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L’amore diverso

Franco Grillini (a sinistra), presidente onorario dell'Arcigay, insieme al pesarese Valerio Mezzolani, presidente dell'associazione nelle Marche

Incontro con Franco Grillini, presidente onorario dell’Arcigay

Nelle prime battute dell’intervista sento, un po’ ingenuamente, il bisogno di qualificarmi come eterosessuale non pentito. “Nessuno è perfetto”, mi risponde. Una battuta un po’ datata (ricordate “A qualcuno piace caldo”, con Tony Curtis e Marilyn Monroe?) ma che strapperebbe un sorriso persino a Bossi. Fa il paio con un’altra celebre risposta di Luxuria, in casi analoghi: “Si può sempre migliorare…”.
Incontro Franco Grillini, presidente onorario dell’Arcigay (l’associazione da lui fondata e diretta per quindici anni), durante una riunione del circolo locale Agorà, organizzata presso la sala del consiglio comunale di Pesaro per eleggere i delegati al prossimo convegno nazionale di Perugia che si terrà dall’11 al 14 febbraio. Dirige i lavori Valerio Mezzolani, 23 anni, studente universitario di Lettere, appena subentrato a Pietro Dini come presidente dell’associazione che riunisce tutti i soci delle Marche, esclusa la provincia di Ancona: in totale 6.500 aderenti (omosessuali, lesbiche e una piccola minoranza di transessuali), di cui 2.500 nella provincia di Pesaro, su un totale di circa 200 mila iscritti a livello nazionale. L’Arcigay è nata ufficialmente venticinque anni fa nell’ambito dei circoli sportivi e ricreativi dell’Arci, una costola dell’allora PCI: non poteva che nascere nell’ambito della sinistra, considerando l’ostracismo del mondo cattolico e di tutta la destra, tradizionalmente legata alla retorica della virilità, con relativa omofobia. Oggi è la principale organizzazione italiana delle persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali), anche se le lesbiche hanno una loro organizzazione specifica: l’Arcilesbica, con segretaria nazionale Cristina Gramolini, originaria di Fano. Il movimento muove i primi passi già all’inizio degli anni ’70, con il Fuori di Angelo Pezzana e Mario Mieli che contesta il congresso internazionale di sessuologia a Sanremo, in cui l’omosessualità veniva rappresentata come devianza. Ma è nel 1980, dopo l’omicidio di due giovani omosessuali a Giarre in Sicilia, che avviene la risolutiva presa di coscienza. Cinque anni dopo, nel 1985, si svolge a Bologna (nella storica sede del Cassero) il congresso di fondazione dell’Arcigay nazionale, in cui si cominciano a dibattere i temi del diritto alla casa, del riconoscimento legale delle coppie omosessuali, dell’adozione di figli e in generale di tutti i diritti civili. Il 28 giugno viene celebrata la Giornata mondiale del Gay Pride in ricordo di una violenta irruzione della polizia in un circolo del Greenwich Village a New York nel 1969.

