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Vita di Giacomo Torelli, Ingenieur de Roy alla Corte di Parigi

Come altri italiani dell'ingegno emigrati nelle varie contrade dell'Europa del 1600, anche lo scenografo fanese Giacomo Torelli (1604-1678) percorse burrasche e schiarite, tra favori eccellenti, intrighi di Palazzo e onnipotenze di potere.

Siamo a Parigi nel 1660. Il Cardinale Primo Ministro, l'italiano Giulio Mazzarino, è malatissimo e sta per concludere la sua personale avventura politica in terra francese (morirà nel 1661). Luigi XIV, il futuro Re Sole, smanioso di gloria e di sovranità assolute, ha 22 anni e si prepara a sposare per "Trattato" Maria Teresa d'Austria, infanta dello sconfitto Filippo IV di Spagna. Giacomo Torelli come "ingenieur ordinaire de Roy" deve seguire la Corte a Saint Jean de Luz, la località estrema dei Paesi baschi dove saranno celebrate le nozze reali (probabilmente è incaricato di allestire le scenografie delle cerimonie e delle feste che estasiati cortigiani definirono "da racconto di fate"). Al momento della chiamata del Re egli ha 56 anni, è celibe, non ha procreato figli, le incognite del lungo viaggio gli suggeriscono di fare testamento. Nel trasferimento di ritorno, il Corteo Reale impiegò ben due mesi tra soste e ricevimenti prima di raggiungere Parigi dove il 26 agosto fece "spettacolare ingresso" di cocchi sfarzosi, costumi ingemmati, musiche e fuochi d'artificio. "Jacques Torelly" come architetto e scenografo aveva alle spalle una carriera di realizzazioni prestigiose, protezioni altolocate, anche invidie malvagie e traversie di lavoro. Alla Corte di Francia, dove assieme ad altri artisti italiani era stato chiamato nel 1645 protetto dal Cardinale Mazzarino e gradito alla Reggente e Regina Anna, ebbe modo nonostante le agitazioni della Fronda di innovare i Teatri e rivoluzionare gli spettacoli con macchine geniali e strepitose scenografie di avanguardia (pagato profumatamente e super-lodato come riporta lo storico P. Goubert). Nel dramma in musica, nelle feste teatrali, nei Balletti di Corte, con i costumi, le maschere, gli apparati, i decori, contribuì a dilatare l'effimero moltiplicando l'immagine di uno Stato in prodigioso sviluppo di tecnologie, istituzioni, magnificenze.

Il testamento redatto da Torelli a Chastelet de Paris il 10 aprile del 1660 nella terminologia legale d'uso (scudi e lire da elargire, Messe Solenni e basse da officiare) più che il timore della morte sembra palesare una necessità di fronteggiare il futuro. Nel 1659 il suo prestigio aveva subito un grave colpo con la decisione di Mazzarino di commissionare al suo antagonista, il modenese Gaspare Vigarani, arrivato a Parigi con figli e collaboratori, la costruzione del grandioso Teatro Salle des Machines alle Tuileries; del resto a Corte protezioni, privilegi e mode stavano cambiando (nell'aprile di quello stesso 1659 file di carrozze accorrevano al Castello d'Issy per non mancare all'esecuzione della "Pastorale" di Robert Cambert, una novità, una specie di commedia tutta musicata, cantata in francese, con la scenografia di un semplice "cabinet de verdure").

Comunque, dalle disposizioni testamentarie di Giacomo, nel 1660 sappiamo di sicuro che è un devoto di Sant'Antonio da Padova, che può contare su cospicue somme, che possiede "deniers a interest sur les lieux de Monte a Rome" (la città dove ha anche cominciato la carriera?) e beni mobili e immobili a Fano dove era nato da antica e nobile famiglia. A Fano vuole lasciare otto scudi a due nipoti, sorelle e monache nel Convento di Sant'Arcangelo, delle quali non dice o non ricorda il nome (figlie del fratello Antonio?); all'amico e letterato "escuyer" Vincenzo Nolfi destina i suoi quadri, alla moglie di lui Ippolita Uffreducci l'arredamento della casa. Fa donazione di "65 livres" a una "pouvre femme veuve" che aveva assistito i suoi anziani genitori, della quale non sa il nome ma "est marièe à un faiser de chaises de paille qui demeurat pres l'eglise S.te Croix".

Essendo poi tornato da S. Jean de Luz sano e salvo, il nostro "escuyer" in piena forma di corpo e di mente annullò il testamento e decise di convolare a nozze. Il 20 novembre del 1660 concluse Contratto di Matrimonio con Françoise Suez, maggiorenne, orfana di genitori, di nobile famiglia che abita "devant le Palais Royal". La casa ha per insegna la "Couronne d'argent in susdite Paroisse Saint Barthelemy", è ben fornita di beni, suppellettili e anche gioielli tra i quali "collier de perles fines ronde contenant cinquante sept perles prisè quatre cent livres".

Cessati gli incarichi con Luigi XIV di Francia, Giacomo Torelli tornò in Italia con la moglie e si stabilì a Fano. Nella sua città sino al 1678 (l'anno della morte) spese numerose altre energie e vitali interessi nel ruolo di nobile e di rimpatriato che si era fatto onore all'estero, esercitando incarichi pubblici tra i quali quello di Gonfaloniere che gli permise alfine di realizzare un sogno-progetto: la costruzione a Fano di un teatro modello, quel "Teatro della Fortuna" di Giacomo Torelli che, inaugurato nel 1677, dopo il 1840 fu demolito per volontà di amministratori municipali rozzi e incompetenti.

Queste righe vogliono essere anche un minimo risarcimento per quel danno e un omaggio a un italiano eclettico, geniale, indomito come il secolo che ha illuminato.

Rossana Tonini Bossi


 
 
 
 
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