“Suonate le vostre trombe e noi suoneremo le nostre campane”. Si narra che questa sia stata la frase pronunciata a Firenze da Pier Capponi nel 1494, incontrando il re di Francia Carlo VIII. Il dibattito sull'integrazione fra Pesaro e Fano, dopo gli interventi dell'assessore alla Cultura del Comune di Fano Davide Rossi e del sindaco di Pesaro Luca Ceriscioli, si sta arricchendo. Sono intervenuti anche il sindaco di Fano Stefano Aguzzi e il presidente di Confindustria provinciale Marco Montagna. Circa due mesi or sono, riferii al direttore de Lo Specchio, di coltivare l'idea per un'unificazione amministrativa delle due città. Alberto Angelucci si alzò dalla sua scrivania e, guardandomi con aria sorniona, mi porse due copie del suo giornale datate rispettivamente Aprile 1999 e Maggio 1999. L'articolo di fondo della prima delle due edizioni dal titolo “Un sogno metropolitano” così iniziava: Ho fatto un sogno. Dopo lo spostamento della ferrovia oltre le colline, un referendum popolare aveva approvato a grande maggioranza la fusione fra Pesaro e Fano in un unico Comune di 150 mila abitanti, chiamata Adriapolis (sigla automobilistica: AD).” Il simpatico e ironico articolo del direttore si muoveva su questo filo conduttore: “Perché no?” e concludeva: “… Si parla da almeno cinquant'anni dello spostamento della ferrovia e da quasi un decennio del progetto Adriapolis. Alle soglie del terzo millennio è il momento di volare più in alto.”. Cittadini del geniale popolo fanese e del concreto popolo pesarese, il terzo millennio è giunto! Ascoltate il suono delle trombe o delle campane dei vostri amministratori! Pensate ai legami storici, economici, sociali e culturali che ci uniscono! Facciamo partire dal basso la nostra voce affinché si possa realizzare il sogno, l'utopia. E' stato appaltato il secondo lotto della pista ciclabile Pesaro-Fano; pedalando in riva al mare potremo raggiungere amabilmente una delle due città. Ma è troppo poco! Che ne sarà del coordinamento fra i nostri due ospedali, delle due nostre Università (Fano Ateneo e Pesaro Studi), del collegamento viario tra le aree industriali di Bellocchi e di Chiusa di Ginestreto, se non riusciremo a fare massa critica? Pesaro e Fano sono la seconda e la terza città delle Marche; la somma delle popolazioni delle due città, che distano fra loro appena 12 chilometri, è di circa 150 mila abitanti. Questa soglia quantitativa può permetterci un riequilibrio regionale a favore del nostro territorio e, comunque, un mutamento qualitativo nella gestione di servizi associati. Bisogna inventare poco o niente; basta partire copiando le esperienze positive di situazioni analoghe, per esempio quelle delle vicine Forlì e Cesena. Si potrebbe iniziare con una conferenza sulla “Pianificazione Strategica”, presso una sala dell'Ostello della Gioventù di Fosso Sejore, al confine! Non possiamo lasciare cadere nel nulla, ancora una volta, quest'idea benefica. Raccogliamo da subito la disfida lanciataci dai nostri amministratori. Lo Specchio, il giornale di tutti i fanesi e di tutti i pesaresi, diventi lo strumento di comunicazione per vincere questa sfida. Diventi lo strumento per stimolare ed incoraggiare gli uomini e le donne di buona volontà, senza distinzione fra pesaresi e fanesi. Dedichi, mensilmente, uno spazio del giornale per raccogliere i suggerimenti, le proposte, le idee, i progetti che possano contribuire al superamento di problemi comuni alle due cittadinanze, per il bene comune. Compili una lista con tutti i nomi degli uomini e delle donne che sostengono quest'idea. Spesso molte persone, pur profondamente coinvolte nell'andamento del vivere sociale, non trovano alcun modo per cercare di contribuire alla soluzione dei nostri problemi di cittadinanza. Se non militano all'interno di un partito politico, si sentono inutili e perdono fiducia nelle istituzioni. Facciamo in modo che, fra venti o cinquant'anni, non ci sai più chi debba sognare Adriapolis, come la città che non c'è. Sembra che anche il governo, dopo aver detto basta all'aumento delle province, punti ora ad incentivare le fusioni fra gli enti locali. L'obiettivo sarebbe quello di riorganizzare poteri e funzioni amministrative sul territorio, superando la rigida verticalità regione-provincia-comune. Durante l'elaborazione della Finanziaria si vociferava di “norme tese a favorire l'aggregazione tra Comuni”. Si stimava che questo tipo di operazioni potrebbe portare risparmi strutturali ed immediati, per i conti pubblici di 1,5-2 miliardi di euro. Mi chiedo: perché mai i nostri rappresentanti politici ci inducono ad avere queste aspettative che poi vengono puntalmente deluse?
Stefano Giampaoli
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