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Sportivi all'occhiello:
Fabio Cazzola


Una roccia dei rettangoli verdi

Il primo amore perdura nel tempo: Fabio Cassola a 46 anni, fedele al suo calcio, continua a giocare con profitto (non più economico) e soddisfazione nel club amatoriale "Old Boys" e continua a seguire, come avvocato, pratiche legali nel mondo dei calciatori.

Nato a Fano nell'agosto del 1951, cominciò a rincorrere una palla in un campetto vicino a casa (oggi vi sorge il campus scolastico); e poiché negli anni Sessanta a Fano si poteva praticare solo il calcio come attività sportiva, finì per seguire il fratello Massimo nelle file della rabberciata "Juventina", la squadra del centro storico che quasi mai riusciva a schierare undici elementi e che "vantava" tra i pali un portiere con il... cappotto. Era ancora lo scalcinato torneo delle parrocchie che sarebbe stato poi ricordato come mitico e irripetibile. Fabio vi si affacciò con tanta grinta, ma con un bagaglio tecnico acerbo e approssimativo; il gusto di insistere gli maturò poi capacità e fisico. Finché fu notato dall'allora presidente del C.S.I. locale Giovanni Mazzanti che invitò lui, suo figlio Fausto e Valerio Volpini a cominciare gli allenamenti con la prima squadra di mister Tamboli. Era la stagione '66-'67; un altro anno col C.S.I. Fano ('67-'68), l'anno dell'esuberanza atletica, prima di passare ('68-'69) all'Alma di Ferretti, con una buona, relativa maturità tecnica. Subito adocchiato da emissari del Cesena, allora trampolino ideale di talenti, fu prelevato dal Club bianconero (serie "B") e disputò la stagione '69-'70 con la squadra Primavera. L'anno successivo entrò nella rosa e disputò una partita di serie "B". Nel '71-'72 fu dirottato in prestito all'Imola in "C". Ma intanto Regalìa, allenatore in seconda al Cesena, lo aveva osservato; e quando nel '72-'73 passò come allenatore al Bari (serie "B") lo volle con sé.

Fu l'anno della lotta per la serie "A", sfuggita per un soffio allo squadrone pugliese. Nell'anno successivo quello squadrone si sgonfiò e retrocesse in "C". Fabio fu con quel Bari nel '74-'75 a lottare per la risalita (secondo posto dietro al Catania). Nel frattempo era riuscito a laurearsi in Legge all'Università di Urbino. Fu sicuramente l'impegno dello studio che gli impedì il passaggio a lidi più ambiti: gli esami coincidevano, nel periodo primaverile, con le presenze allo stadio dei vari osservatori. Così rimbalzò al Nord, ad Alessandria, soltanto per una "C" ('75-'76), prima di tornare al porto di partenza (Alma, stagione '76-'77), dove si trasformò in bandiera per i brillanti campionati della gestione Gentili, fino all'estate dell'83.

Appena tornato a Fano trovò uno studio legale dove esercitare la professione, compatibilmente con gli allenamenti. Quando, per dissapori gestionali, Gentili passò come presidente sulla sponda pesarese, portò con sé alla Vis l'avvocato-calciatore per due stagioni (dall'83 all'85, come i pesaresi ricorderanno). Cazzola finì la sua carriera calcistica a 34 anni, forse senza aver espresso per intero le potenzialità su palcoscenici più consoni.

Le sue caratteristiche tecniche: un difensore di fascia con licenza di offendere (col Fano di Bergamasco centrò cinque reti), un decisionista-tempista come pochi; anche chi scrive ricorda un particolare raro: il suo takle scivolato con ripresa repentina dell'azione. Quando la sua tecnica decisionista era ancora miscelata di rispante irruenza, erano frequenti alcuni suoi appariscenti fallacci, soprattutto con arbitri ancora permissivi ed inesperti. Dei campionati da lui disputati, Fabio ricorda alcuni episodi curiosi vissuti in diretta: nello stadio di Bari all'arbitro Gussoni di Tradate fu tirata una scarpa dalle tribune; l'arbitro raccolse la scarpa e la rispedì verso il mittente. In un'altra occasione, dopo un Bari-Atalanta, ci fu una devastante invasione di campo; ebbene, mai gli capitò di vedere la polizia caricare e manganellare tanto. A Fano si ritrovò a dover bloccare un "invasore" isolato dalla faccia sprovveduta e spaesata da fare quasi pena.

Cazzola dice che nel calcio di oggi si corre molto di più e sono preponderanti collettivo e schemi; ma in fondo le individualità contano sempre: chi ha giocatori bravi ed estrosi vince. Infine, per i consigli ai giovani, suggerisce di prendere lo sport con impegno, con voglia di sacrificarsi, di concentrarsi e di dedicarsi specificamente alla disciplina prescelta. In altre parole, a non seguire il suo esempio, cercando di conciliare lo sport, lo studio e la professione.

Massimo Ceresani


 
 
 
 
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