Molti sono i problemi che affliggono il trasporto pubblico su ruota. Uno tra i più gravi, e del quale pochi finora si sono occupati, è la sordità. Ce ne si può immediatamente rendere conto salendo all'interno di una delle vetture ove vengono diffuse – spesso ad alto volume – trasmissioni radiofoniche consistenti in brutte canzoni e pubblicità. Anche se di primo acchito potrebbe sembrare un comportamento arrogante atto ad infastidire i viaggiatori, in realtà si tratta di una ricerca scientifica patrocinata dall'Adriabus per stabilire i livelli di stress uditivo che i passeggeri sono in grado di sopportare. Ad operare in questo senso sono alcuni autisti/disc-jockey espressamente autorizzati dal nostro assessore provinciale ai Trasporti, una delle massime autorità del settore (quello della sordità, intendo): se gli utenti hanno delle rimostranze infatti lui non ci sente proprio. Eppure sarebbe proprio l'enigmatico regolamento del viaggiatore affisso dalla stessa Adriabus su ogni vettura a dare ragione a coloro che auspicano viaggi silenziosi. Citiamo testualmente dalle Disposizioni di indirizzo per l'utilizzo dei mezzi adibiti al servizio di trasporto pubblico locale su gomma da parte dei viaggiatori (L.R. dicembre 1998, n. 45, art. 6 comma 1, lettera I): “Art. 5. Ai passeggeri dell'autobus è vietato: Avere comportamenti tali da recare disturbo al conducente del mezzo ed agli altri viaggiatori; (omissis) Nei casi di manifesto disturbo arrecato agli altri viaggiatori il personale di servizio può invitare i responsabili della turbativa a scendere dall'autobus anche ricorrendo all'intervento delle Forze dell'Ordine”. A questo punto la domanda sorge spontanea: è il conducente anch'esso un viaggiatore? Oppure no? Fin dai tempi della Grecia antica filosofi e pensatori si sono interrogati alla ricerca di una risposta tentando di interpretare l'ermetico regolamento. Riportiamo qui una delle memorabili sentenze di Aristotele, prodotta dall'illustre filosofo durante le prolungate attese alla fermata: “Chi utilizza l'autobus è un viaggiatore; il conducente utilizza l'autobus; ergo, il conducente è un viaggiatore (Platone, Socrate e Aristotele, da Tomo XVII dei dialoghi senza risposta con l'assessore Adriabus di Atene, ed. Il Partenone, 450 a. C.). Proponiamo pertanto un articolo 5 bis: “Pure al conducente dell'autobus è vietato arrecare disturbo ai viaggiatori”. (anche se, a differenza del conducente, questi ultimi pagano il biglietto…). Non siamo i soli a pensarla così: autorevolissimi studiosi concordano sostanzialmente con noi. Ad esempio S. Freud sostiene che “(…) qualunque comportamento che costringa l'utente a subire fastidio e disturbo contro la sua volontà deve considerarsi uno stress e in quanto tale non deve essere tollerato, soprattutto se è il conducente stesso ad arrecarlo” (S. Freud, Esasperazione quotidiana del viaggiatore Adriabus nel disinteresse degli apparati direttivi, ed. Amplifòn, Ginevra, 1948). Persino il Diritto Romano ha consegnato ai posteri preziosa testimonianza al riguardo. Il celebre Tullio Cicero Augustus detto Filobus nelle sue invettive conferma che pure ai tempi dell'Impero di Nerone l'assessore ai trasporti, tale Luca Rino Menefregus, sdegnava rispondere alle lamentele dei sudditi. Si racconta di un'occasione in cui l'assessore convocò un gruppo di utenti ribelli per dar loro spiegazioni e di come seppe gabbarli parlando per quattro ore filate evitando sia pur accidentalmente di fornire una sola risposta intelligente alle loro domande! Come riporta Tullio Cicero “illo fecit omnes fessi cum magno gaudio et sollazzium” (T. C. Augustus, De rerum adriabus, Laterza, Bari, 1923). Sono previste prossime iniziative di alcuni viaggiatori dell'Adriabus, intenzionati a salire a bordo muniti di potente stereo portatile per mezzo del quale diffondere in vettura le note immortali della V sinfonia di Beethoven, che ci auguriamo i conducenti apprezzeranno quanto noi apprezziamo le loro trasmissioni radiofoniche. C'è ovviamente una dedica (e come potrebbe mancare?): “Dagli utenti al loro beneamato assessore, ci scusi se la disturbiamo viaggiando sull'autobus”.
Alfredo Trebbi
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