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Hermes Valentini: Cinquant’anni di carri

Don Camillo e Peppone in un carro degli anni ‘50

Diciamolo pure chiaro e forte, il Carnevale di Fano da quando non c’è più Hermes Valentini a ”fare i carri” non è più lo stesso. Quanto tempo è passato da quel lontano 1951 quando Valentini esordì insieme a Luciano Pusineri con il carro “L’assalto alla diligenza”. E’ il primo Carnevale del quale ho una memoria precisa. Di quelli precedenti ricordo soltanto le centinaia di persone che davano l’assalto alla Porta di San Leonardo (fino al 1951 si sfilava per il Corso Matteotti) per non pagare il biglietto di ingresso e che mi fecero non poca paura. In famiglia sostengono che fu lo spavento di quella esperienza infantile a farmi decidere nel Duemila, nella mia qualità di presidente dell’Ente Manifestazioni, a favore dell’abolizione dell’ingresso a pagamento ai corsi mascherati. Ma non è vero. La decisione fu presa perché il carnevale è una “Festa che il popolo dà a sé stesso”; appartiene a tutti, non all’assessore di turno. Far pagare il biglietto è assurdo. Il carnevale ha a che fare con l’alimentazione e la sessualità. La prima per sopravvivere individualmente, la seconda per sopravvivere come specie. Quindi è una cosa tremendamente seria. Questo se ci limitiamo al carnevale dionisiaco di derivazione mediterranea perché la cosa si complica ancor più nei carnevali di origine celtica dove entra in gioco anche il rapporto tra vivi e morti e quello tra sani e malati di mente.
Ma torniamo a Valentini ed al suo grande amore per il carnevale al quale ha dedicato oltre 50 anni della sua vita. Bella e giusta l’idea di ricordarlo con un libro. Non finiremo mai di ringraziare Silvano Clappis e Raffaella Manna per aver deciso di dedicare una intera collana a tutti coloro che hanno fatto grande e famoso il Carnevale di Fano. Dopo Melchiorre Fucci, Toto Corsaletti e Luciano Pusineri, oggi tocca a Hermes Valentini. Grande e famoso il Carnevale di Fano per i suoi mastodontici carri in movimento nei quali la generazione che aveva tanto sofferto durante le recenti vicende belliche riversava la sua immensa creatività, che poi non era altro che gioia di vivere. Anni irripetibili quelli. Una esplosione di vita. Nessun artista pensava allora di sottrarsi a ciò che era considerato un dovere, quello di mettersi al servizio della comunità. Si viveva insieme l’arrivo della Madonna Pellegrina come quello del Carnevale. La creatività stessa era collettiva. Tutti, uomini, donne e bambini collaboravano alla buona riuscita dell’opera in una rivalità generosa tra quartiere e quartiere e tra ceti sociali che qualche volta si colorava anche di segno politico. Hermes Valentini ha vissuto tutti quegli anni da protagonista. Nel teatro come attore ed intelligente scenografo, nella Musica Arabita con il più elegante strumento che mente umana avesse mai concepito: un ombrellino a pois, nella sua professione di insegnante e soprattutto nel Carnevale. In suo nome e per i suoi carri ci furono manifestazioni, contestazioni ed applausi. La città esplodeva ogni volta che si percepiva che il denaro ed il potere avrebbero potuto far sentire il loro peso nelle decisioni “irrevocabili” della Giuria. Memorabili i suoi duelli con Toto Corsaletti, l’amico rivale. Memorabili le notti delle premiazioni in un Cinema Politeama in cui c'era gente letteralmente aggrappata alle balconate. Memorabili soprattutto le sue realizzazioni dovute ad un team di eccezione. Carri sempre leggeri ed eleganti, carri che sembravano sorridere. Una sottile ironia pervadeva il tutto. Carri che rivelavano una concezione del mondo positiva ed ottimistica perlomeno della volontà. Quella che ha sempre caratterizzato Hermes.
La sua creatività esplicata nel disegno, nella scultura, nelle scenografie, nella recitazione, nella musica, nell’insegnamento lo ha sempre difeso dalle avversità della vita. Mai, a mia memoria, si è rifiutato di fornire il suo aiuto creativo a coloro che erano in difficoltà a concludere ciò che avevano cominciato con tanta sicurezza. Sempre cortese, civilissimo e gentile ha avuto molti riconoscimenti ma non tutti quelli a cui avrebbe avuto diritto. Perché si potrebbe dire che Valentini ha scritto buona parte della storia moderna del Carnevale. Quella importante, quella antecedente all’imbarbarimento della manifestazione con le costose, inutile e volgari presenze del comparsame televisivo. Quella antecedente alla separazione tra arte, cultura e carnevale. Quella in cui la comunità ed i creativi respiravano all’unisono e gli artisti non avevano timore di sporcarsi le mani. Quella che abbiamo amato, quella che abbiamo vissuto. Quella che ci piacerebbe rivivere. Grazie Hermes per tutto quello che ci hai dato…

Alberto Berardi


 
 
 
 
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