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Una statua per Fabio Tombari


Nell'ultimo numero dello Specchio abbiamo lanciato l'idea di celebrare il centenario della nascita di Fabio Tombari con la realizzazione di una statua in formato naturale del grande scrittore fanese, da collocare in una delle piazze da lui abitualmente frequentate. Questo appello, firmato da Alberto Berardi, ha già ricevuto numerose adesioni da parte dei nostri lettori, con oltre 70 firmatari fra cui 10 insegnanti e 48 allievi dell' I.T.C. C.Battisti di Fano. Pubblichiamo in questa pagina alcune delle testimonianze pervenute.

Un cantore della civiltà contadina tra Marche e Romagna

In una recente pagina culturale del Corriere della Sera, Alfredo Barberis ricorda che nel 1975, quando divenne direttore del Corriere dei Piccoli, invitò un buon numero di scrittori contemporanei a cimentarsi in fiabe, raccontini, filastrocche: il che scatenò negli eminenti destinatari "un autentico, patetico, inevitabile amarcord dei vecchi paradisi dell'infanzia". Barberis rivolse un analogo invito anche al "dimenticato inventore di Tutta Frusaglia, best-seller d'antan, Fabio Tombari". In verità, benché a quell'epoca fosse settantaseienne, Tombari non era ancora un dimenticato; tutt'altro, perché visse a lungo di buona stima avendo già dato alle stampe "Il libro degli animali", "Il libro di Tonino" e "I ghiottoni": racconti che, per la verità, piacciono anche ai "piccoli" del 1975. In seguito Tombari pubblicò nel '76, a cura di Luciano Anselmi ,"I segreti d'oltremare"; nell'80, per conto degli Enohobby Clubs d'Italia, "La civiltà contadina del Metauro, del Foglia e del Conca"; nell'86 "La fine del mondo – Ercole al bivio"; e via di seguito altri piacevoli racconti sulla vita di uomini e donne dell'entroterra tra Marche e Romagna".

Intorno agli anni '80 Tombari si recò saltuariamente, non lontano dalla sua residenza di Rio Salso, a conversare con gli allievi delle elementari e delle medie inferiori. Un giorno tenne un'amichevole conversazione con gli alunni della scuola media di Gradara. La conversazione (registrata) ebbe come tema centrale "la vita umana". Dopo un'amichevole e simpatica chiacchierata, Tombari con la sua tipica voce altisonante esclamò: "Sono orgoglioso d'essere vecchio, di aver vissuto a cavallo di due secoli e di aver compreso perché si vive". Questo è, appunto, quel che ciascuno di noi spesso si chiede: Perché si vive? "La risposta all'inquietante domanda – disse Tombari agli alunni – ci è data dalla stessa vita, che non ha e non può avere soltanto una trita e gelida spiegazione scientifica, ma si presenta semplicemente come una serie di vicissitudini ora gaie, ora tristi, ma sempre destinate a fin di bene, secondo un imperscrutabile disegno. Non siamo fatti solo di cellule, la Natura non è solo un armonioso sistema di atomi, nella luna non ci son solo sassi e polvere, ma c'è qualcosa di più che spesso non sappiamo cogliere e comprendere: c'è un indistinto che vibra e palpita, che regola la nostra vita e quella di ogni essere. Noi conosciamo soltanto gli aspetti esteriori della vita e della Natura; non avvertiamo ciò che è la vera fonte della vita, dell'armonia, del bene di cui è permeato il Creato. Ecco perché – rilevò Tombari – voi giovani d'oggi siete scontenti, inquieti, insoddisfatti. Voi non conoscete la vera risposta al ‘perché si vive?' Voi – affermò lo scrittore, sempre rivolto ai ragazzi – vivete in un mondo in cui ogni fenomeno psichico e fisico è spiegato scientificamente, razionalmente, gelidamente. Oltre al razionale per voi c'è solo il nulla, c'è il vuoto culturale e morale, non c'è altro che appaghi la mente e riscaldi il cuore. Quando – concluse Tombari – saranno trascorsi molti anni, allorché sarà passata molta parte della vostra vita, allora comprenderete che cosa essa veramente è; allora soltanto avrete la risposta all'inquietante quesito che l'uomo da sempre si pone; la vita si vive per comprenderla, per avvertire che al di là di ogni apparente benessere o malessere c'è un bene supremo".

Lo scrittore visse ancora una ventina d'anni riscuotendo positivi apprezzamenti ed anche riconoscimenti ufficiali. Non gli mancò nemmeno la buona considerazione da parte di critici come Borgese, Pancrazi, Carlo Bo. Quest'ultimo il giorno successivo alla sua morte scrisse sul Corriere della Sera del 9 giugno 1989: "Tombari raccontava storie semplici della sua terra (tra Fano e Urbino) con compartecipazione ed umiltà…propendeva per una visione georgica della vita, senza impegni poetici… Testimone di un mondo perduto e per gran parte cancellato dalla seconda guerra mondiale… Cronista di Frusaglia e favolista furono i due aspetti del cantore degli animali e delle piante. Un secondo ed ultimo momento di fortuna lo ebbe con l'avvento dei tascabili: quella volta a consacrarlo fu Luigi Santucci che non temeva di annoverarlo tra i suoi primi e lontani modelli… Il " suo" libro del 1930 ha già vinto la battaglia più dura, non dimostra i suoi anni: un tipo di verifica che vale di più di tanti discorsi costruiti a freddo e privi di più sicure ragioni".

Lo stesso Tombari lasciò scritto ai posteri: "Io vorrei che ognuno di voi potesse leggere queste mie cronache, ciascuno con la sua donna, d'inverno accanto all'arola, mentre sul fuoco gira l'arrosto e sfrigola".

Claudio Ferri - pubblicista

Messaggi

Cari amici, aderisco convinto all'appello per una statua in Fano a ricordo di Fabio Tombari. Avevo il timore, considerato che il grande scrittore ha vissuto a lungo lontano dai grandi centri, che nessuno si sentisse impegnato a ricordarlo. Ho recentemente suggerito al sindaco di Frontino una iniziativa, avendo Fabio Tombari insegnato in giovane età nella scuola elementare di Torrito di Frontino. Per queste ragioni credo che le celebrazioni del centenario dovrebbero coinvolgere l'intera provincia. Costituiamo un comitato? Io sono a disposizione. Comunque bravi e complimenti.

Massimo Vannucci
Sindaco di Macerata Feltria

 

Una statua per Tombari. Che brillante iniziativa!

Lydia Masetti – Pesaro

Sottoscrivo l'appello per una statua a Fabio Tombari. Non credo lui avrebbe voluto un "monumento equestre" ma la città di Fano gli deve una forma di ricordo garbata e non invadente.

Fulvio Lunari - Roma

 

 

 


 
 
 
 
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