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L'Inno di Mameli

Sabato 9 febbraio, alle ore 11, presso l’Aula Magna del Liceo Scientifico di Fano verrà commemorata la Repubblica Romana del 1849: sarà la prima di una serie di manifestazioni che culmineranno il prossimo anno con le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Ci sarà un intervento del professor Franco Battistelli sulla situazione a Fano durante la Repubblica Romana. Il professor Daniele Diotallevi, della Sovrintendenza alle Belle Arti di Urbino, terrà una conferenza dal titolo “Le armi della Repubblica Romana”.

Ci sono molti in Italia che mettono in discussione l’inno nazionale, anche dopo quasi mezzo secolo dalla nascita della Repubblica che lo aveva adottato come inno ufficiale provvisorio. Fra questi c’è anche il Premio Nobel Dario Fo che ha parlato in televisione di un inno brutto e poco orecchiabile. Anche altre persone, che musicisti non sono, definiscono l’inno come una musica scadente e con un testo ancora più scadente. Vogliamo qui ricordare che Carducci disse: “Io ero ancora fanciullo, ma queste parole magiche, anche senza musica, mi mettevano i brividi per tutte le ossa ed anche oggi ripetendole mi si inumidiscono gli occhi”. E Carducci era il più grande poeta italiano.
Anche i movimenti secessionisti moderni, per attaccare l’Unità d’Italia, criticano a spada tratta l’inno. In questi ultimi anni sono stati proposti inni sostitutivi, come il coro del Nabucco o “Volare” di Modugno; infine una indagine della Doxa scoprì che l’81% degli italiani lo preferiva ad altri. Ma non dobbiamo dimenticare che anche molti musicologi di vaglia come il clavicembalista e professore di Storia della musica al Conservatorio di Parma, Raffaello Monterosso, ebbe a scrivere nel suo testo “la Storia della Musica nel Risorgimento”: “A questi ed altri inni, di pretta ispirazione monarchica, i repubblicani non potevano che contrapporre un solo inno, ma un inno che è davvero un capolavoro, e tra i pochi canti popolari che rimarranno nella storia della musica c’è l’inno di Mameli... in che consista il segreto del suo fascino non è possibile precisare con esattezza... Simili creazioni musicali sgorgano quasi all’insaputa degli stessi autori. Ai nostri giorni l’Inno di Mameli è tanto entrato a far parte del patrimonio comune della Nazione che già dai primi squilli entra nel cuore con lo stesso impeto incontrollato di un amore a prima vista”. Sempre Monterosso critica le esecuzioni che ne vengono fatte, il tono bersaglieresco ne sminuisce la solennità, perdendo in freschezza melodica; la partitura originale parla di “declamato”. Monterosso si indigna con quelli che cantano non sapendo le parole e sottolineano la loro ignoranza con dei semplici “parapapà”, che così non può piacere ai palati “fini” secessionisti e ai palati non patriottici, come Fo. Si potrebbero citare i vasti riconoscimenti avuti anche da parte monarchica: uno per tutti l’imperatore di Germania Guglielmo II che si disse commosso nell’ascoltare tremila ragazzi italiani che gli avevano tributato omaggio cantandogli l’inno.
Una curiosità: l’inno venne proclamato inno nazionale ufficiale, assai prima della nascita della Repubblica italiana. Questo avvenne – pensate un po’ – nelle Marche, allorché venne nominato Commissario straordinario Lorenzo Valerio, che con una circolare del 1860 ne decretò la ufficialità. E Valerio, che era un commissario monarchico del re Vittorio Emanuele II, sapeva benissimo che l’inno ufficiale era l’inno del Gabetti.

Gabriele Gerboni


 
 
 
 
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