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Altri interventi sul Crocifisso in classe

L’identità presunta

Leggo nel numero di dicembre la pagina dedicata alla questione del crocifisso in classe e le varie posizioni espresse. Vorrei aggiungere qualche breve riflessione.
Premetto che prendere una posizione negativa nei confronti di un simbolo, in particolar modo se religioso, secondo me è di per sé opinabile. Ogni simbolo religioso porta in se un valore storico e profondamente positivo, almeno per chi si riconosce, perciò non ci si può definire “contro” a prescindere. Personalmente manterrei il crocifisso ma ci aggiungerei mezze lune, ruote solari, immagini di Buddha e via così perché l’accettazione dei valori dell’altro è cosa che si insegna, non si impone…
Detto ciò non riesco a trovare imprescindibile la presenza del crocifisso sulle pareti  di un istituzione specialmente se scolastica. Io mi sento fortemente legato alla Costituzione italiana e ai valori sociali che l’occidente esprime, ma se non li trovo rappresentati sui muri non mi sento offeso né castrato in nessun modo. Quei valori li porto con me e non vederli “oggettivati” non li sminuisce. Così oggi la maggior parte degli italiani si sposa in chiesa e battezza i figli, ma questo non li qualifica come culturalmente incatenati alla ritualità cattolica; una volta usciti sul sagrato i comportamenti estranei, se non contrari,  alla cultura cristiana abbondano (le vendite di profilattici e di stampa scandalistica stanno lì a testimoniarlo).
Parlando poi di difesa della propria cultura nei confronti di chi  vuole imporre la propria, i dati di fatto dicono che non ci siamo opposti (anzi…) quando ci hanno costretto a mangiare fast-food o a mettere le zucche e mandare i figli a fare il giro di dolcetti per Halloween alla vigilia di una delle nostre feste più sentite e importanti. Quindi, da dove nasce tutto questo italico orgoglio?
Che il futuro ci porterà alla reciproca contaminazione non credo sia più materia di dibattito, che la cultura italiana sia una delle più affascinanti nemmeno. Così come l’importanza di  promuoverla e farla conoscere e amare  a chi entra qui (turisti o immigrati che siano). A me sembra che, prima di difenderla a colpi di martello, la propria identità culturale andrebbe compresa in profondità e non individuata  per “esclusione”.

Filippo Federici

Cambiamenti inevitabili

Se è vero, come sostenuto dai vari articoli pubblicati nel numero di dicembre di questo giornale, che “il crocefisso è la testimonianza di una rivoluzionaria predicazione di amore, di uguaglianza e di pace tra gli uomini…” e che per questo motivo “oggi è un simbolo più della cultura di un popolo che della sua religione”, perché mai la stessa cosa non dovrebbe essere valida anche per i simboli delle altre religioni? Forse perché qui siamo “a casa nostra”? Ma dal momento che siamo consenzienti di ospitarli a casa nostra questi stranieri, il senso democratico ci dovrebbe insegnare che dobbiamo essere altrettanto consenzienti anche per tutto quello che essi si portano dietro e che riguarda tutta la loro vita, inclusa quella interiore; e non imporre loro quello che solo a noi fa comodo.
Perché dunque meravigliarsi della realtà che accenna a segni di cambiamento? Questi segni, a cui ne seguiranno inevitabilmente altri negli anni a venire (di certo più consistenti e importanti), sono avvenuti chissà quante volte nel corso dei millenni durante il passaggio da un’epoca ad un’altra, e certamente avranno ogni volta puntualmente incontrato delle resistenze; ma niente ha potuto fermarli, come ben sappiamo. Ma, a quanto si vede, “history will teach us nothing” (la storia non ci insegnerà niente) come cantava Sting qualche anno fa. Per queste ragioni io non trovo niente di anormale nella sentenza della “Corte europea dei diritti dell’uomo”: la quale, appunto perché europea, è costituita da persone di diverse estrazioni, anche religiose, e questa realtà permette loro di vedere le cose dal di fuori dei nostri piccoli confini nazionali di italioti. Ma la verità è che stiamo parlando di cose che sono relative alla vita di un Paese, l’Italia, che è stato costantemente assediato per secoli dalla arroganza di un piccolissimo ma potentissimo Stato, dichiarato solo recentemente sovrano, che proprio di questa sua posizione di favori e convenienze-connivenze intrecciate ha fatto lo strumento per consolidare il proprio potere, in ogni momento della sua, ahinoi, lunga storia. Mi pare evidente che la diatriba “crocefisso-si o crocefisso-no” nelle aule delle scuole pubbliche non sia altro che un falso problema; che devia l’attenzione dal cuore vero della questione.

Giuseppe Matteucci

I poveri cristi sono milioni

Vorrei tornare sul crocifisso. Secondo il mio parere la sentenza del Consiglio d’Europa è giusta. Oggi anche in Italia abbiamo persone di altre religioni e di altri mondi: dunque rispetto per tutti. Io penso che questo Cristo, appeso alla croce, sia molto stanco. Voi non sapete che nuovi cristi in Italia ce ne sono milioni in carne e ossa.
Per finire consiglio ai nostri politici, che vanno in chiesa, di coprire il volto: magari con il burqa.

Antonio Gambini


 
 
 
 
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