Nei super-iper-market, metafore metropolitane di ogni psichedelica “goduria usa e getta” circolano notizie allarmanti e scandalose: ogni fine giornata i grandi centri di distribuzione sono costretti a gettare nelle loro maxi-pattumiere un nu-mero spaventoso di tonnellate di pane, di carni, di formaggi e di verdure. Lo smalto dorato delle iper-distribuzioni si tinge così tragicamente di sprechi immo-rali, che si riflettono poi, gira gira, sui prezzi che noi tutti dobbiamo poi pagare alle casse. Che la smania della produzione si stia rivoltando contro se stessa co-me fa “la biscia al ciarlatano”, come diceva mia nonna? Gente, a costo di apparire qualunquistici e sparagnini, bisogna riprendere in ma-no la situazione, cominciando dai nostri gesti privati, quotidiani e casalinghi! Basta con i diktat consumistici e modaioli indotti dalle ipnotiche e invasive pub-blicità televisive, basta con le spensierate follie dello scialo, basta con gli avven-turosi viaggi pericolosi e costosi (nonostante il tam-tam che fare il bagno a Ho-nolulu costa meno che farlo a Fano), basta soprattutto con gli sprechi, anche se piccoli e capillari; ricominciamo a usare le cose con misura e severa program-mazione. Il pane anche se non freschissimo non si getta via (“Gesù è sceso da cavallo per raccogliere un pezzo di pane”, diceva sempre la nonna) impariamo a fare le polpettine con le carni rimaste e i minestroni con le verdure che immalin-coniscono nel frigo, organizziamo per la gioia di figli e nipoti kermesse di pizze fatte in casa, cerchiamo di non sentirci poveri solo perché non possiamo acqui-stare il navigatore satellitare al posto di San Cristoforo, o quel diavolo di telefo-nino che ci fa sentire la musica, vedere film, dare ricette di cucina e sussurrare coccole trasgressive! Rinunciamo con leggerezza al 32° paio di scarpe e recupe-riamo quelle maglie seminuove che l'anno scorso abbiamo messo “sotto vuoto spinto” perché occupavano troppo spazio nell'armadio già strapieno. E se per Natale avevamo sognato una “it-bag” verde vitamina che fa tanto fashion per quel coté di frivolo e impegnato, convinciamoci che la nostra vecchia borsa è ancora in ottimo stato. Vedrete che anche senza queste cose si può vivere lo stesso: e bene. Se c'è da dare due punti ad un calzino bucato, facciamolo, se c'è da pelare qualche patata, scegliere due bietoline, pulire due pesci, facciamolo e con allegria! Rinunciamo magari una volta alla settimana alla costosa palestra che ci sostiene seni e glutei e mettiamoci in cucina, mentre i bambini fanno i compiti, a fare ravioli per tutti. Cantando! Se si deve saltare un week-end sulla neve non facciamo lamentazioni e piagnistei! In casa troveremo ottimi libri di-menticati, splendidi CD e cassetti di fotografie da riordinare: felicità, nostalgia e utilità, a costo zero! Gli economisti si dispereranno per il fatale “calo dei consumi”, ma noi permette-remo così alle nostre finanze domestiche di riprendere fiato. È vero, i tempi sono cambiati, oggi “con l'ago e la pezzuola” non si mantiene più la famigliola, ma forse stando attenti a non spendere troppo in telefonini, motorini e viaggettini, si può ancora aiutare a salvare la famigliola. Anche se allargata.
Ivana Baldassarri
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