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Un grande amministratore
della nostra Provincia
Un ricordo di Wolframo Pierangeli
Nel 1981, su sollecitazione di alcuni consiglieri provinciali, l'Amministrazione Provinciale di Pesaro e Urbino, presieduta da Vito Rosaspina, deliberò lo stanziamento di £ 1.500.000 a disposizione dell'Università di Urbino per una borsa di studio da assegnare ad una tesi di laurea che rievocasse la figura di Wolframo Pierangeli. In questo modo i successori di Pierangeli vollero dare un modesto riconoscimento alla sua eccezionale attività di amministratore, di politico, di imprenditore, di uomo di cultura. Quando Pierangeli morì, nel 1974, nella Sala del Consiglio Provinciale venne allestita la camera ardente e la sua personalità illustrata con parole commosse dall'allora presidente Salvatore Vergari.
Nato a Civitanova nel 1918, ma trasferitosi quasi subito nel pesarese, Pierangeli ebbe una giovinezza inquieta. A 16 anni raggiunse il padre, maestro di musica, a Buenos Aires, dove risiedette tre anni e mezzo frequentando prevalentemente l'ambiente letterario e musicale. A Urbino l'incontro con Domenico Gasperini, pioniere del socialismo urbinate, segnò in modo determinante la sua attività politica. Dopo aver aderito al PSI, divenne dirigente del Partito Comunista. Nel frattempo ebbe modo di conseguire il diploma di geometra e congedatosi dal servizio militare, di passare alla direzione della Cooperativa Muratori in provincia di Treviso ove venne nominato segretario della locale sezione socialista. Per la sua appassionata attività politica fu accanitamente perseguitato dai fascisti: dopo il delitto Matteotti (1924) venne bastonato in piazza a Pesaro; ad un'altra bastonatura a sangue venne sottoposto nel novembre dello stesso anno. Per motivi politici fu costretto a dimettersi dalle “Costruzioni ferroviarie” e ad avviare l'attività di imprenditore edile che svolse con successo in varie regioni d'Italia.
Rilevanti furono le opere pubbliche eseguite a Sanremo che gli permisero di assumere dirigenti comunisti, come Ottavio Ricci, Alfonso Tomasucci, Mario Bertini, ai quali il fascismo negava la possibilità di ottenere un posto di lavoro. Appartengono a questo periodo i contatti con personalità politiche come Bruno Buozzi, Turati, Modigliani, mentre una stretta amicizia lo legò ad Egisto Cappellini. Nel periodo 1941-43 inviò rilevanti somme al PCI per la pubblicazione de L'Unità clandestina. Dopo essersi rifugiato a Bari per sottrarsi alle persecuzioni nazi-fasciste, nel 1944 rientrò a Pesaro appena liberata. Con la Pica venne dato impulso alla fornace laterizi di Montecchio che, dal punto di vista tecnico e produttivo, fu destinata a ricoprire un ruolo di avanguardia su scala nazionale.
Nei dodici anni di presidenza della Provincia (1944-57) e degli Irab svolse un'attività eccezionale nonostante il sabotaggio degli organi di controllo. Da segnalare tra le realizzazioni più significative:
- Il ripristino dell'agibilità di tutte le strade e di molti edifici pubblici della provincia;
- La costruzione della Panoramica del San Bartolo;
- Il sanatorio di Villa Guerrini in Trebbiantico;
- La rapida costruzione a Pesaro e in altre città della provincia di abitazioni popolari e di acquedotti danneggiati.
Fu determinante il contributo di Pierangeli all'elaborazione del piano di sviluppo economico sociale della Provincia. Con geniale intuizione (il che non sembra essere una qualità degli amministratori attuali) vide nella Fano-Grosseto la possibilità di un rapido e realistico collegamento tra i due mari. Nominato presidente della Fondazione Rossini promosse, anticipando il ROF, la ricerca e la riscoperta del Rossini più vero e meno conosciuto, organizzando tra l'altro in Piazza del Popolo l'allestimento, con enorme successo, del Guglielmo Tell.
A uomini come Wolframo Pierangeli e Renato Fastiggi va riconosciuto il merito di aver contribuito a trasformare l'economia della Provincia di Pesaro e Urbino da arretrata e rurale in industriale, amministrando tra l'altro con un disinteresse e un'onestà da cui potrebbero trarre esempio ed insegnamento coloro che hanno incarichi di responsabilità nella cosa pubblica.

Giuseppe Angelini


 
 
 
 
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