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La politica americana: due pesi e due misure

Nessuno dei nostri politici ha il coraggio di ricordare chi governava l'Iran prima del 1979; tutti parlano dalla data in cui fu occupata l'ambasciata americana per alcuni mesi.
Prima cosa c'era? In Iran (chiamato Persia fino a poco tempo fa, la culla di una delle più antiche civiltà) regnava lo scià Mohammed Riza Pahlavi: un despota che restava in sella grazie agli americani. Tutti gli avversari politici erano uccisi, o in carcere, o all'estero. Un piccolo barlume di democrazia si ebbe per un paio d'anni con il governo Mossadeq che nazionalizzò le compagnie petrolifere inglesi ed americane. Lo scià si oppose e fu mandato fuori dalla Persia, ma i servizi segreti inglesi e americani dopo quattro giorni lo riportarono a Teheran. Mossadeq venne arrestato e morì nel 1967. Lo scià continuò la sua politica repressiva verso le altre forze politiche, il popolo moriva di fame e tutto ciò avveniva grazie al sostegno americano. Le ricchezze dello scià riempivano  di dollari le banche svizzere. Poi venne il giorno che il popolo iraniano si sollevò e scacciò definitivamente l'imperatore Riza Pahlavi e prese il potere il fondamentalismo  musulmano.
Nessuno ha il coraggio di affermare che gli americani dopo il 1979, per otto anni hanno sostenuto e incoraggiato il dittatore iracheno Saddam Hussein quando questo era in guerra con l'Iran. Gli Usa prima creano i mostri e, quando essi gli si rivolgono contro, anche noi europei dovremmo entrare in guerra per distruggerli. Prima o poi succederà con l'Arabia Saudita. Anche qui gli americani per i loro sporchi interessi sostengono una monarchia oscurantista: basta ricordare che non esistono partiti politici e che a professarsi cristiano si rischia di andare in galera o di essere uccisi.
Molti nostri politici ci rammentano sempre che siamo stati liberati dagli americani. No! Noi siamo stati occupati dagli americani e tuttora lo siamo. Le loro basi sono ancora qui; e se prima c'era un motivo, è venuto a mancare con la caduta del muro di Berlino nel 1989. A 60 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale gli Stati Uniti sono l'unico Paese che mantiene le basi, in tutto il mondo. Voglio ricordare che la Seconda guerra mondiale iniziò il primo settembre del 1939; e, fino al bombardamento da parte dei giapponesi della base americana di Pearl Harbor avvenuto il 5 dicembre 1941, gli Usa stavano alla finestra a vedere il massacro che avveniva. Anzi fino a quel momento avevano trovato solo dei vantaggi, perché non immigravano più gli straccioni in America (questi erano tutti in guerra) ma immigravano i cervelli dopo le leggi razziali in Europa.
I soldati americani morti in Italia e in Europa si rivoltano nelle tombe sapendo che generazioni più giovani ancora sono qua con le loro basi. Penso che essi non erano a conoscenza che, mentre combattevano contro i fascisti nazisti, in quello stesso momento il loro governo sosteneva Paesi come la Spagna di Franco, il Portogallo di Antonio Salazar, Battista a Cuba, Somoza in Nicaragua e altre dittature in America Latina dove poi scapparono i gerarchi del nazismo. Gli americani da 45 anni continuano con il blocco economico all'isola di Cuba perché c'è un regime comunista e non c'è libertà, secondo loro. Mentre invece c'è libertà in Cina, in Laos, Corea del nord, Stati anche essi comunisti dove Bush è stato in visita d'affari recentemente. Con il Vietnam hanno ristabilito relazioni diplomatiche, mantengono relazioni con l'ex Birmania governata da un regime militare, una nazione che assomiglia ad un campo di concentramento, con il governo del Sudan che ha massacrato un milione di cattolici. Anche nel 2005 all'ONU si è votata una risoluzione che invitava a togliere il blocco a Cuba. Solo quattro Paesi su circa duecento hanno votato insieme agli USA: Israele e due minuscoli Stati dei Caraibi.
Questo gigante di democrazia come molti chiamano (io aggiungo: per chi ha i soldi) è capace solo di fare guerre con aerei, missili, radendo al suolo città intere  con mezzi sproporzionati e illeciti.

Giovanni Del Monte

 


 
 
 
 
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