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Sportivi all'occhiello:
Evandro Isotti

Giugno 1998

Un canottiere senza... scafo

Sembra proprio vero: quando una cosa non ce l'hai, ti arrampicheresti sugli specchi per raggiungerla, provarla, realizzarla; se al contrario, te la trovi sotto il naso, in pratica la disprezzi. Forse successe questo anche ad Evandro Isotti: egli non conosceva il canottaggio, non aveva una tradizione specifica di provenienza, eppure quando per caso lo assaggiò, lo penetrò talmente da diventare un portento. Da fanese, in effetti, fu un canottiere senza... scafo: così come Felice Ricci che, qualche anno dopo, sfiorò l'Olimpiade nel nuoto, senza avere una piscina nella sua città. A Pesaro la tradizione remiera aveva messo già qualche stabile appiglio; ma a Fano proprio no, se si eccettua qualche manifestazione ad inizio secolo.

Isotti nacque a Fano nel settembre 1934 e dopo la fine del conflitto si ritrovò troppo presto a fare i conti con le necessità da bilancio familiare; così, dopo le elementari, eccolo a fare il pescatore sullo storico peschereccio "Tre di bastoni". Nei giorni liberi dalla pesca tirò calci dietro la pineta di Ponte Metauro ed a Piazza d'Armi, per poi disputare vari tornei di parrocchie con la "Leone" di San Marco. Muscolarizzato dal lavoro e dal calcio arrivò al servizio militare in Marina appena diciannovenne; vista la sua prestanza, gli fu proposto di fare canottaggio. Era quella un'ottima occasione per non andare (ancora!) per mare. Accettò subito e cominciò così a frequentare le due sedi di preparazione: presso la nave in cemento "Caio Duilio" sul Lungotevere romano e presso il centro di Castelgandolfo. Il fisico e la mente di quel diciannovenne erano ancora molto plasmabili da quelle nuove sollecitazioni, al punto da maturare presto caratteristiche ideali. Arrivarono i primi rodaggi, le prime gare di resistenza sul Tevere con il due con; poi passò con l'otto con e a Bari arrivò il primo titolo in categoria "Juniores". In quel periodo incontrò da avversario anche un altro (probabilmente e curiosamente l'unico) canottiere fanese: Fernando Piccinetti, tesserato con la "Pignone" Firenze. Gli "armi" di società o delle FF.AA, quando erano competitivi, per ovvi motivi di affiatamento, diventavano "nazionali". E così in quel suo periodo d'oro Isotti cominciò ad essere una pedina fondamentale, inamovibile sia nell'otto che nel quattro con. Nel 1955 si aggiudicò alcuni titoli junior ai campionati italiani a Bari, a Genova nella Jole; poi piazzamenti di valore a Napoli, Lecco, Bari, Genova, Trieste, Trani. Nel 1956 le sue prestazioni coincisero con quasi tutte vittorie: a Brindisi (junior), a Salò (nella jole di punta e nella jole a 4), e poi a Duisburg (Germania), a Besançon (Francia), a Lucerna (Svizzera), in quasi i tutti i laghi italiani ed in altre sedi; unici piazzamenti al lago d'Albano e all'Idroscalo milanese. Si sentiva già odor di Olimpiade e Isotti era ormai un candidato sicuro, ma la sua lingua (avamposto della sua esuberanza) fu strategica nel momento sbagliato. Dopo una gara in Svizzera, infatti, Isotti "parlò troppo" verso l'accompagnatore della squadra, il "comandante in prima" Casari; motivo: la probabile iniquità dei rimborsi-premi per gli atleti. Quel dissapore non si aggiustò, anche per il suo carattere non malleabile e testardo; e così la pressoché sicura partenza per l'Australia si tramutò in drastica rottura col canottaggio. Finita la ferma in Marina, Isotti tornò al suo lavoro di pescatore. Lo richiedettero ripetutamente le società "Stamura" di Ancona, la "Moto Guzzi" di Mandello del Lario (Como), la squadra di Pesaro, allora allenata da un triestino. Ma lui volle smettere, probabilmente per tre motivi: soprattutto perché l'"ignoranza" di quel periodo contemplava la pratica sportiva come un intralcio all'opportunità remunerativa di un qualsiasi lavoro; perché la sua città non gli offriva "in loco" l'occasione di continuare il suo sport e poi perché allora l'unico compenso a tanta fatica era rappresentato dagli scarni e saltuari trafiletti stampati. Oggi in effetti anche nel canottaggio la situazione è leggermente cambiata, (dopo le glorie degli Abbagnale, dei Perri, dei Rossi) sia sul versante economico, sia su quello della fama presso il pubblico.

Oggi Evandro Isotti, ex pescatore, ex marinaio, ex guardia giurata, è pensionato e pensa con nostalgia e piacere soprattutto ad un'attività passata, a quella sportiva, praticata per troppo poco tempo. Quel breve periodo riuscì comunque a farlo uscire dall'anonimato e dal nulla di Fano, riuscì a dargli esperienze, conoscenze, angoli di visuale e luoghi sempre nuovi. All'Olimpiade di Roma volle rituffarsi nel suo mondo, da spettatore; ritrovò tanta gente, tanti compagni e riconobbe anche un campione suo ex avversario: il fratello di Grace Kelly. Oggi sportivamente e socialmente si rema poco; il nostro Evandro è lì a ricordarci ancora di remare di più, in ogni campo.

 Massimo Ceresani


 
 
 
 
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