I ricchioni. Da una rapida ricerca su Internet si ricavano varie ipotesi sull’origine del termine ricchione o recchione: utilizzato a fine ‘800 nel gergo della malavita napoletana ma poi trasferito in altri contesti regionali (come per esempio ad Ancona, tanto per restare dalle nostre parti). Un linguista sostiene che la parola derivi dalla lepre (hirculone) a causa della proverbiale lussuria –anche con divagazioni sodomitiche – dell’animale dalle lunghe orecchie; altri lo fanno risalire allo spagnolo orejones, con cui nel Cinquecento venivano indicati i dignitari Incas dalle lunghe orecchie, accusati dai cristiani di vizi contro natura. Lo stesso Grillini mi ricorda altri termini dispregiativi che si usano in Italia: frocio a Roma; finocchio in Veneto (ma un po’ dappertutto); busone a Bologna; buliccio in Liguria; caghineri in Sardegna; arruso o puppo in Sicilia; culattone a Milano. Per quanto riguarda le donne, appare molto più gentile la parola lesbica, che è collegata da millenni alla poetessa greca Saffo, nativa – appunto – dell’isola di Lesbo: però non piace ai suoi concittadini moderni che hanno persino fatto un ricorso alla Corte suprema della Grecia (senza successo) per mettere al bando questa espressione. Il termine gay appare invece per la prima volta nel romanzo “Jim” di Gore Vidal all’inizio degli anni ’50: che dà a questa espressione una dignità letteraria, senza connotazioni negative, raccontando la storia di un tennista omosessuale.
Comunque il popolo dei sessualmente diversi – come si direbbe oggi – è piuttosto numeroso. Il fenomeno è più diffuso nelle comunità rigidamente monosessuali (come i collegi, le navi, le caserme, le carceri, i conventi). Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), i generi non sono solo due, ma almeno cinque: maschi, femmine, omosessuali, lesbiche, transessuali. Il “Rapporto Kinsey”, pubblicato negli Stati Uniti, quantifica gli omosessuali nel 5% della popolazione, distribuiti abbastanza uniformemente in tutti i Paesi e in tutte le epoche storiche. Se diamo per buone queste statistiche, in Italia parliamo di tre milioni di persone che hanno rapporti esclusivamente omosessuali: la più grossa delle minoranze presenti nel Paese. Anche se è difficile tracciare confini precisi, si stima che ci sia un 25% di persone (una su quattro!) con pulsioni o attività bi-sessuale: potremmo definirli “omosessuali a corrente alternata”, come testimoniato anche da alcune recenti cronache politiche (peraltro lo stesso Freud aveva sostenuto l’esistenza di una bisessualità latente in ciascun individuo). Un fenomeno più limitato è quello dei transgender, i transessuali, che hanno un’anima imprigionata nel corpo di un altro sesso. La terminologia internazionale li definisce come Mtf-male to female (da maschio a femmina) e Ftm- female to male (da femmina a maschio), anche se quest’ultimo fenomeno è assai meno frequente. Infine, pare che addirittura il 50% della popolazione abbia avuto almeno un rapporto omosessuale nel corso della vita.
C’è sicuramente una cospicua presenza gay non solo nel mondo dello spettacolo e della moda (come noi tutti abbiamo sempre pensato) ma anche nel mondo dello sport, della politica, dell’industria e persino della Chiesa. Fra gli insospettabili il pugile Griffith, storico antagonista di Benvenuti per il titolo mondiale. Dicono che anche il campione di golf Tiger Woods (ben noto per la scoperta di innumerevoli fidanzate che gli sono costate 300 milioni di dollari di “alimenti” alla moglie legittima) si sia concesso anche qualche divagazione extra-territoriale. Se andiamo avanti così, fra poco gli “invertiti” saranno gli eterosessuali.

