesterolemia e al fumo di sigaretta. Molto recentemente (giugno 2007) la Società Europea di Cardiologia (ESC) e la Società Europea dell'Ipertensione (ESH) hanno stilato le nuove linee guida per la definizione e il trattamento di questa severa condizione di rischio. I valori di riferimento non sono diversi rispetto al passato, ma poiché non esiste una linea di demarcazione fra la pressione “normale” e quella “patologica” e poiché non vi è studio che non dimostri, in qualunque settore della medicina (nefropatia, encefalopatia arteriosclerotica, cardiopatia, vasculopatia periferica ecc…) un vantaggio derivante da una più bassa pressione arteriosa, è stato dato molto risalto all'associazione fra ipertensione arteriosa e altre condizioni di rischio cardiovascolare, ribadendo il concetto che più alto è il rischio, più bassa deve stare la pressione arteriosa. Poiché il diabetico, così come un ex infartuato, sono ad elevato rischio di eventi cardiovascolari, per loro la pressione arteriosa deve stare sotto 130/80 mmHg, mentre per un soggetto senza altri elementi che incrementino la sua probabilità di malattia cardiovascolare, il consiglio è tuttora di mantenersi sotto 140/90 mmHg.
Ma vi sono motivi per temere pressioni arteriose sotto 120/80 mmHg? Assolutamente nessuno. Valori a questo livello sono da considerare “ottimali”: ma che strano, forse ce lo siamo dimenticato perché il tempo passa per tutti, ma sui libri di Medicina all'Università tanti anni fa c'era scritto chiaro che il soggetto adulto sano ha una pressione arteriosa sistemica di 120/80 mmHg. Dunque questi valori che tanti ancora oggi ritengono di “pressione bassa” sono quelli che la fisiologia umana considera da sempre normali. Quante giovani donne viaggiano a 90/60 mmHg con un po' di stanchezza in più d'estate, ma in assoluto pieno benessere! Mai temere la pressione bassa solo perché si sente. E poi attenzione all'anziano con la massima elevata e la minima bassa: ha una ipertensione sistolica isolata, è a rischio di danni vascolari e deve essere curato anche se la minima è 70 mmHg. Ma può svenire? Non certamente perché la diastolica scende: la minima non si avverte soggettivamente. Se la pressione diastolica (la “minima”) scende a 50 mmHg o anche meno, il soggetto non se ne accorge, sempre che la sistolica (“massima”) sia a valori accettabili, comunque sopra 100-110 mmHg. Infine è necessario sfatare un ultimo luogo comune: “ma se comincio a prendere medicine per la pressione non ne potrò più fare a meno!”. E' certo che se uno corregge il proprio stile di vita calando di peso, smettendo di fumare, facendo attività fisica regolare, mangiando poco salato e preferendo vegetali e pesce a carne e formaggi, cercando di ridurre lo stress, sicuramente migliorerà il controllo della sua pressione. Ma poiché nel 95% circa degli ipertesi la causa dell'ipertensione è una causa genetica accentuata o anticipata e aggravata dallo stile di vita scorretto, purtroppo il rischio di arrivare ai farmaci anti-ipertensivi resta. Ciò significa che, se nonostante tutta la buona volontà nel cambiare regime di vita, la pressione si mantiene alta, è necessario assumere farmaci per abbassarla; e che se interrompo i farmaci la pressione tornerà a salire, non a causa dei farmaci che ho sospeso, ma perché purtroppo l'ipertensione arteriosa non è come una influenza che la curo e poi passa. L'ipertensione arteriosa una volta che sono sicuro di averla (diverse misurazioni in giorni diversi, a riposo e in condizioni di tranquillità, con rilievo ripetuto di valori elevati) devo combatterla a vita, ma se la controllo adeguatamente elimino l'importante rischio di malattia che da essa deriva.

Paolo Bocconcelli
(Tratto dal periodico “Difendi il tuo cuore”, della Fondazione per la lotta contro l'infarto)


 
 
 
 
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