Ci ha lasciato a Milano Giò Pomodoro, fratello di Arnaldo. Aveva 72 anni ed era stato colpito da un ictus. Dopo il saluto di commiato alla salma nello studio dell'artista da parte di amici e colleghi, il corpo è stato cremato.
Giò Pomodoro era nato a Orciano di Pesaro. Insieme al fratello si era trasferito a Pesaro dove aveva frequentato l'Istituto per Geometri. Qui inizia l'attività artistica dei fratelli Pomodoro che, insieme a Giorgio Perfetti, costituirono un sodalizio presso l'orafo Ceccarelli. Poi il gruppo si trasferì a Milano dove fondarono lo "Studio 3 P'' e organizzarono la loro prima mostra. Di quegli anni il critico d'arte Guido Ballo ha scritto un importante saggio in cui evidenzia le comuni esperienze pesaresi e milanesi dei due fratelli Pomodoro nel settore dell'oreficeria, dei gioielli (collane, spille, bracciali), dell'arte applicata: soprattutto con l'utilizzazione di ossi di seppia che divenivano simboli archetipici, sviluppati nelle successive opere scultoree. Comuni furono anche le prime esperienze espositive alle Biennali veneziane e la grande mostra newyorkese curata da Carlo Giulio Argan e Guido Ballo.
Poi le strade si divisero, perché in Arnaldo prevalse l'aspetto di una ricerca artistica legata all'entroterra del Montefeltro, i sassi, i monti, le rocce e gli antichi castelli, che lo ispirarono per le sue prime grandi sculture, fino ad arrivare alle Grandi Sfere. Giò coltivò invece l'interesse architettonico e urbanistico: le sue opere dovevano fondersi con il tessuto urbano per la città e nella città. Da qui i suoi progetti per numerose piazze italiane, fra cui quella di Mondavio. Se in Arnaldo l'aspetto esistenziale con tutte le sue contraddizioni ha prevalso nelle sue manifestazioni artistiche, in Giò l'opera d'arte diviene un tutt'uno con il contesto architettonico dove viene collocata.
Negli ultimi anni Giò Pomodoro era in prima linea nei dibattiti e spesso accesi contrasti fra urbanisti e amministratori sul cosiddetto "arredo urbano"; il suo giudizio pacato ed equilibrato aveva un valore che andava al di là della competenza tecnica acquisendo una valenza culturale.
P. M.