“La vita è tua”. Per il prosieguo dell’intervista iniziata a Pesaro, Grillini mi dà appuntamento al Bar Londra nel centro storico di Bologna, a due passi da casa sua. E’ un uomo alto, tranquillo, occhialini spessi da miope, una vaga somiglianza col nostro sindaco Ceriscioli anche nel modo di parlare pacato, ironico e rilassato. Laureato in Pedagogia, 55 anni, ha militato da giovane nel PCI, nel PDUP, nel Manifesto e nei gruppi della sinistra alternativa. Poi è stato deputato con i DS nel 2001 e con l’Ulivo nel 2006. Non rieletto con il PSI nel 2008, oggi è candidato a sindaco di Bologna nelle liste dell’Italia dei Valori. Le sue battaglie per i diritti civili delle coppie di fatto (omo o etero) gli hanno dato una notevole esposizione mediatica negli ultimi venticinque anni; molti ricorderanno, nel corso dell’ultimo Festival di Sanremo, la sua civile contestazione della canzone di Povia “Luca era gay”. Ha raccolto la sua testimonianza nel libro “Ecce omo” (sottotitolo: 25 anni di rivoluzione gentile), con un gioco di parole tratto dall’evangelico “Ecce Homo”: un libro che consiglio a tutti di leggere per capire qualcosa di più su questo tema. Il quadro che se ne ricava è quello dell’omosessualità come rapporto affettivo e sentimentale, prima ancora che erotico. Perché – come dice Grillini – gay si nasce, non si diventa; l’omosessualità non è un vizio, né una malattia da cui si può guarire. Un altro luogo comune da sfatare è quello degli omosessuali quasi tutti single: molte coppie gay hanno infatti relazioni stabili e durature, addirittura mediamente più durature di quelle eterosessuali, secondo uno studio di Marzio Barbagli, docente di Sociologia all’Università di Bologna. Invece la pedofilia non è considerata, per fortuna, una variante sessuale (oltre a quelle già indicate) ma una variante criminale: un fenomeno peraltro – come sottolinea lo stesso Grillini – che si ritrova soprattutto nell’ambito delle normali famiglie di eterosessuali.
Il libro racconta la storia del movimento gay nel nostro Paese e il percorso personale del protagonista, nato a Pianoro (nell’Appennino bolognese) in una famiglia di contadini poveri di fede comunista. Dopo parecchi anni di normali pulsioni eterosessuali, con relative fidanzate, arriva gradualmente alla presa di coscienza della sua vera natura quando – a 21 anni – si innamora platonicamente di un bel ragazzo con gli occhi verdi: un bisessuale che oggi è sposato con figli. Ma solo a 27 anni, dopo successive esperienze, celebra con una festa campestre il suo coming-out (in inglese: coming out of the closet, cioè venir fuori dal ripostiglio, dal nascondiglio). A questo proposito è bene precisare che il termine outing, entrato nel linguaggio giornalistico, significa in realtà un’altra cosa: indica la rivelazione – diciamo lo “sputtanamento” – delle persone violentemente omofobe, quando si scopre che sono in realtà omosessuali nascosti. Uno dei casi più clamorosi di outing è stato quello relativo al cardinale viennese Hans Groër, primate dell’Austria, quando è emersa la sua attività come molestatore di ragazzini che l’ha costretto a rifugiarsi in un convento.
Un detto bolognese diceva: “L’è mei un fiòl leder d’un fiòl busen” (non c’è bisogno di traduzione). Ma quando l’ormai famoso Grillini rivela nel corso di un’intervista radiofonica la sua scelta di vita, Mafalda, la saggia madre contadina, lo chiama al telefono e gli dice semplicemente: “La vita è tua: se tu sei contento siamo contenti anche noi”.

Gli invisibili. Ferocemente combattuto da tutti gli Stati autoritari di sinistra e di destra (per non parlare delle religioni), il popolo degli “invisibili” è ormai uscito definitivamente dalle catacombe. Lo testimoniano anche i numerosi film di successo che trattano il tema dei gay come persone normali e non come alieni: dall’ormai lontano “Domenica, maledetta domenica” del 1971; a “Brokeback Mountain” (i cui protagonisti sono addirittura due cow-boys); fino al recente “A single man”, un film dolcissimo che ha per protagonista un professore inglese a Los Angeles.
Relazioni coniugali omosessuali, inseminazione artificiale di lesbiche, paternità surrogate con utero in affitto, famiglie “Arcobaleno”, stanno ormai entrando a far parte della nostra realtà sociale; accanto alla famiglia tradizionale, con il buon vecchio matrimonio tra un maschio e una femmina e relative inseminazioni naturali. Al di là delle nostre personali convinzioni morali o religiose, dovremmo abituarci tutti a non considerare l’omosessualità come un bene o un male: ma solo come un dato di fatto. Anche chi non è particolarmente felice di avere un figlio gay, dovrebbe ormai essere più disposto ad accettarlo. E ad aiutarlo in un cammino che non sarà comunque facile.

Alberto Angelucci


 
 
 
 
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