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Nucleare, eolico o fotovoltaico? (2)

Pale eoliche sull’Appennino?

L’impianto eolico di Urbania, Sant’Angelo in Vado e Piobbico trasformerà di fatto le montagne del Montefeltro in un’area industriale con torri alte 125 metri, scavi per i plinti di sostegno larghi 15 metri, scavi per adattare le strade esistenti al trasporto degli aerogeneratori, altri scavi per costruire le strade di accesso alle turbine e le piazzole di servizio, uno scavo lungo 15 chilometri per interrare i cavi di collegamento alla sottostazione di Sant’Angelo in Vado. Insomma una devastazione insopportabile in un territorio sottoposto a vincolo idrogeologico, paesaggistico-ambientale, in ambito di tutela dei crinali, di rilevante valore geomorfologico, di tutela dei boschi e dei pascoli, di strade e punti panoramici, parte delle Foreste Demaniali, sull’affiorante formazione rocciosa della Scaglia Rossa e “dulcis in fundo” in area ad elevato rischio sismico.
Questo saccheggio del territorio per una produzione di energia che potrà subire “limitazioni di potenza, a causa della limitata capacità della rete nazionale”, come dichiarato nella lettera di Terna allegata al progetto, e in una situazione di scarsa forza del vento che in Italia, come è noto, è intermittente e incostante sia come direzione che come intensità! Si chiede di violentare il paesaggio e non si garantisce che l’energia prodotta sia effettivamente assorbita dalla rete!
Ma allora perché si fa l’impianto? Semplice: in Italia la rendita per le aziende è altissima: 180 Euro al megawatt ora, otto volte più alta che in Spagna e venti volte più che in Germania, dove quella eolica viene considerata un’esperienza fallimentare. E ai cittadini che cosa rimane? Oltre al danno, la beffa delle tariffe, le più alte d’Europa, grazie agli ecoincentivi che vengono caricati sulle bollette. Perché l’energia pulita qualcuno la deve pur pagare!
Ma l’assalto al paesaggio e all’ambiente non è finito, perché sono stati già presentati settanta progetti di nuovi impianti eolici nella nostra regione, di cui alcuni riservati alle più belle e incontaminate montagne della provincia di Pesaro e Urbino: oltre a Urbania, Sant’Angelo in Vado e Piobbico, ne sono infatti previsti altri a Mercatello sul Metauro, Apecchio, Cagli, a due passi dalla Riserva Naturale del Furlo, a Frontone e a Pergola. Si tratta di una serie di impianti connessi tra loro che a loro volta sono in continuità con altri nelle regioni di confine; in via di approvazione o già esistenti, trasformandosi in una vera e propria dorsale eolica dell’Appennino umbro-tosco-marchigiano. Un vero disastro! Un insostenibile assalto alle nostre montagne e alla diligenza degli ecoincentivi. Peraltro l’eolico è si una fonte rinnovabile, ma le torri del vento producono danni irreparabili all’ambiente, decapitano i rapaci e gli altri volatili, sconvolgono l’habitat della fauna selvatica e il territorio per decenni; per sempre nel caso di infrastrutture e viabilità. Producono insonnia, irritabilità e depressione ai residenti entro i due chilometri, e l’innesco di fenomeni erosivi che modificano l’assetto geomorfologico dei siti, con una scandalosa sproporzione tra costi e benefici, se si considera che possono incidere sulla riduzione della CO2 per un misero 0,2 per cento e contribuire con un marginale 1,3 per cento ai consumi finali di energia da qui al 2020; a fronte di un impatto ambientale e paesaggistico insostenibile. Con tecnologie più evolute, come il solare termodinamico, si potrebbe ottenere un risultato di gran lunga maggiore e con un consumo di suolo infinitamente inferiore. Certo occorrerebbe un piano energetico nazionale, non il caos delle singole aziende proponenti. Lo sfregio al paesaggio e il danno ambientale sono tanto più insopportabili in un territorio come il Montefeltro che vive prevalentemente di turismo e di agricoltura e dove le turbine giganti saranno visibili da decine di chilometri, sfigurandone l’immagine e l’identità ancora intatte, simbolo e icona del Rinascimento italiano.

Federica Tesini
Presidente Italia Nostra – Sezione di Pesaro e Fano

Produrre l’energia dove serve

Nel dibattito su nucleare, eolico o fotovoltaico (Lo Specchio di gennaio) sono d’accordo con Grianti.  Siamo entrambi ingegneri nucleari, lui addirittura un pioniere, io coinvolto nella progettazione della centrale di Caorso; e ci ritroviamo entrambi contrari all’uso delle centrali nucleari. Mi sono chiesto molte volte perché, alla fine ho capito o almeno ho formulato una ipotesi che mi aiuta a capire. In quel tipo di scuola, di facoltà, ci insegnarono tanta scienza e poca o nulla tecnologia.  La scienza è affascinate, la tecnologia per niente. Sembrava che i successori di Fermi avrebbero cambiato il mondo civile ed è stata una delusione. Quelli che l’hanno cambiato davvero sono stati i militari e tutti sappiamo perché e in che modo grandiosamente memorabile.
Dal punto di vista civile gli scienziati (e anche noi ingegneri) non hanno pensato niente di meglio e niente di più di una caldaia a vapore per far girare le turbine. Niente di innovativo né di grandioso e per di più a rendimento più basso di quello che si ottiene col combustibile fossile;  risparmio di gestione e in cambio costi astronomici, rischi per la sicurezza e problemi a non finire, incluso il rompicapo delle scorie.
Ma c’è un’altra ragione che nessuna persona di scienza può fingere di ignorare se non è legato alle lobbies  dei grandi impianti e delle forze politiche che gli reggono il bordone (avete idea di quanti interessi sono coinvolti e di quali imposte gravano su energia e combustibili?). Quello che ha cambiato tutto, recentemente, non è forse l’uovo di Colombo perché se ne parlava da tempo ma è sicuramente una rivoluzione copernicana.  Invece di grandi centrali ed enormi costi di distribuzione, perché non produrre poca energia dove serve? Il problema era che l’energia non si accumula e quindi non sappiamo che farcene se non la consumiamo subito. Ebbene il problema non è stato risolto, ma semplicemente eliminato. Perché ora (e questa è la rivoluzione) si può cedere l’energia semplicemente al contatore dell’Enel, che pensa a distribuirla sulle linee che ci sono già e ce la paga anche. Capito perché tutti i big sono ferocemente contrari?  Allo stato della tecnologia 20 metri quadrati di pannelli fotovoltaici forniscono 1kw per circa 10 ore al giorno: tre volte di più di quanta ne possiamo consumare. Chi non ha uno spazio 4 x 5 se vive in una casa isolata? Ci sono 10 milioni di case isolate (per non parlare dei condomini) che fanno 10 milioni di kw cioè 10.000 Mw: l’equivalente di dieci centrali nucleari di grossa potenza, senza costi e senza rischi e con una possibilità di occupazione venti volte superiore.
Allora passiamo all’eolico. Certo che è una follia andare a costruire dei mulini a vento in cima ad una montagna e poi spendere un pacco per portare giù l’energia. Sarebbe come parcheggiare l’auto lassù e andarla a prendere in taxi. Ma la tecnologia dell’eolico è molto evoluta nel frattempo. Vada su internet e troverà generatori da 1 kw poco più grandi di un ombrello. Se continua di questo passo, altro che sul tetto della casa, potremo metterci un generatore sul cappello per caricare il telefonino!

Giuliano di Santa Colomba


 
 
 
 
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