Una mattina di straordinaria (spero!) manifestazione di forza. Urbino, 2 dicembre 2008. Linea 3 dell'autobus urbano: Mazzaferro-Via Dini. Ore 10: salgo alla prima fermata di Via Battista Sforza. In via Comandino sale il controllore, che si dirige subito verso una signora, presumibilmente magrebina, che aveva il biglietto fra pollice e indice. Il controllore le contesta il fatto che abbia fatto il biglietto solo in vista della sua persona e non al capolinea dove era, a testimonianza dell'autista, salita. La signora risponde che il biglietto ce l'ha. Il giovane controllore, voce fermissima, contesta il ritardo alla signora (che continuava a tenere in mostra il suo biglietto) estrae il blocchetto del verbale. Lo apre, si mette in posizione tale da poter scrivere (appoggiato al supporto verticale della macchinetta, a gambe divaricate), chiede le generalità. Al rifiuto della signora di dargliele, dice che chiama i carabinieri e fa il gesto di mettere la mano in tasca (per prendere il cellulare, suppongo). La signora difende la sua posizione, io intervengo a suggerirle che le conviene declinarle. La signora gli porge la carta di identità. Il prosieguo non lo conosco, essendo scesa in via Bramante davanti alla posta. Prima avevo cercato, per solidarietà, di salvarla da una sanzione: non ho insistito di fronte alla testimonianza dell'autista. La giustezza o meno della regolarità del viaggio della signora è, ovviamente, cosa che riguarda il regolamento dell'Ami. Vorrei, invece, sottolineare che in qualsiasi mezzo pubblico la contestazione dell'addetto alla visionatura, per mia esperienza, è pacata. A tutti i passeggeri, bianchi, rossi, verdi, gialli, turchini, indaci, violetti, viene chiesto il titolo di viaggio, non solo a chi si presume in fallo. Approccio pacato, in genere, suggerito peraltro dalle aziende di trasporto. Suggerito anche a polizia e carabinieri, per esempio, nella rilevazione di una infrazione stradale. Il soggetto della contestazione – si sa – porta sempre le sue ragioni, eventuali giustificazioni. Possono essere accolte o meno, ma si lascia il tempo di esprimerle. E' consentita la difesa. Chi si trova ad esigere un dovere, può essere duro per darsi forza interiore… Ma non ci sono, in questo settore, corsi di formazione al lavoro, con nozioni (e prove) di resistenza psicologica?
Maria Lenti
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