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La dieta delle tartarughe
Giugno 1998

Da 250 milioni di anni le tartarughe sono testimoni dello scorrere delle ere geologiche, hanno visto apparire e scomparire specie animali e vegetali, sono sopravvissute ai dinosauri e a tante catastrofi naturali per arrivare ai giorni nostri a combattere forse l'ultima disperata battaglia per non soccombere. Le cause che concorrono a minacciare, fino alle estreme conseguenze, le specie selvatiche sono tante e difficili da rimuovere. Tra le principali: l'introduzione della chimica e dei mezzi meccanici in agricoltura e la bonifica di zone paludose; il turismo che invade le spiagge di deposizione delle tartarughe marine; l'inquinamento generalizzato e la progressiva eliminazione degli habitat naturali, ciò rende noi uomini gli unici responsabili del destino di tanta parte della biodiversità avuta in eredità.

Siamo un gruppo di amici che per passione allevano nel giardino di casa tartarughe terrestri della specie Testudo hermanni che fino a qualche fa erano in commercio in Italia e che attualmente sono protette dalla legge che ne vieta il commercio, al fine di salvaguardare le ultime popolazioni selvatiche dal saccheggio). Il gruppo a cui vogliamo dare vita opera nell'ambito del WWF, ha come obiettivi: la creazione di una struttura per lo studio delle tartarughe, la salvaguardia dei loro habitat, la reintroduzione in natura delle razze endemiche e la divulgazione delle norme per un corretto allevamento in cattività. La tartaruga terrestre endemica dell'Italia è la Testudo hermanni hermanni che sopravvive ancora allo stato selvatico in alcune regioni. Ben il 90% di questa specie vive in Italia; il restante 10% in alcune piccole colonie in Spagna, Francia e isole Baleari. Sono presenti sul territorio nazionale anche popolazioni di Testudo graeca e Testudo marginata, frutto di recenti introduzioni in natura operate dall'uomo.

Ai primi di aprile le tartarughe si svegliano dal letargo invernale per ricominciare il ciclo vitale. All'inizio si muovono appena, poi dopo qualche giorno cominciano a mangiare frutta e verdura: le tartarughe di terra sono vegetariane mentre quelle palustri sono carnivore. E' importante che le tartarughe vegetariane mangino soltanto verdura e frutta matura, integrata con qualche prodotto ricco di vitamine e calcio; in natura completano la dieta occasionalmente con qualche insetto, per cui in cattività sono vietati pasta, pane, carne, latte, formaggi e quant'altro non rientra nella dieta vegetariana, tenendo presente che ogni esemplare ha i suoi gusti e la dieta deve essere il più variata possibile. Il sole è fondamentale: la temperatura corporea ottimale per vivere la ottengono come tutti gli esseri a sangue freddo (le tartarughe sono dei rettili), scaldandosi al sole, raccogliendo calore ed energia con il carapace, fenomenale ed antichissimo pannello ad energia solare. Al mattino si espongono al primo bagno di sole, il più perpendicolare possibile ai raggi solari, per poterlo sfruttare al meglio; poi man mano che la temperatura ambientale si alza e il sole si fa più forte alternano ombra e sole; fino ad arrivare, nelle ore più calde, a ripararsi all'ombra per lunghi periodi. Se il caldo si fa eccessivo le tartarughe si possono difendere andando in estivazione (è la versione estiva del letargo).

Appena sveglie dal letargo invernale, incomincia la stagione degli amori che dura per tutto il periodo di attività, tranne quando il caldo è troppo forte. Sbuffando e ansimando il maschio dominante rincorre le femmine mordendo loro gli arti e cercando di fermarle per potersi accoppiare. Un paio di settimane dopo l'accoppiamento la femmina depone le uova (in genere a maggio-giugno), una o due volte, distanziate di una quindicina di giorni: fino ad un massimo di 6-7 uova, che deposita in una buchetta profonda una decina di centimetri, scavata con le zampe posteriori nel terreno, in una zona esposta al sole. Qui la femmina termina il suo compito di madre. Con le prime piogge di settembre, o anche in ottobre, a seconda dall'andamento stagionale, nascono i piccoli: escono all'aperto scavando una piccola galleria nel terreno e uno dopo l'altro risalgono in superficie. I neonati sono degli adulti in miniatura, sono indipendenti, mangiano da soli e non abbisognano di cure da parte dei genitori, anche se vista la piccola dimensione, (pesano 8-15 grammi, sono lunghi intorno ai 3 centimetri) e in natura sono costantemente in pericolo di predazione da parte di altri animali selvatici. Al letargo sopravvivono gli individui sani, mentre gli esemplari piccoli e gracili soccombono: mediamente i due terzi dei nati sopravvivono in cattività al primo letargo. Se tutto va bene la tartaruga può fare compagnia, a noi e ai nostri nipoti, anche per 120 anni.

Chiunque è appassionato come noi all'argomento può contattarci presso il WWF di Pesaro, Viale Pola 9, tel. 0721/30851 oppure ai numeri 0721/454604 - 455070.

Nello Palazzi 
Marino Del Monte


 
 
 
 
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